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Arte & Cultura

Salvaguardia dell’ambiente, lotta al bullismo, all’individualismo e all’intolleranza. Uno zoo da cui imparare

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Tempo di lettura: 4 minuti

Dal brillante autore de “Circo Dovrosky” e “La fragilità dei palindromi”, “Lo strano caso del Rêverie”. Un testo per bambini o per ciò che di bambino è rimasto in ognuno di noi.

Marcostefano Gallo è un giovane autore ma non un autore giovane. Nonostante l’età ha infatti al suo attivo numerose pubblicazioni alcune delle quali hanno valicato abbondantemente i confini nazionali.

Oltre alle presentazioni in tutta Italia, alcuni dei suoi testi sono stati inseriti in eventi quali la Settimana della lingua italiana nel mondo.

All’interno dei suoi romanzi i personaggi ed i luoghi sono descritti con cura.

Spesso, come in Circo Dovrosky, anche l’attenzione al periodo storico consente di far trasparire i grandi drammi (la Notte dei cristalli, durante il secondo conflitto mondiale) ed i grandi sentimenti.

Amore, odio, desiderio, amicizia e tutte le infinite sfumature dei sentimenti umani si fondono.

Ed i grandi sentimenti, legati alle fragilità dell’essere, sono ulteriore filo conduttore tra i suoi scritti, così come lo scontro tra progresso e tradizione, ancora più evidente ne La fragilità dei palindromi.

Favole vere dal sapore agrodolce in cui non mancano mai colpi di scena.

Partirei chiedendole di questa nuova avventura editoriale. Come è nata e perché una favola?
Sentivo da tempo il bisogno di scrivere di alcuni tempi importanti: la salvaguardia dell’ambiente, la lotta al bullismo e all’individualismo, e in ultimo l’avversione verso l’intolleranza.

Per trattare temi così importanti c’è bisogno dei bambini, che generalmente sono molto più ricettivi e riescono poi a spiegare ai grandi l’importanza di questi temi.

I suoi libri possiedono una sorta di ritmo interno stabile, suddiviso tra sentimenti, segreti, sorprese, che sembrerebbe spingere alla lettura senza interruzioni. Queste tre S che si ritrovano anche ne Lo strano caso del Rêverie, benchè il genere sia diverso, direbbe facciano parte del suo modo di scrivere?

Penso che queste tre caratteristiche siano necessarie per qualsiasi opera scritta degna di tale nome.

Cerco, nel mio piccolo, di amalgamare bene questi tre elementi affiché l’opera risulti avvincente, ma non troppo complicata. Non mi piace quando un lettore deve tornare indietro perché ci sono punti poco chiari.

Le ambientazioni sono particolari, sempre microcosmi: il circo che potremmo vedere come un piccolissimo “paese itinerante”, Mongrassano, cittadina con pochi abitanti, ora uno zoo, un piccolo “paese rifugio” per i protagonisti della sua favola. Simbolismi comunque del macrocosmo?
Ammetto di avere un debole per tutti i microcosmi: in essi, secondo me, è racchiusa la totalità dell’universo.

Mi affascina molto far vedere come partendo da elementi piccoli e apparentemente insignificanti si possano spiegare dinamiche cosmiche che paiono più grandi di noi.

Nel caso specifico, in uno zoo si trovano animali che hanno piena contezza di quello che è il concetto di habitat, il che può sembrare un paradosso. Ma spesso le cose più impensabili sono ciò che si avvicina di più al vero.

Ne “Lo strano caso del Rêverie” molte le somiglianze con “La spada nella roccia” di Disney, anche l’ intento educativo, a trasmissione inversa, dal bambino all’adulto. Nella sua favola ciò appare così evidente da sembrare voluto. Lo è?

In questa opera mi sono divertito a spolverare tutte le mie letture consumate da bambino, soprattutto Topolino e Paperino Mese hanno dato linfa alla mia ispirazione.

Ma, a livello concettuale, la mia fonte di ispirazione è stato il film d’animazione Galline in fuga. In ogni caso, come prima accennato, penso che sia sempre il bambino ad istruire l’adulto quando si tratta di sentimenti e comportamenti verso il prossimo e il mondo in generale, mai il contrario.

Non manca il riferimento all’ Arca dell’Alleanza, l’arca perduta. Questa volta l’arca servirà per salvare tutti gli animali, anche quelli in “sovrannumero” e sarà possibile trovarla solo grazie ad un gioco di squadra in cui tutti saranno coinvolti. E negli animali, resi umani dalla disperazione di dover trovare la soluzione per salvare i propri piccoli, pare ravvisarsi il meglio dei sentimenti umani: lealtà, compassione, comprensione e empatia. Gli esseri umani non fanno una bella figura, mentre l’unione che fa la forza da parte degli animali è, sicuramente, ammirabile. Pensa che gli uomini abbiano in parte dimenticato valori e sentimenti?

Non è un caso che la quasi totalità degli esseri umani citati nell’opera siano malvagi. Gli animali che danno il buon esempio, sono sempre quelli che in natura vengono vessati, sfruttati e considerati deboli: essi, grazie al gioco di squadra, riescono appunto a superare le prove terribili a cui sono sottoposti, cosa che non avrebbero mai potuto fare da soli.

Al contrario, gli animali considerati forti, pagano il loro comportamento egoistico. È chiaramente un riferimento a quel che accade nel mondo umano.

La caccia al tesoro che si sviluppa per “ricostruire” l’ elemento necessario ad evocare l’arca dà la dimensione della necessità dell’impegno comune per il bene comune. Perchè poi la necessità di introdurre la figura del “prescelto” ?

Penso che abbiamo sempre bisogno di esempi virtuosi che possano far venire a galla il meglio di noi. I veri trascinatori, come la piccola foca nell’opera che è un capobanda atipico: altruista, per niente voglioso di stare al centro dei riflettori, pronto a sacrificarsi per gli altri.

Un ultima domanda. Cosa ha in serbo per noi a breve Marcostefano Gallo?

A fine pandemia (comè strano usare questo termine per indicare un arco temporale!) uscirà un nuovo romanzo, intitolato L’illusione del melograno. È un romanzo in cui da un altro microcosmo (ancor più micro del solito) si arriverà a verità assolute.

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