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Arte & Cultura

Sant’Onofrio (VV), dove i libri diventano comunità

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Nel piccolo centro del Vibonese, la rassegna promossa da Canapè APS e accreditata al “Maggio dei Libri” ha trasformato la cultura in un’esperienza condivisa: non soltanto incontri con gli autori, ma un percorso di ascolto, identità e riscatto collettivo.

di Giuseppe Rizzuto

Ci sono luoghi in cui la cultura non è un ornamento, ma una necessità.
E ci sono comunità che, proprio quando sembrano ai margini delle grandi rotte, trovano nelle parole il modo più autentico per tornare al centro di sé stesse.
È accaduto a Sant’Onofrio, piccolo paese della provincia di Vibo Valentia, poco più di tremila abitanti, dove per tutto il mese di maggio e fino al 6 giugno la comunità si è stretta attorno a una rassegna culturale capace di restituire ai libri una funzione profonda: non solo quella di essere letti, ma di essere vissuti. L’iniziativa, promossa dalla giovane associazione Canapè APS e accreditata al progetto nazionale “Il Maggio dei Libri”, ha intrecciato presentazioni letterarie e letture per bambini, trovando nel coinvolgimento del pubblico la sua misura più vera.

Dott. Vitaliano Papillo – Francesco Biacca

In un tempo in cui i piccoli centri fanno spesso i conti con lo spopolamento, con la rarefazione delle occasioni di incontro e con una progressiva perdita di spazi condivisi, la risposta registrata a Sant’Onofrio racconta altro: racconta una domanda viva di cultura, di bellezza, di confronto. E racconta, soprattutto, una volontà di riscatto. Perché quando una comunità partecipa, ascolta, si riconosce in un progetto comune, allora compie già un gesto di resistenza civile.

Prof. Michele Dileo – Avv. Domenico Sorace – Prof. Giovanna Lopreiato

La rassegna ha avuto il merito di non adagiarsi sul format, spesso prevedibile, dell’incontro con l’autore. Canapè APS ha scelto una strada più complessa e più fertile: reinventare ogni appuntamento, facendone ogni volta un’esperienza diversa. Ne è nato un percorso coerente, ma mai ripetitivo, nel quale i libri sono diventati voce, scena, viaggio, canto, pensiero.
A tenere insieme i quattro titoli proposti è stato un filo tematico sottile ma potente: il ritorno all’essenziale attraverso i luoghi, le radici e lo sguardo sul mondo. Un itinerario umano prima ancora che letterario.

Prof. Giuseppe Cinquegrana – Dott.ssa Caterina Malfarà Sacchini – Dott. Antonio Montuoro

Con “Poche cose essenziali” di Ferdinando Loiacono, presentato il 10 maggio, l’essenzialità si è fatta ascolto e interiorità, grazie alla lettura interpretata di parti integrali del testo, capaci di restituire alla parola il suo peso specifico.

Con “La primavera in Calabria” di Vitaliano Papillo, presentato non nella data inizialmente prevista in locandina ma il 6 giugno, a chiusura dell’intera manifestazione, il discorso si è allargato al paesaggio e all’appartenenza: la Calabria come luogo fisico e insieme come geografia sentimentale.

Con “Pimè o Pimene” di Giuseppe Cinquegrana, il racconto si è aperto alla dimensione del cammino e della scoperta, accompagnato anche dalla presenza di una guida turistica che ha suggerito modi nuovi di abitare e attraversare i luoghi.

Infine, “Pirruncejàti” di Michele Dileo, presentato il 1° giugno, ha consegnato al pubblico una forma ancora diversa di esperienza, intrecciando parola, recitazione, intermezzi musicali e riflessione critica.

Dott. Ferdinando Loiacono – Davide Mirabello

Accanto a questo percorso per adulti, la rassegna ha dedicato uno spazio significativo anche ai più piccoli, con letture per bambini calibrate per diverse fasce d’età. Un segnale che va oltre il valore educativo immediato: significa investire nella formazione di uno sguardo, nell’abitudine all’ascolto, nella costruzione paziente di una cittadinanza culturale.
È forse questo il dato più interessante emerso a Sant’Onofrio: la cultura come pratica collettiva, come occasione di crescita condivisa, come possibilità concreta di immaginarsi oltre il limite. E non è secondario che tutto questo sia nato dall’impegno di un’associazione neo-costituita, che ha scelto fin dall’inizio di confrontarsi con un obiettivo alto e con una formula tutt’altro che semplice.

In fondo, ciò che questa rassegna lascia non è soltanto il ricordo di quattro libri e di alcuni appuntamenti partecipati. Lascia l’idea, più forte, che anche in un piccolo paese calabrese la cultura possa ancora essere una forma di futuro. Non come slogan, ma come gesto quotidiano di presenza, di cura e di visione.
E oggi, in un’Italia che troppo spesso racconta i borghi solo attraverso le loro fragilità, Sant’Onofrio offre un’immagine diversa: quella di una comunità che, attraverso i libri, prova a rimettersi in gioco e a riconoscersi di nuovo.

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