Diritti umani
Risposta alla dichiarazione della dottoressa Russo sul NITAG riguardo le nomine del dott. Serravalle e del dott. Bellavite
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Carta di Siena – Patto tra medici e cittadini, in merito alla ingiustificata rinuncia della dott.ssa Russo dal Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni – NITAG, causata dalla nomina di due colleghi scettici su alcuni vaccini.
Di seguito al comunicato un articolo di Luisa Paratore, fonte Ettore Lembo news, che evidenzia come il dibattito scientifico si sia trasformato in un’arena ideologico – politica che nulla ha a che vedere con un proficuo scambio e confronto di prove e analisi scientifiche.
La decisione della dottoressa Russo di rifiutare la nomina al NITAG — l’organo consultivo nazionale sulle vaccinazioni — ci lascia profondamente rammaricati.
A nostro giudizio, questa scelta va contro lo spirito autentico della scienza e delude tre principi fondamentali del Codice di Deontologia Medica:
– Articolo 4 – Libertà, indipendenza e dignità della professione
Il medico deve agire con libertà di pensiero, indipendenza da pressioni e dignità professionale. Qui, la libertà si dimostra accettando il confronto e difendendo le proprie idee davanti a colleghi e istituzioni, non evitando il dibattito.
– Articolo 6 – Aggiornamento e confronto scientifico
Ogni medico ha il dovere di aggiornarsi e di confrontarsi lealmente con altri professionisti per garantire cure fondate sulle migliori conoscenze disponibili. Rifiutare di sedersi allo stesso tavolo con colleghi qualificati significa perdere un’occasione preziosa di crescita e scambio reciproco.
– Articolo 58 – Rapporti tra colleghi
I rapporti tra medici devono basarsi su rispetto, correttezza e disponibilità al dialogo. Escludere a priori altri membri da un confronto istituzionale manda invece un messaggio che mina la dignità professionale altrui.

dott. Eugenio Serravalle
Il Ministro ha nominato nel NITAG professionisti di alto profilo, con anni di esperienza e un curriculum riconosciuto anche a livello internazionale. Il rifiuto di dialogare con loro, a nostro avviso, è una perdita per la comunità scientifica e per la salute pubblica.
Ruolo e responsabilità
In qualità di dirigente sanitaria, la dottoressa Russo è tenuta a conoscere e applicare non solo il Codice di Deontologia, ma anche le previsioni normative in materia di sicurezza vaccinale. La Legge 119/2017 (Lorenzin) prevede espressamente che le autorità sanitarie verifichino l’efficacia e la sicurezza dei vaccini, accertandosi che non provochino effetti avversi non accettabili. Ignorare questo contesto normativo significa trascurare un obbligo di vigilanza che è parte integrante della funzione istituzionale.
La questione della farmacovigilanza
Parlare di “prove” scientifiche senza considerare i limiti dei dati disponibili è fuorviante.
– La farmacovigilanza in Italia e in Europa è passiva: si basa sulle segnalazioni volontarie di medici, operatori sanitari o cittadini.
– Questo sistema registra solo una minoranza di eventi: moltissimi anche gravi restano fuori dalle statistiche.
– In termini scientifici, dire che un sistema è “predittivo di sicurezza” significa che può anticipare i rischi e stimarne la probabilità. La farmacovigilanza passiva non ha questa capacità. Alla luce di queste prove, riteniamo che un dirigente sanitario debba sapere che la farmacovigilanza attuale in Italia è insufficiente per una valutazione completa e predittiva della sicurezza dei vaccini.
Conclusione

prof. Paolo Bellavite
Definire “non coerenti con le prove” le posizioni di altri professionisti senza un’analisi basata su dati completi e verificabili non è conforme al metodo scientifico. Gli Ordini professionali che si sono allineati a questa posizione di chiusura hanno indebolito il loro ruolo di garanti di una medicina libera e trasparente. Gli Ordini non dovrebbero mai trasformarsi in tribunali ideologici: la loro missione è custodire il decoro della professione, promuovere la ricerca della verità e difendere la medicina da qualsiasi ombra che possa minarne la credibilità. La libertà del pensiero scientifico è una condizione indispensabile per tutelare la salute pubblica.
Non si può difendere la medicina senza difendere il diritto al confronto, al dubbio e alla discussione aperta. Ogni volta che si rinuncia a questo, si impoverisce la scienza e si ferisce la fiducia della società verso chi la rappresenta.
Carta di Siena – Patto tra medici e cittadini
Quando il dibattito medico si trasforma in un duello al tramonto e il dissenso diventa reato d’opinione
di Luisa Paratore
Fonte: Ettore Lembo News
C’era una volta il metodo scientifico. Quello vero, quello che vive di ipotesi, confutazioni, confronto e – udite udite – anche dissenso. Poi è arrivato il Far West delle opinioni sanitarie, dove ogni nuova nomina che non piace a qualcuno si trasforma in una sfida all’OK Corral: «Questa città non è abbastanza grande per tutti e due».
Il caso più recente è la reazione sdegnata di Francesca Russo, dirigente del Dipartimento di Prevenzione del Veneto, che ha rassegnato le dimissioni dal NITAG, il comitato tecnico sulle vaccinazioni del Ministero, perché fra i consulenti figurano due medici, Paolo Bellavite ed Eugenio Serravalle, noti per posizioni critiche verso la vaccinazione Covid. Due medici. Due scienziati. Persone che, piaccia o no, hanno studiato per anni su quegli stessi libri di medicina e biologia che hanno formato tutti i colleghi… (ndr. In Italia il 12 percento dei medici ha posizioni scettiche su alcuni vaccini obbligatori, professionisti con percorsi e curriculum eccellenti!).
Eppure, nel nuovo West della sanità, il problema non è la competenza, ma l’allineamento al dogma. Come se la laurea in Medicina fosse valida solo fino a quando si pronunciano frasi gradite alla comunità scientifica dominante. Se osi fare una domanda scomoda, improvvisamente smetti di essere un medico: diventi un “eretico”, un “no-vax”, un corpo estraneo da espellere.

Vale la pena ricordare – con quel minimo di cultura storica che ormai è diventato un lusso – che la scienza non è una chiesa e i medici non sono chierichetti del pensiero unico. La scienza vera è un’arena in cui si scontrano tesi diverse, e il valore di uno scienziato si misura dalla qualità delle sue argomentazioni, non dalla loro popolarità.
Durante la pandemia, migliaia di medici hanno lavorato in prima linea fino allo stremo, salvando vite a ogni turno. Alcuni di loro, pur vaccinando e curando pazienti senza sosta, hanno espresso dubbi e critiche su strategie, protocolli e obblighi. Non per ideologia, ma per coerenza con il principio base della medicina: interrogarsi sempre, e non smettere mai di osservare.
Ridurre il dibattito scientifico a un “o con noi o contro di noi” è non solo infantile, ma pericoloso. Perché oggi si silenzia chi contesta un aspetto della vaccinazione, domani si silenzierà chi segnala effetti avversi, dopodomani chi propone una terapia innovativa fuori dai protocolli. E così, passo dopo passo, si torna a un Medioevo dorato, dove la verità non è frutto di ricerca ma di appartenenza.
In fondo, un medico è, per definizione, uno scienziato. E uno scienziato che non può più dissentire è come un chirurgo senza bisturi: perfettamente innocuo, e quindi perfettamente inutile.
Galileo Galilei non era un epidemiologo, ma conosceva bene il suono delle porte che si chiudono in faccia a chi osa contraddire la verità ufficiale.
Ignaz Semmelweis, il medico che scoprì l’importanza di lavarsi le mani prima di assistere le partorienti, fu deriso, osteggiato e infine rinchiuso in manicomio dai suoi stessi colleghi: la sua colpa? Portare prove che il comportamento di medici “rispettabili” stava uccidendo pazienti.

Oggi nessuno oserebbe dire che Galilei e Semmelweis fossero “ciarlatani” — eppure, nei loro tempi, il giudizio era unanime: fuori dal coro = fuori dalla scienza.
Il paradosso è che molti che oggi brandiscono “la Scienza” come una clava contro chi dissente, sembrano dimenticare che la scienza vive proprio grazie a chi osa pensare il contrario. In mancanza di ciò, non è più scienza: è burocrazia con il camice bianco.
Forse, prima di abbandonare comitati e incarichi in segno di protesta per la presenza di colleghi “eretici”, converrebbe ricordare che scientist in inglese è un titolo che nasce da “science” — e “science” viene dal latino scientia: conoscenza. La conoscenza cresce col confronto, non con i duelli al tramonto.
Se proprio vogliamo il Far West, almeno facciamo in modo che ci siano più sceriffi armati di dati e meno pistoleri carichi di pregiudizi.
Dati ufficiali
Secondo il Rapporto AIFA 2023, le segnalazioni sospette di effetti avversi da vaccini sono diminuite dell’86 %, passando da oltre 31 600 a circa 4 330, di cui poco più di 1 200 relative ai vaccini anti-COVID-19, con un calo del 94 % rispetto al 2022.
Il 73,6 % delle segnalazioni è stato classificato come non grave, mentre il 26,4 % ha riguardato almeno un evento grave, in netta riduzione rispetto all’anno precedente. Il tasso di eventi gravi associati ai vaccini anti-COVID-19 è stato stimato in circa 2,5 per 100 000 dosi, contro un rischio di ospedalizzazione per COVID-19 di circa 140 per 100 000 persone.
L’anafilassi è risultata rarissima, con circa 5 casi per milione di dosi, così come miocarditi e pericarditi, con una frequenza di circa 1 caso su 100 000 vaccinati, nettamente inferiore rispetto a chi sviluppa miocardite in seguito a infezione da SARS-CoV-2, stimata in 1 caso ogni 5 000 contagiati.
Fonti:
- Agenzia Italiana del Farmaco – Rapporto annuale sulla sicurezza dei vaccini 2023.
- Farmacovigilanza Sardegna – Sorveglianza post-marketing in Italia.
- Daily Health Industry – Vaccini, in Italia segnalazioni eventi avversi in calo: il report AIFA.
- Epicentro ISS – Monitoraggio della sicurezza dei vaccini COVID-19.
