Social Network

Attualità

Possibili segni di vita su Marte: l’annuncio storico della NASA

Pubblicato

-

Tempo di lettura: 3 minuti

Il rover Perseverance ha rilevato potenziali biofirme nel cratere Jezero. Non si tratta degli alieni da film, ma di tracce che potrebbero riscrivere la storia della vita nell’Universo.

di Laura Marà

L’annuncio che fa la storia

La NASA ha reso noto uno dei risultati più promettenti mai ottenuti nell’ambito dell’astrobiologia. Il rover Perseverance, atterrato su Marte nel febbraio 2021, ha identificato possibili biofirme in alcune rocce del cratere Jezero, un’area che miliardi di anni fa ospitava un vasto lago. In altre parole, potrebbero esserci indizi di antiche forme di vita.

Gli scienziati sottolineano che non si tratta di una conferma definitiva e che non stiamo parlando dei classici “omini verdi”. Le tracce individuate rimandano piuttosto a organismi microscopici, probabilmente vissuti miliardi di anni fa e ormai estinti. Ma, se confermata, la scoperta rappresenterebbe la prova più concreta finora raccolta sull’esistenza di vita al di fuori della Terra.

Cosa ha trovato Perseverance

Le analisi hanno evidenziato la presenza di granuli e noduli ricchi di minerali ferrosi, fosfati e solfuri all’interno di rocce di limo e argilla. Questi composti, secondo gli studiosi, corrispondono a minerali rari come vivianite e greigite, formatisi attraverso reazioni redox a basse temperature.

Sulla Terra, processi simili sono strettamente legati all’attività microbica, in particolare a batteri solfato-riduttori e ferro-riduttori. È vero che fenomeni geologici possono produrre strutture analoghe, ma nel caso del cratere Jezero le condizioni rilevate non sembrano compatibili con tali scenari.

Non geologia, ma biologia?

A rafforzare l’ipotesi biologica è l’assenza di tracce di processi ad alte temperature o condizioni acide, solitamente responsabili di queste formazioni in contesti puramente geologici. Al contrario, le biofirme riscontrate ricordano quelle lasciate da microrganismi terrestri, inclusi i cianobatteri e gli archeobatteri.

Secondo il professor Joel A. Hurowitz della Stony Brook University, che ha coordinato il team internazionale di ricerca, “la combinazione di composti chimici rinvenuti nella formazione Bright Angel avrebbe potuto rappresentare una ricca fonte di energia per il metabolismo microbico”.

Un lavoro internazionale

Lo studio, pubblicato su Nature con il titolo “Redox-driven mineral and organic associations in Jezero Crater, Mars”, è frutto della collaborazione tra istituti di ricerca di tutto il mondo. Oltre all’ateneo newyorkese, sono stati coinvolti la Texas A&M University, il Planetary Science Institute, l’Università di Vienna e altri centri specializzati in geologia planetaria.

I campioni che potrebbero cambiare tutto

Perseverance non si è limitato a raccogliere dati: ha anche prelevato un campione cruciale, estratto nel luglio 2024 da una roccia soprannominata Cheyava Falls e ribattezzato Sapphire Canyon. Questo materiale, custodito in una capsula, potrà essere analizzato solo quando una futura missione riuscirà a riportarlo sulla Terra.

Un’impresa che potrebbe richiedere molti anni, ma che promette di dare finalmente una risposta alla domanda che accompagna l’umanità da secoli: siamo soli nell’Universo?

Advertisement