Diritti umani
Diritti Umani. La Festa della Toscana celebra l’abolizione della pena di morte del 1786-Human Rights. The Festa della Toscana celebrates the abolition of the death penalty in 1786
Diritti Umani. La Festa della Toscana celebra l’abolizione della pena di morte del 1786
di Marco Andreozzi
In Toscana, a cavallo della propria Festa del 30 novembre — occasione che ricorda come la regione sia stata la prima (allora) nazione al mondo ad abolire pena di morte e tortura nel 1786 — si sono svolti due appuntamenti emblematici dell’identità economica e culturale del territorio. Il primo è stato “Benvenuto Brunello”, l’evento annuale che celebra uno dei vini simbolo dell’enologia italiana, ospitato a Montalcino, in una regione che vanta le più antiche imprese vitivinicole ancora in attività al mondo, dal medioevo. Un appuntamento che conferma la centralità di questo distretto nella scena internazionale e la continuità di una tradizione che affonda le sue radici nei secoli. Il secondo si è tenuto a Viareggio, riferimento globale per la nautica di alta gamma. Qui si è tornati a discutere dell’idea di una destinazione diportistica di lusso: un progetto ambizioso che coinvolge un macro-distretto cantieristico (40% dei super yacht costruiti nel mondo) che dalla Versilia si estende verso sud lungo la costa pisano-livornese fino alla Maremma, verso nord-ovest lungo la costiera apuana, e fino al golfo spezzino. È un’area che negli ultimi anni continua a crescere, puntando su innovazione, sostenibilità e qualità manifatturiera.

In questo contesto, Viareggio, dove sono iniziati i lavori per il sabbiodotto, rafforza ulteriormente il legame con lo storico turismo versiliese — con Lido di Camaiore, Pietrasanta e Forte dei Marmi — e si candida a diventare sede di un nuovo, grande salone internazionale dedicato agli yacht di fascia alta, sola città ad averne vero charisma, unitamente al fascino architettonico del suo lungomare e percorso urbano in stile Liberty anni Trenta. Sul fronte vitivinicolo, i vini DOP della Toscana mostrano un incremento sia in volume sia in valore delle esportazioni. Un risultato significativo, pur all’interno di una storica carenza di capacità promozionale e di coordinamento tra operatori italiani, aspetti in cui la Francia ha tradizionalmente eccelso grazie a un forte spirito mercantilista e a una solida rete di relazioni internazionali.
Negli ultimi anni, tuttavia, anche questo modello sta mostrando crepe profonde. In Francia — dove la vite fu introdotta dagli antichi coloni italiani di epoca romana in un clima meno favorevole rispetto a quello italico — la filiera vinicola vive una crisi strutturale: decine di migliaia di ettari di vigneti sono stati sradicati a causa del drastico calo della domanda e della crescente instabilità climatica. Il governo francese ha varato un nuovo programma di sostegno, con 130 milioni di euro destinati al ripristino e riconversione dei vigneti, nel tentativo di proteggere l’economia rurale e salvaguardare le aree interne. Interventi necessari, che tuttavia confermano l’entità delle difficoltà del settore. Il confronto tra i due modelli — quello francese oggi sotto pressione e quello toscano che continua a consolidarsi — offre uno spunto di riflessione prezioso. L’Italia tutta ha davanti una finestra di opportunità competitiva: investire in qualità, paesaggio, artigianato, tecnologia e sostenibilità, costruendo una strategia di lungo periodo capace di valorizzare i propri punti di forza.

Fondamentale sarà anche rafforzare la comunicazione per evitare che sia un fiasco: ogni anno in Italia si formano giovani professionisti del marketing, della comunicazione digitale e dell’ospitalità che rappresentano una risorsa preziosa. Metterne in campo di più finalmente, integrandoli nelle filiere del vino e della nautica, può amplificare il prestigio internazionale dei territori italiani e sostenere uno sviluppo più solido e duraturo. La Toscana — tra vigne millenarie e cantieri che producono yacht ammirati in tutto il mondo — ha dimostrato di saper mantenere un equilibrio virtuoso tra tradizione e innovazione. Ora la sfida è trasformare questo patrimonio in una strategia nazionale, capace di fare dell’Italia un vero ‘faro’ non solo culturale, ma anche economico nei settori ad alto valore aggiunto. Nel qual caso, un trio di ‘volenterosi’ sarà ancor meno utile di oggi nella geopolitica globale.
Human Rights. The Festa della Toscana celebrates the abolition of the death penalty in 1786
by Marco Andreozzi
In Tuscany, around her November 30th celebration—an occasion commemorating the region’s being the first (at the time) nation in the world to abolish the death penalty and torture in 1786—two events emblematic of the land’s economic and cultural identity were held. The first was “Benvenuto Brunello”, the annual event celebrating one of the iconic wines of Italian enology, hosted in the town of Montalcino (Siena), in the regional state boasting the oldest still-operating wineries in the world since medieval times. This event confirms the centrality of this district on the international scene and the continuity of a centuries-old tradition. The second was held in the riviera town of Viareggio, a global hub for high-end yachting. Here, the idea of a luxury yachting destination was rekindled: an ambitious project involving a macro-shipbuilding district (40% of the world’s superyachts) extending from Versilia southward along the Pisa-Livorno coast to the Maremma, northwestward along the Apuan coast, and all the way to the Gulf of La Spezia (in Liguria region). It’s an area that has continued to grow in recent years, focusing on innovation, sustainability, and manufacturing quality.

In this context, Viareggio, where work on the sand pipeline has begun, is further strengthening her ties with the historic Versilia tourism hub—along with Lido di Camaiore, Pietrasanta, and Forte dei Marmi—and is poised to host a new, major international show dedicated to high-end yachts, the only city with true charisma, combined with the architectural charm of its 1930s Liberty-style waterfront and urban center. On the wine front, Tuscan DOP wines are showing an increase in both export volume and value. This is a significant achievement, despite a historical lack of promotional capacity and coordination among Italian operators, aspects in which France has traditionally excelled thanks to a strong mercantile spirit and a solid network of international relations.
In recent years, however, this model too is showing serious cracks. In France—where the vine was introduced by ancient Italian colonists of imperial Rome in a less favorable climate than that of Italy—the wine industry is experiencing a structural crisis: tens of thousands of hectares of vineyards have been uprooted due to the drastic decline in demand and increasing climate instability. The French government has launched a new support program, with €130 million earmarked for the restoration and conversion of vineyards, in an effort to protect the rural economy and safeguard inland areas. These necessary interventions, however, confirm the extent of the sector’s difficulties. Comparing the two models—the French one, currently under pressure, and the Tuscan one, which continues to consolidate—offers valuable food for thought. Italy as a whole faces a competitive opportunity: investing in quality, landscape, craftsmanship, technology, and sustainability, building a long-term strategy capable of leveraging its strengths.

Strengthening promotional communications too will be crucial to avoid a fiasco: every year in Italy, young marketing, digital communication, and hospitality professionals are trained, representing a valuable resource. Finally employing more of them, integrating them into the wine and nautical supply chains, can boost the international reputation of Italian regions and support more solid and lasting development. Tuscany—with her multi-millennial vino tradition and shipyards producing yachts admired around the world—has demonstrated her ability to maintain a virtuous balance between history and innovation. Now the challenge is to transform this heritage into a national strategy, capable of making Italy a true leader not only culturally but also economically in high-value sectors. In that case, a trio of “willing” will be even less useful than today in global geopolitics.

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino). Tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale da un quarto di secolo; nomade digitale dal 2004 al 2019, e’ sinologo, parla correntemente il mandarino e in Cina e’ stato docente a contratto.
Marco Andreozzi, is a Doctor in Mechanical Engineering, Economics/Administration (Polytechnic of Turin). Industrial technologist and specialist in the energy sector, he comes from professional practices in five corporates in Italy and non-European countries, and as managing director for a quarter of a century; digital nomad from 2004 to 2019, he is a sinologist, speaks fluent Mandarin and was a visiting professor in China.
