Attualità
Dall’inferno di Gaza alle cure in Abruzzo: il San Salvatore accoglie un piccolo paziente palestinese
Il piccolo, affetto da una grave patologia cardiaca, è ricoverato all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, nelle mani di un’équipe medica specializzata in cardiologia pediatrica.
di Laura Marà
Nella giornata di mercoledì 13 agosto uno dei 34 bambini palestinesi evacuati dalla Striscia di Gaza è arrivato in Italia per ricevere cure urgenti. Il piccolo, affetto da una grave patologia cardiaca, è stato ricoverato all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, dove lo attendeva un’équipe medica specializzata in cardiologia pediatrica.
Il trasferimento è avvenuto a bordo di uno dei tre aerei militari C-130 messi a disposizione dal Governo italiano, nell’ambito di un’operazione umanitaria che coinvolge diversi ospedali del Paese. Dopo l’atterraggio a Roma, il giovane paziente è stato trasportato in ambulanza fino al capoluogo abruzzese, dove lo ha accolto il reparto diretto dal dottor Livio Giuliani.
Coordinamento sanitario d’urgenza

L’intera macchina organizzativa è affidata al dottor Franco Marinangeli, primario di rianimazione del San Salvatore e responsabile della rete regionale di emergenza-urgenza. “È un intervento complesso che richiede competenze multidisciplinari e la massima attenzione ai protocolli di sicurezza”, ha spiegato Marinangeli.
Solidarietà istituzionale
Questa missione si inserisce in un contesto di sostegno concreto alla popolazione di Gaza. Il 5 agosto scorso, il Consiglio regionale dell’Abruzzo ha approvato uno stanziamento di 500 mila euro per aiuti umanitari nella Striscia, su proposta delle opposizioni e con il via libera del presidente Marco Marsilio e dell’assessore alla Salute Nicoletta Verì.
Un ponte tra due mondi

L’arrivo del piccolo paziente all’Aquila è parte di un più ampio corridoio umanitario che nelle prossime ore porterà in Italia decine di minori palestinesi in gravi condizioni. Il loro viaggio, dal fronte di guerra fino alle corsie degli ospedali italiani, è il frutto di un’operazione congiunta tra Ministero della Difesa, Protezione Civile, Croce Rossa e istituzioni locali.
“Non è solo un atto medico, ma un messaggio di pace e di umanità”, sottolineano fonti sanitarie. Per il bambino e la sua famiglia, il corridoio umanitario rappresenta una speranza di vita; per l’Abruzzo, l’occasione di dimostrare, ancora una volta, la propria capacità di accogliere e curare chi ha più bisogno.
