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Arte & Cultura

“Segni di Libertà” a Monte Porzio Catone: l’Arte di Luisa Valeriani a Villa Mondragone  

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Il 6 e 7 giugno 2026, nella splendida cornice di Villa Mondragone andrà in scena “Segni di Libertà”, il terzo attesissimo appuntamento del progetto Arte Libera promosso dall’Associazione Gente Libera.

 di Alessio Zedda

Il 6 e 7 giugno 2026, nella splendida cornice di Villa Mondragone andrà in scena “Segni di Libertà”, il terzo attesissimo appuntamento del progetto Arte Libera promosso dall’Associazione Gente Libera. Al centro della manifestazione multidisciplinare ci sarà la produzione di Luisa Valeriani, una delle più interessanti e poliedriche artiste della nuova scena capitolina. Per due giorni, Villa Mondragone diventerà spazio d’elezione per una multiforme interpretazione della complessità umana, anche nella sua dimensione sociale, nell’età contemporanea. L’espressione visiva rappresenta, in tale contesto, uno strumento chiave per approfondire dinamiche sfuggenti, che contribuiscono al disorientamento quotidiano.

Quest’anno “Segni di Libertà” offre ai visitatori ben più di una mostra, l’idea è quella di proseguire il dialogo tra “segno” e “libertà”, un rapporto che nasce sulle tele e che si struttura all’interno di un’esperienza immersiva dal forte impatto emotivo. Il percorso espositivo è centrato sulla produzione più recente della Valeriani, con accenti emotivi dominati da una tensione che oscilla tra resistenza e memoria. La mostra si snoderà nello spazio-tempo della prestigiosa location indagando, con interventi programmati nel corso delle due giornate, la difficile conciliazione della libertà espressiva con il concetto, sempre più abusato e frainteso, del benessere individuale.

Luisa Valeriani scrive “Le mie opere vogliono essere metafore visive, spazi aperti alla riflessione. Non cerco di offrire risposte, ma domande”. Le domande, in un momento storico dominato da guru ed esperti pret a porter, sono, in effetti, le grandi assenti dal dibattito contemporaneo, per questo assume una grande importanza l’intento dell’artista, quando afferma “vorrei offrire lo spunto, l’opportunità di fermarsi per prendere un respiro e lasciarsi guidare semplicemente da un’emozione”. L’emozione come bussola di una nuova consapevolezza, opportunamente guidata, amplificata e sorretta da un simbolismo immediatamente riconoscibile.

A pensarci bene, in fondo, è di questo che dovremmo ringraziare l’arte e gli artisti, ultimi custodi della sopravvivenza emotiva in un contesto storico dominato da una razionalità spaventosa, tanto fragile da cedere al terrore dell’imprevisto, incapace di riconoscere se stessa nel vorticoso fluire di stimoli incessanti e contraddittori. Anche la fotografia, introdotta come supporto figurativo, trasfigura la realtà arricchendosi di materia ed interventi pittorici che stratificano l’immagine, sottraendo il frammento visivo immortalato dallo scatto alla dimensione del qui ed ora, ricomponendolo in fome nuove, mediate proprio dall’immortale filtro emotivo connaturato nell’individuo e da esso inestirpabile.

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