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Ambiente & Turismo

“Nature-based living”(fuga dalla città): un fenomeno in forte crescita in molte metropoli europee prende piede anche in Italia

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Tempo di lettura: 4 minuti

È un fenomeno in crescita abbandonare le grandi città. Un esempio tra i tanti il Castello di Torre in Pietra, in zona Fiumicino alle porte della metropoli romana.

di Angela Celesti

Un nuovo paradigma dell’abitare che unisce estetica, ecologia, sostenibilità e il tanto agognato benessere, anticorpo necessario al logorio della vita moderna, che non rimane più relegato a una “reclame” ma diventa un’esigenza di vita. È un fenomeno in crescita abbandonare le grandi città, troppo caotiche e disseminate da green dictat che sono ormai troppo ostativi per chi ha la  necessità di  entrare nei centri urbani per lavorare… niente automobile, si pedala! Lo dimostrano le infinite piste ciclabili che si contendono il percorso, tra marciapiedi e monopattini, binari del tram e la strada, le ZTL e le infinite telecamere, disseminate ovunque,.. che hanno un sapore più punitivo che una vera esigenza di dare soluzioni. Urbanizzazione e climate change spingono così il cittadino avveduto e il professionista ad attuare il futuro modo di vivere divenendo i residenti della  contro-urbanizzazione.

In città come Parigi e Londra sono particolarmente presenti fenomeni di migrazione verso le periferie urbane, definiti “rural gentrification”; chi le sceglie  porta con sé non solo le proprie esigenze ma nuovi sistemi di valori, dove il vivere lontano dallo smog, nel verde e  senza rumori, riqualifica quelle zone che un tempo venivano considerate di “campagna” e che oggi invece diventano aree residenziali di pregio, densificando la popolazione  di quei luoghi di transizione città-campagna, soprattutto dove sono presenti buone infrastrutture digitali e di trasporto, permettendo così il pendolarismo occasionale, si pensi a chi fa lo  smart working. Un fenomeno ben lontano questo, dalle strategie urbane green in stile europeo, come il rinverdimento, le famose  foreste urbane, le agricolture verticali, i tetti verdi, le Nature Based Solution atte a mitigare gli estremi termici anche in inverno, come il progetto  Life Veg-Gap  coordinato  da ENEA e approvato da due città come Milano e Bologna. Una parentesi necessaria per farci capire che, nel frattempo, soprattutto chi non ha il tempo di aspettare che le grandi visioni avveniristiche si realizzino, taglia la testa al toro e cerca la soluzione più pratica e affascinante, trasferendosi nelle aree verdi già esistenti ai limiti delle grandi città.

Giorni fa, mi è capitato, vivendo a Roma, di recarmi in provincia di Fiumicino presso il  Castello di Torre in Pietra, esempio tangibile di equilibrio tra la vicinanza alla capitale, 20 minuti dalla parte nord, e la qualità della vita in un contesto storico e rurale. Lungo la via Aurelia il suggestivo borgo medievale del 1200, il castello, è divenuto un luogo in cui  la residenza storica è stata ristrutturata negli interni pur mantenendo le caratteristiche originarie (mura in pietra, soffitti in legno…) e suddivisa in più unità abitative di pregio.  Il castello, chiamato anche Castello Falconieri, ti attende tra viuzze e sterrati di campagna, mucche al pascolo e  bianchi  aironi guardabuoi, un’atmosfera sospesa nel verde, circondata da vigne e terreni, boschetti e mura  fortificate, una realtà non per turisti green muniti di mountain bike, ma per chi  “sceglie” la sua dimora all’interno di un nucleo storico unico, fuori dal caos, mantenendo nel contempo un facile accesso  alla rete stradale  principale come la via Aurelia.

L’esperienza per chi entra per la prima volta è unica, il luogo ti attende e una volta varcato il cancello d’ingresso, stupito e un po’ impacciato, calpesti goffamente il lastricato di pietre, gli ampi cortili, la torre e le fontane, la chiesetta ottagonale in stile barocco adiacente l’ingresso, fatta costruire dalla famiglia Falconieri tra il 600 e il 700, affrescata dal pittore Pier Leone Ghezzi così come il piano nobile. Una struttura con  un grande salone e ampie vetrate, nella sala Peretti  padroneggia il grande camino, gli affreschi e i soffitti a tutto sesto e poi le gallerie, le ampie stanze e sale, tipiche dei castelli.

Affascinante, inoltre, la Cantina Castello di Torre in Pietra, a ridosso della struttura, ricavata da una collina di tufo e in attività dal Medioevo. Produce dal 2000 solo vino biologico nel pieno rispetto di quel luogo: Vermentino,  Chardonnay, il Fiano e la Malvasia (di bacca bianca), mentre tra i rossi padroneggiano il Montepulciano, Il Merlot, il Syrah… dalle uve  provenienti dai distesi filari che fiancheggiano le colline. Insomma, un ambiente unico e ideale nel migliore dei mondi possibili, dove decine di famiglie dimorano nei vari luoghi che una volta erano a disposizione dei nobili proprietari, degli ospiti, della servitù.

Un esempio? Roberto e Marco, due professionisti stanchi del caos della città, vivono nella loro “magione”, tra queste antiche mura con  affacci pazzeschi e la consapevolezza che una vita autentica, una scelta che per molti è considerata una follia è possibile. Io ci sono stata in quella casa, ricca di storia, con gli arredi vintage e sapientemente mescolati in uno stile fusion, che non disdegna la vecchia vetrina inglese dell’800, le lampade ad arco Castiglioni e la cucina in formica colorata degli anni ’50. Visitare quel luogo, ricco di potenzialità e sempre in divenire, è una fantastica esperienza. Il viaggio di ritorno, superato quell’angolo di paradiso, mi immette sull’Aurelia che si innesta nel raccordo anulare, rumoroso e pieno di automobili, nel caos dei pendolari.

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