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Diritti umani

Difendersi ai tempi dei social

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La vicenda del gruppo facebook denominato “mia moglie”, è l’emblema del decadimento valoriale dell’era dei social.

di Avv. Giuliana Scrocca

I social ci aiutano a ritrovare vecchi amici persi negli anni, a sapere se qualcuno delle vecchie conoscenze si è sposato, ha avuto figli, che lavoro fa oggi, si viene addirittura a sapere se qualcuno è venuto a mancare ma a volte può capitare malauguratamente di imbattersi in siti che non sono proprio utili al viver civile.

Proprio di questi giorni la notizia delle mogli inserite in un gruppo facebook denominato “mia moglie” dove sciagurati mariti fotografavano la moglie nella sua quotidianità e a sua insaputa per poi pubblicarla in rete ma una giovane infermiera se ne è accorta e da lì è partita la denuncia che sta avendo molto rilievo, anche internazionale, visto il gran numero di donne coinvolte. La legge in Italia tutela solo se è la donna a fare il primo passo denunciando attraverso la Polizia Postale. Dopo la denuncia si concretizzano diversi reati come la diffusione illecita di materiale pornografico fino alla diffamazione aggravata e il PM può chiedere i dati a Meta anche se a volte Meta non è molto collaborativa per tale tipo di reati. Purtroppo per statistica più dell’80% dei casi di diffamazione on line viene archiviato perché non si riesce a rintracciare l’autore anche se vi è un regolamento europeo “digital service act” che impone alle piattaforme molti obblighi tra cui la trasparenza.

Questo caso impone una riflessione: dove non c’è consenso, c’è violenza e devono esistere regole certe anche per vivere nelle piazze dei social.

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