Diritti umani

In scena a Palazzo Brancaccio “10 storie che potevano essere vere”, per ricordare la tragica realtà della strage di Khojaly

By 24 Febbraio 2017 No Comments

A 25 anni dal genocidio della popolazione azeirbagiana di Khojaly da parte dei militari armeni, uno spettacolo per non dimenticare e chiedere giustizia. Tra i presenti Antonio Stango, presidente della Lidu onlus e Sergio Divina, senatore e presidente dell’associazione Interparlamentare di Amicizia Italia Azerbaigian

di Tiziana Primozich

 


“Il ricordo del massacro di Khojaly attraverso le immagini e le parole dello spettacolo appena visto,  è stato profondamente toccante dal punto di vista umano ed è importante che venga diffuso, anche con rappresentazioni e momenti di dibattito in altre città”. Così Antonio Stango presidente della Lidu onlus nel suo intervento al termine dello spettacolo in musica e parole “10 storie che potevano essere vere”, nato da un’idea di Leyla Aliyeva, vice presidente della Fondazione Heydar Aliyev e promotrice della campagna internazionale “Giustizia per Khojaly!”, andato  in scena a Palazzo Brancaccio il 20 febbraio scorso.

L’evento è stato organizzato dall’Ambasciata della Repubblica dell’Azerbaigian in Italia in collaborazione con l’associazione Espressione d’Arte, in commemorazione del XXV Anniversario del genocidio di Khojaly, avvenuto  nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992, quando le forze militari dell’Armenia attaccarono la città di Khojaly, nella regione azerbaigiana del Nagorno-Karabakh, causando la morte di 613 persone, tra cui 106 donne, 63 bambini e 70 anziani. Una tragedia che il mondo, non dovrebbe dimenticare.

Sul palco sotto la direzione artistica di Pierluigi Ruggiero, violoncellista noto a livello internazionale, Giuliano Di Giuseppe, direttore di numerose orchestre italiane, insieme al violinista ungherese Zoltan Banfalvi e il chitarrista Luca Trabucchi. Voci narranti delle 10 storie raccontate gli attori Alessia Centofanti e Raffaello Mastrorilli. “Di grande efficacia la formula narrativa adottata per questo 25esimo anniversario, per non dimenticare una strage sottaciuta e spesso sconosciuta al grande pubblico” ha continuato il presidente Stango ”che  utilizzando come filo conduttore dello spettacolo un  suggestivo alternarsi di musica e narrazione, racconta il destino delle vite mancate, ciò che sarebbe potuto accadere, se l’umanità fosse stata più clemente, o semplicemente giusta. Nel rispetto del diritto internazionale occorre che si giunga finalmente alla definizione delle responsabilità dei colpevoli e alla fine dell’occupazione non soltanto del Nagorno Karabakh, ma anche dei 7 distretti azerbaigiani adiacenti. L’Italia dovrebbe svolgere un ruolo attivo in questo, anche perché nel 2018 avrà la presidenza di turno dell’OSCE e già quest’anno fa parte della ‘trojka’ di Stati che ne determinano l’agenda”.

In effetti il genocidio di Khojaly rappresenta l’evento più drammatico avvenuto nell’ambito del conflitto del Nagorno-Karabakh tra Armenia ed Azerbaigian. Come conseguenza del conflitto, ancora oggi l’Armenia occupa militarmente il 20% del territorio azerbaigiano e più di 1 milione di rifugiati e profughi azerbaigiani, oggetto della politica di pulizia etnica dell’Armenia, sono privati della possibilità di ritorno nella loro terra. ”Khojaly è un crimine contro l’umanità”, ha affermato con forza Mammad Ahmadzada Ambasciatore in Italia dell’Azerbaigian, evidenziando l’importanza di una corretta valutazione politica e giuridica da parte della comunità internazionale di quanto tristemente avvenuto in quella città.

Presente in sala, con oltre 250 persone tra rappresentanti del mondo politico, diplomatico, accademico, imprenditoriale e dell’informazione, anche il senatore Sergio Divina presidente dell’associazione Interparlamentare di Amicizia Italia – Azerbaigian, da tempo impegnato in un’attività di promozione e di supporto in un ottica di collaborazione economica e culturale tra i due Paesi. Divina, che è anche membro Osce, ha evidenziato come esistano ancora oggi dei circoli che ostacolano la diffusione della verità sulla strage di Khojaly e ha sottolineato l’importanza di far conoscere la verità su un genocidio poco noto, al fine di  giungere ad una soluzione definitiva ed equa del conflitto nel rispetto dell’integrità dell’Azerbaigian e delle regole internazionali del diritto umanitario

 

 

 

 


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