Diritti umani

RIMEDI INTERNAZIONALI CONTRO IL FEMMINICIDIO

By 29 Dicembre 2016 No Comments

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Dalla  CEDAW (Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna)  adottata nel 1979, passando per la Convenzione di Istanbul, le buone prassi in tutela delle donne nel mondo

di Valentina Spagnolo

Le premesse sul femminicidio  si ricollegano ad un fenomeno delittuoso, legato fortemente alle relazioni connesse a livello culturale e soprattutto dall’assenza di un incontro tra soggetti, posti e aperti all ‘ascolto. Un’esamina dei rimedi giudiziari per tali manifestazioni, sono fornite dalla querela per Stalingrado, certamente ora conclamato mezzo, per permettere una libera distanza, in situazioni compromettenti ogni tipo di relazione. L’ultimo iter legislativo parlamentare presentato in Agosto, ha confermato il fenomeno di contrasto alla moltitudine di episodi, soprattutto domestici. Lo stesso termine femminicidio, è coniato dall’antropologa messicana Marcela Lagarde, sulla base di esperienze testimoniate dalle donne messicane, marginalizzate da una cultura machilista. La teorica utilizzata da Lagarde, racchiude l’insieme dei comportamenti indulgentemente protratti, mediante discriminazioni e posizioni privilegiate in ambito pubblico e privato. Nonostante tali contributi, mostrati nel nostro Paese, la maggior parte dei delitti rilevati statisticamente, sono significativamente una chiara risposta di confronti relazionali, stabiliti soprattutto al Nord, mediante confronti di testimonianze straniere. Le risposte fornite dal Comitato Cedaw, ha senz’altro posto dinamicamente un sistema di raccoglimento, sia per i dati che i fenomeni in stretto controllo. Sebbene ciò, la carenza evidente in Italia, è ufficialmente un riferimento di recepimento certo statistico, per migliorare il contenimento sia delle pratiche clandestine marginalizzate, che l’accoglimento delle minori e le madri. A dar vigore a tale normativa, è stato propulsivo l’apporto della Convenzione di Istanbul, ratificato il 19 Giugno, con approvazione del Consiglio d’Europa del 7 Aprile 2011. Tale Convenzione, ha certamente lo scopo di contenere i fenomeni dilaganti, ed ampliare la tutela verso la prevenzione degli atti di violenza domestica, la penalizzazione dei matrimoni forzati, le mutilazioni genitali femminili, aborto e la sterilizzazione forzata. La lotta alla violenza, contro le donne, non è più una banalizzazione, oppure una riduzione ad invenzione mediatica. La cooperazione nel manifestare quotidianamente, a voce aperta ogni atto e fenomeno di contrasto anzidetto, costituisce un dialogo diretto per la soluzione di ogni caso specifico di abuso relazionale. La diffusione di strutture e centri d’ascolto, sono un punto d’inizio, per l’ampliamento e la dilatazione della concezione di persona , in quanto donna ; un forte superamento per ogni tipo di limite claustrofobico dilaniante. L’analisi di ricerca Innocenti dell’UNICEF , grazie alle esperienze documentate nelle aree di alta incidentalita’ (Senegal, Egitto, Kenya, Sudan), evidenzia i piani d’azione nazionale, contestuali al femminicidio. In Sudan, l’infibulazione, o meglio E/MGF , è macabramente una delle pratiche maggiormente diffuse tra i 15 ed i 49 anni. L’espressione escissione/mutilazione genitale femminile, viene praticata regolarmente presso i Saninika ed i Mantingo , e molto meno diffusa presso i minori gruppi etnici. La percentuale in confronto, rivela che quasi tutte le donne a conoscenza della pratica, ritengono di concepirla una pratica da proferire, trasmettere tra madre e figlie, in quanto socialmente consentita. Nonostante nel 1999 la pratica sia diventata ufficialmente illegale, considerata reato punibile ; la legge ha inserito tale pratica all’interno di un contesto più ampio di prevenzione e tutela per le donne. Proprio attraverso il Programma di Empowerment, l’azione dell’ ONG Toston, è stata la prima organizzazione ad incorporare in maniera sistematica un approccio basato sui diritti umani, nei programmi comunitari rivolti verso il Senegal. Mediante dei corsi tenuti nelle lingue locali, utilizzando elementi delle tradizioni culturali, tra cui canzoni, danze, proverbi e rappresentazioni teatrali.

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