Social Network

Attualità

Il presente è frutto di un passato che ci proietta nel futuro-The present is the result of a past that propels us into the future

Pubblicato

-

Tempo di lettura: 7 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Il presente è frutto di un passato che ci proietta nel futuro

di Marco Andreozzi

 L’auto è finita”, mi ha detto di recente a Torino chi si occupa di componentistica di settore. Con la scomparsa anche dello stilista Valentino e lo scenario geopolitico attuale, gli indizi che sia terminata un’era ci sono. Sessant’anni fa, il miracolo economico italiano era realtà. Già tra le nazioni più ricche e sviluppate al mondo, si stavano gettando le basi strutturali, tecnologiche e culturali di nuovi primati industriali che, negli anni ’80, avrebbero portato il Paese ad ancor maggiore preminenza. Torino si affermava come capitale dell’automobile, mentre l’indotto piemontese e nazionale cresceva in competenze, dimensioni e capacità di innovazione. E sempre in Piemonte, la Olivetti cavalcava l’onda dei microprocessori, anticipando tendenze mondiali.

Parallelamente si sviluppava la meccanica strumentale. Già nel 1964, l’anno di passaggio tra l’epoca del cosiddetto ‘baby boom’ e le generazioni ‘alfabetiche’ (e mentre Sophia Loren girava a Hollywood La Caduta dell’Impero Romano), imprese specializzate in macchine utensili, imballaggio automatico e tecnologie per l’industria alimentare e farmaceutica iniziavano a distinguersi per qualità, affidabilità e soluzioni su misura. La moda italiana come sistema esprimeva nuovi stilisti destinati a conquistare le passerelle mondiali, sostenuti da una filiera tessile avanzata e radicata nel territorio. Allo stesso modo, stile (come Giugiaro e Pininfarina a Torino), arredamento (il Salone del Mobile di Milano è la fiera commerciale più grande al mondo nel settore dell’arredamento dal 1961), ceramica (come SACMI di Imola, ancora oggi importante) e illuminotecnica (come Targetti Sankey di Firenze, realtà oggi terminata) si affermavano come espressione di un equilibrio originale tra funzionalità industriale e sensibilità artistica.

Un ruolo strategico era svolto anche dall’industria chimica, con una Montedison che negli anni successivi sviluppava soluzioni all’avanguardia, anche sul piano ambientale. Elemento distintivo era già l’ecosistema produttivo dei distretti. Negli anni ’80, l’inflazione veniva gradualmente abbattuta, l’economia cresceva e il debito pubblico rimaneva inferiore al PIL. Nel 1985, capitò anche che, presso la base USA di Sigonella, i carabinieri italiani si opposero (armi in pugno) alle richieste di consegnare agli Stati Uniti dei dirottatori palestinesi, difendendo la sovranità nazionale. Nel 1987, il PIL italiano superò quello britannico. Il 1988 è soglia simbolica tra il massimo splendore degli anni ’80 e l’emergere di problemi strutturali prossimi venturi, mentre nel 1989 crolla l’URSS e parte una globalizzazione piena di speranze per il pianeta.

Gli anni ’80 furono anche di trionfi sportivi e culturali. l’Italia vinceva i Mondiali di calcio del 1982, e nello sci emergeva un nuovo campionissimo, Alberto Tomba, dopo Zeno Colò (l’inventore della posizione ‘a uovo’) negli anni ’40 e ’50 e Gustavo Thoeni negli anni ’70 (nota bene: l’Italia è la vera nazione montana d’Europa, con 2000 km. di Alpi e la lunga dorsale appenninica). Renzo Arbore, già scopritore di talenti come Roberto Benigni negli anni ’70, realizzava programmi indimenticabili per la RAI. Negli anni ’90, però, che le problematiche si fecero più evidenti: il debito pubblico saliva, il PIL del Regno Unito superava nuovamente quello italiano, mentre la corruzione pubblica veniva alla luce, indifendibile ed imperdonabile, indebolendo le istituzioni. Alcune grandi industrie dei settori strategici entrarono in spirali di decrescita, fino a diventare oggi marginali, unitamente anche al calcio italiano odierno.

Oggi, però, l’Italia sportiva festeggia successi in altre discipline, a partire da quelli mondiali della pallavolo femminile e maschile. Nel tennis siamo finalmente ai vertici: in questa seconda settimana dell’Open d’Australia, due tennisti italiani occupano il podio, con Sinner secondo e Musetti terzo, mentre negli anni ’70, dominavano gli Stati Uniti con Jimmy Connors su tutti. Il cinema in USA vedeva Robert De Niro protagonista di grandi film come Taxi Driver, Novecento, New York, New York e Il Cacciatore, (capolavoro) tra il ’76 e il ’78, con registi come Scorsese, Cimino, Bertolucci. L‘italianità cominciava a farsi notare in positivo in un Paese di cultura anglosassone a colture estensive di stereotipi.

Questo brevissimo excursus non ambisce certo a riassumere un periodo così complesso. Si vuole evidenziare solo l’attuale discontinuità storica globale di cui l’America ‘sotto-democratica’, imbarazzante e un pò malata di oggi è specchio, non causa, augurandoci che la nuova era non si connoti come ‘baby gloom’ (depressione) o peggio. In quel fatidico 1985, Gabriel García Márquez pubblicava L’amore ai tempi del colera, un romanzo che rimane addosso più che per la storia d’amore di per sé, per il modo in cui racconta il tempo che cambia le persone durante il decadimento del mondo intorno, con le regole della società (giudizi, età, convenzioni, passato) che finalmente smettono di valere. Gli stessi nomi propri dei due protagonisti sono significativi, soprattutto lei, Firmina, dal latino firmus, associato ad una donna solida ed affidabile; lui è Florentino: eleganza e stile, ma non è un uomo superficiale e ha una sua direzione di vita. L’opera è un capolavoro, a tratti carnale, ma mai volgare. Più che mai, in questa epoca post-pandemica parimenti complicata e di rapida impennata tecnologica legata agli sviluppi di intelligenza artificiale generativa, dati privati distribuiti e virtualità spinta, bisogna saper pazientare, con il cervello ben acceso ed attrezzato. E saper scegliere.

di emigrazione e di matrimoni

The present is the result of a past that propels us into the future

by Marco Andreozzi

“The automobile industry is over” someone in Turin who works with automotive components recently told me. With the passing of fashion designer Valentino and the current geopolitical landscape, there are signs that an era has ended. Sixty years ago, the Italian economic miracle was a reality. Already among the wealthiest and most developed nations in the world, the structural, technological, and cultural foundations were being laid for new industrial achievements that, in the 1980s, would lead the country to even greater prominence. Turin was establishing itself as the automotive capital, while the Piedmontese and national supply chain grew in expertise, size, and innovation capacity. And again in the Piedmont land, Olivetti was riding the microchip wave, anticipating global trends.

At the same time, mechanical engineering developed. As early as 1964, the year of transition between the ‘baby boom’ era and the ‘alphabetic’ generations (and while Sophia Loren was filming The Fall of the Roman Empire in Hollywood), companies specializing in machine tools, automatic packaging, and technologies for the food and pharmaceutical industries were beginning to stand out for their quality, reliability, and customized solutions. Italian fashion as a system expressed new stylists destined to conquer the world’s catwalks, supported by an advanced textile industry rooted in the country. Likewise, design (such as Giugiaro and Pininfarina in Torino), furniture (the Salone del Mobile in Milan is the largest trade fair in the world in the furniture sector since 1961), ceramics (such as SACMI in Imola, still important today), and lighting (such as Targetti Sankey in Florence, now defunct) were establishing themselves as expressions of an original balance between industrial functionality and artistic gusto.

The chemical industry also played a strategic role, with Montedison developing cutting-edge solutions in the following years, including environmental ones. The districts’ production ecosystem was already a distinctive feature. In the 1980s, inflation was gradually brought down, the economy grew, and public debt remained lower than GDP. In 1985, at the US base in Sigonella (in Sicily), Italian Carabinieri officers resisted (up in arms) requests to hand over Palestinian hijackers to the United States, defending national sovereignty. In 1987, Italy’s GDP surpassed that of the United Kingdom. 1988 marked a symbolic threshold between the heyday of the 1980s and the emergence of structural problems of the near future, while in 1989 the USSR collapsed, ushering in a globalization full of hope for the planet.

The 1980s were also a time of sporting and cultural triumphs. Italy won the 1982 football World Cup, and in skiing, a new champion emerged, Alberto Tomba from Emilia, following the Tuscan Zeno Colò (inventor of the ‘egg’ position) in the 1940s and 1950s and Gustavo Thoeni from South Tyrol in the 1070s (nota bene: Italy is Europe’s true mountain nation, with 2,000 kilometers of Alps and the long Apennine ridge). Television host, singer, actor and film director Renzo Arbore, who had already discovered talents like Roberto Benigni in the 1970s, created unforgettable entertainment shows for RAI (the state television). In the 1990s, however, the problems became more evident: public debt was rising, the United Kingdom’s GDP once again surpassed Italy’s, while public corruption came to light, indefensible and unforgivable, weakening the institutions. Some major industries in strategic sectors entered a downward spiral, to the point where they are now marginalized, along with Italian football nowadays.

Today, however, Italian sport is celebrating successes in other disciplines, starting with the world titles in both women’s and men’s volleyball. In tennis, we’re finally at the top: in this second week of the Australian Open, two Italian players occupy the podium, with the South Tyrolean Sinner second and the Tuscan Musetti third, while in the 1970s, the United States dominated, with Jimmy Connors leading the way. Cinema in the USA saw Robert De Niro star in great films such as Taxi Driver, Novecento, New York, New York, and The Deer Hunter (a masterpiece) between 1976 and 1978, directed by Scorsese, Cimino, Bertolucci. ‘Italianness’ was beginning to make a positive impact in a country with an Anglo-Saxon culture of extensive cultivation of stereotypes.

This very brief excursus certainly doesn’t aspire to summarize such a complex period. It aims just to highlight the current global historical discontinuity of which today’s ‘sub-democratic’, embarrassing and a little sick America is a mirror, not a cause, hoping that the new era won’t be characterized as a “baby gloom” or worse. In that fateful 1985, Gabriel García Márquez published Love in the Time of Cholera, a novella that lingers with us less for its love story per sé than for the way it depicts time changing people amidst the decay of the world around, with the rules of society (judgments, age, conventions, the past) eventually no longer in effect. The very names of the two protagonists are significant, especially hers, Firmina, from Latin firmus, associated with a solid and reliable woman; he is Florentino: posh, but he isn’t a superficial man and has his own direction in life. The work is a masterpiece, at times carnal, but never rude. More than ever, in this equally troubled post-pandemic era and with such rapid technological surge linked to the development of generative artificial intelligence, distributed private data, and advanced virtuality, we need to know how to be patient, with our brains fully equipped and switched on. And we need to know how to make choices.

 

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino). Tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale da un quarto di secolo; nomade digitale dal 2004 al 2019, e’ sinologo, parla correntemente il mandarino e in Cina e’ stato docente a contratto.

Marco Andreozzi, is a Doctor in Mechanical Engineering, Economics/Administration (Polytechnic of Turin). Industrial technologist and specialist in the energy sector, he comes from professional practices in five corporates in Italy and non-European countries, and as managing director for a quarter of a century; digital nomad from 2004 to 2019, he is a sinologist, speaks fluent Mandarin and was a visiting professor in China.

Advertisement