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Nasce il colosso Poste-Tim: l’unione che fa la forza  

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L’obiettivo è quello di creare la più grande piattaforma di infrastrutture connesse del Paese.

Di Francesca Fontana

Svolta storica per il mondo dell’industria e della tecnologia in Italia: parte ufficialmente l’operazione con cui Poste Italiane punta a salire al 100% (o comunque a oltre il 66%) di Tim. L’obiettivo è quello di creare la più grande piattaforma di infrastrutture connesse del Paese. Poste Italiane ha pubblicato il documento di offerta relativo all’operazione su Telecom Italia TIM, dopo il via libera della Consob. Si tratta dell’avvio formale dell’Opas, un’offerta pubblica di acquisto e scambio, annunciata da tempo sul gruppo di telecomunicazioni. L’operazione consiste in una proposta agli azionisti Tim di consegnare i propri titoli in cambio di un corrispettivo misto, composto da:

una parte in contanti, pari a 1,67 euro per ogni azione di Tim; una parte in azioni Poste Italiane, pari a 0,218 azioni di Poste di nuova emissione per ogni azione Tim portata in adesione. Per essere più chiari: per ogni pacchetto di 500 azioni Tim portate in adesione all’offerta, l’azionista riceverà 109 azioni Poste di nuova emissione; 835 euro in contanti.

A riassumere lo spirito di nozze tra colossi è l’amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante, che ha usato parole chiarissime: la è formula: «1+1 fa 3. Mettendoci insieme possiamo fare molto di più che da soli». Da una parte Tim, leader nazionale in cloud e intelligenza artificiale; dall’altra Poste, con la sua forza finanziaria e logistica.

Ma vediamo cosa può significare in concreto la nascita di questo “super-gruppo” per l’economia e per i lavoratori.

Si tratta di un gigante da quasi 27 miliardi di euro. I numeri descrivono un’operazione economica senza precedenti per il mercato italiano: con ricavi aggregati da circa 26,9 miliardi di euro;  un margine operativo da ben 4,8 miliardi, guidato per oltre il 60% dal settore finanziario e assicurativo.

Protetto il settore occupazione: il gruppo avrà 140 mila dipendenti, e Poste assicura, mettendolo nero su bianco che non ci saranno tagli. I due business sono complementari, non sovrapposti.

Non si tratta di una “preda” da salvare, chiarisce l’AD di Tim Pietro Labriola ai dipendenti: per il gruppo telefonico si apre un nuovo livello di crescita, sostenuto da un partner industriale solido e diffuso su tutto il territorio nazionale.

L’integrazione porterà enormi benefici operativi e finanziari: a regime si stimano almeno 700 milioni di euro all’anno di sinergie, di cui 500 milioni legati ai costi, grazie a un migliore accesso al credito e all’ottimizzazione degli acquisti già dal 2027, e 200 milioni dai nuovi ricavi generati dall’unione delle forze.

Nasce una nuova era per le telecomunicazioni e i servizi del Paese. Meno costi, più forza d’investimento su intelligenza artificiale e reti, presumibilmente zero impatti sull’occupazione. Una grande sfida per l’innovazione italiana.

L’offerta è partita il 20 luglio e si concluderà l’11 settembre e la decisione è in mano agli azionisti di Tim che valuteranno se conferire o meno i propri titoli.

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