Cinema & Teatro
Dracula – L’amore perduto. Il film che racconta la storia d’amore del Conte Dracula
Al cinema il nuovo adattamento del romanzo di Bram Stoker dedicato al vampiro più famoso della letteratura e del cinema, ovvero il Conte Dracula, questa volta diretto dal francese Luc Besson.
di Marvyn Mura
Al cinema il nuovo adattamento del romanzo di Bram Stoker dedicato al vampiro più famoso della letteratura e del cinema, ovvero il Conte Dracula; questa volta diretto dal francese Luc Besson (regista e sceneggiatore di film come Léon, Nikita e Il quinto elemento) che, con la sua casa di produzione EuropaCorp, ha deciso di finanziare e realizzare la sua versione del famoso romanzo di Bram Stoker.
Luc Besson adatta il romanzo imprimendo con decisione il suo stile e la sua visione.
Dracula – L’amore perduto (Dracula: A Love Tale) è un film con tinte melò, gotiche, fantasy e grottesche; Besson ha apportato diversi cambiamenti rispetto al romanzo, ambienta la vicenda non più a Londra ma a Parigi, cambia alcuni personaggi del romanzo, per esempio non c’è Van Helsing, ma un prete interpretato da Christoph Waltz e manca del tutto la figura di Renfield ed inoltre il regista parigino rende la figura di Dracula più come un antieroe che come il cattivo della storia.
La trama mischia sempre storicità a tanta finzione e fantasia, il Dracula di Luc Besson è il Vlad III di Valacchia che sconfisse gli ottomani che cercavano di conquistare la Romania, un principe con alta attitudine alla lotta e alla strategia militare, estremamente innamorato della sua Elisabeth; Vlad prima della battaglia chiede quindi al sacerdote della cappella del castello che Dio protegga la sua amata, ma Elisabeth muore a causa di una fatalità durante un’imboscata degli ottomani e Vlad impazzisce, perde la fede in Dio e profana la sua chiesa; Vlad è quindi condannato da Dio ad abitare sulla terra da dannato in modo perenne fino a quando non chiederà perdono. Inizialmente tenta più volte il suicidio in modo vano essendo immortale, poi cerca la reincarnazione della sua amata in tutti i luoghi d’Europa e del mondo e per farsi aiutare trasforma diverse persone in vampiri suoi adepti che lo aiutano nella ricerca; finché non la ritrova 400 anni dopo nella Francia della Belle Epoque nelle sembianze di Mina, promessa sposa di Jonathan Harker.

Dracula – L’amore perduto è un ottimo film su Dracula con costumi sfarzosi, località e scenografie variegate che percorrono 400 anni di storia europea; la regia di Besson è efficace, riesce a ricreare una bella atmosfera gotica (soprattutto nelle scene ambientate nel Castello di Dracula), grazie anche all’azzeccata fotografia di Colin Wandersman (che aveva già collaborato con Besson in DogMan). L’incipit ambientato in Transilvania è molto efficace e epico, la battaglia tra l’armata di Vlad e gli Ottomani è ben coreografata, il ritmo è serrato e non mancano sequenze visive d’impatto; la parte nel castello di Dracula mischia atmosfere gotiche ad atmosfere fantasy (i gargoyle) e grottesche, il personaggio di Jonathan Haker è molto più farsesco rispetto ad altri adattamenti e ricorda alcuni personaggi di Adèle e l’enigma del faraone, commedia avventuristica e favolistica di Besson; mentre la parte nella Parigi ottocentesca si divide tra giallo investigativo e melò rosa; un film che racchiude in sé, diversi sottogeneri e diverse anime e lo fa in maniera convincente.
Nel cast si annovera Caleb Landry Jones nel ruolo di Dracula, Jones è autore di una performance all’altezza, mentre Elisabeth/Mina è interpretata dalla brava Zoë Bleu, l’austriaco Christoph Waltz (Bastardi senza Gloria, Carnage) interpreta il prete investigatore, mentre la nostrana Matilda De Angelis interpreta Maria, l’amica di Mina che si rivela però essere una vampira adepta di Dracula.
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Nel Dracula di Besson non mancano alcuni riferimenti estetici e visivi al Dracula di Francis Ford Coppola, ma se dal trailer si temeva il peggio (addirittura sembrava ci fossero delle scopiazzature), nel film invece questi riferimenti visivi risultano veramente limitati.
Ottime le scenografie Hugues Tissandier, i costumi curati da Corinne Bruand e la colonna sonora del veterano Danny Elfman.
Una nota negativa da evidenziare riguarda invece il doppiaggio italiano, con alcuni errori nella traduzione dei dialoghi e con errori grammaticali da pennino rosso.
