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Siria, l’attesa di Obama: stallo sull’attacco, qualcosa è cambiato

By 2 Settembre 2013 No Comments

ObamaIl presidente Usa attende l’autorizzazione del Congresso, la Russia non crede alla prove degli americani e l’ombra della guerra cala sul Nobel per la pace. 

Roma, 2  settembre –  L’attacco in Siria è slittato, posticipato forse, ma la guerra già c’è. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha deciso di chiedere al Congresso l’autorizzazione per attaccare Bashar al Assad, reo di aver utilizzato armi chimiche contro i civili causando la morte di centinaia di civili.  Il week end appena trascorso sembrava quello giusto per colpire: le navi americane nel mediterraneo orientale, il  segretario di Stato John Kerry con le prove in mano della colpevolezza di Assad e l’appoggio della Francia. Ma qualcosa è cambiato, all’improvviso.

La reazione di Damasco davanti ad una dichiarazione di guerra, è chiaro, che non si è fatta attendere e non poteva che essere una risposta dura. Il regime siriano attende un attacco “in qualsiasi momento” e si dicono “pronti ad una rappresaglia” . In una dichiarazione diffusa dalla tv di Stato il premier ha aggiunto che “l’esercito ha il dito sul grilletto, è pronto ad affrontare tutte le sfide e tutti gli scenari”. Fin qui, dunque, tutto normale. E normale è anche la reazione della Russia che in alcun modo si dice convinta delle prove in mano agli Stati Uniti sull’utilizzo di gas nervino da parte del regime di Assad. Ed è normale anche che altri Paesi, tra cui, l’italia non si schierino apertamente e attendano l’ok dell’Onu per unirsi, eventualmente, all’attacco.


Forse Obama non è più tanto convinto della sua decisione da quando il fido alleato, David Cameron, ha dovuto fare retromarcia dopo il veto posto dal Parlamento inglese, che di guerra proprio non ne vuol sapere . Certo, può anche essere che sia tutta una strategia, quella di Barack, per prendere tempo fino al via libera dell’Onu così da condividere la responsabilità di una guerra che potrebbe essere più lunga delle previsioni. Come è possibile che dietro l’utilizzo di gas nervino non ci sia Assad ma qualcun altro e gli ispettori Onu, tornati da Damasco, ne siano a conoscenza.

Ma sullo sfondo di tutta questa intricata faccenda c’è la figura di un uomo, il presidente degli Stati Uniti e Nobel per la pace nel 2009  “per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli” che, se decidesse di attaccare la Siria, dovrebbe rendere conto al mondo intero, e soprattutto agli americani, di aver scelto l’uso delle armi come è stato fatto in passato.

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