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Diritti umani

Le Sirene dei NOI PRIMI

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I paesi che una volta erano visti come il “mondo libero” si trovano minacciati da un pericolo che molti consideravano solo un ricordo del passato, il nazionalismo cieco.

di Gianni Pezzano

Due notizie di mercoledì puntano il dito su una situazione internazionale che può prendere direzioni inattese e quindi potenzialmente pericolose per la salute delle democrazie moderne. A peggiorare questa situazione è la mancanza quasi totale di un leadership forte tra i paesi che una volta erano visti come il “mondo libero”, che si trovano minacciati da un pericolo che molti consideravano solo un ricordo del passato, il nazionalismo cieco.

Mercoledì straordinario

 Mercoledì le cronache internazionali hanno riportato la notizia del suicidio all’Aia dell’ex generale Slobadan Praljak durante la lettura della condanna di vent’anni per reati contro l’umanità, commessi dalle forze armate da lui comandate in Bosnia. Il suo commento finale prima di bere il veleno “Non sono un criminale”, non era rivolto tanto ai giudici in aula quanto al pubblico nei Balcani per dire che la causa da lui difesa era legittima, e quindi le sue azioni erano legittime in difesa della sua patria.

Una volta questa difesa aveva un altro nome e fu alla base delle origini della Grande Guerra, l’autodeterminazione dei popoli.

Poche ore dopo il mondo è rimasto sbalordito da uno scambio straordinario tra Donald Trump il Presidente degli Stati Uniti, quasi alla fine del primo anno del suo mandato, e Theresa May, il Primo Ministro contestato del Regno Unito, dopo che Trump aveva condiviso un post di un gruppo politico britannico di estrema destra con filmati che sembravano mostrare orrori compiuti da fondamentalisti islamici. Nel bel mezzo di questo  scambio  il governo olandese ha ufficialmente smentito che quello girato in Olanda fosse legato all’islamismo estremo.

La reazione sdegnata della Primo Ministro inglese ha avuto una reazione ancora più concitata da parte del presidente americano senza precedenti nella storia diplomatica tra i due paesi, almeno da quando sono diventati alleati stretti durante la Grande Guerra un secolo fa.

A rendere questa vicenda così straordinaria è il semplice fatto che lo scambio era pubblico e in tempo reale tramite il mezzo preferito del miliardario americano. Una volta queste differenze sarebbero state trattate con comunicazioni segrete, spesso da diplomatici professionali.

Di nuovo il mondo ha  avuto la prova che il 45° Presidente degli Stati Uniti è un politico che va ben oltre i limiti del comportamento della politica tradizionale, e nessuno ne può immaginare ancora le conseguenze, a partire dalla situazione con la Corea del Nord. Inoltre, questo presidente sembra confermare i timori di molti che lo additano come simpatizzante dei suprematisti bianchi del proprio paese, particolarmente dopo i complimenti di David Duke, il capo del Ku Klux Klan, sui tweet di Trump.

Noi Primi

 I messaggi di Praljak e di Trump sono pericolosi perché sono legati all’utilizzo di una parola che ormai fa parte di forze politiche nazionaliste in molti paesi.

Il tweet originale che Trump ha condiviso era di un esponente del Britain First, un gruppo ultra nazionalista e apertamente xenofobo. Infatti, Jayda Fransen  l’autrice di questo tweet, è stata condannato per molestie  xenofobe a immigrati. Recentemente la Commissione Elettorale del Regno Unito ha privato il Britain First del riconoscimento di partito politico a causa di questo loro comportamento.

Senza dimenticare poi il simpatizzante del gruppo responsabile dell’assassinio della deputata laburista inglese Jo Cox, nota per le sue posizioni pro migranti, che durante l’aggressione omicida urlava “Questo è per la Britannia!”.

La parola “First” (Primi) non appare solo nel nome del gruppo politico britannico, ma anche nella terminologia politica di Trump stesso con il suo “Make America great again” che non è altro che un sinonimo che viene ripetuto dai sui simpatizzanti sui social media con l’acronimo MAGA come parte delle loro risposte alle critiche.

Abbiamo visto l’uso dei “Prima gli italiani” anche da alcuni esponenti politici italiani, a partire da Matteo Salvini della Lega e in altri paesi come la Germania, l’Austria, la Francia e in modo particolarmente grande nei paesi dell’Europa orientale come l’Ungheria e la Polonia.

Fino a poco tempo fa il potere politico di Angela Merkel ha potuto fornire il contrappeso a queste pressioni, ma l’esito precario del recente voto tedesco ha lasciato anche l’Europa senza una guida decisa.

Conseguenze

 Ma quali possono essere le conseguenze di queste politiche che a molti sembrano una semplice frase comune? La risposta è abbastanza semplice e chi ha vissuto all’estero come migrante capirebbe al volo.

Dire “”NOI PRIMI” vuol dire automaticamente che chi non è come NOI non fa parte del nostro paese e quindi è da trattare con regole diverse e spesso discriminatorie. Questo aspetto si nota subito quando si tratta dei servizi sociali che non utilizzano origini per decidere a chi dare contributi. Infatti chi ha più bisogno di assistenza in un determinato momento in base a precise direzioni legali ed etiche, come situazioni finanziarie, stato di saluto di membri di una famiglia, minacce da parte di ex compagni ecc. Nell’ultimo caso decidere in base alle  origini invece del bisogno vero mette a rischio la vita delle vittime.

L’esistenza di priorità in base alle origini, vere o presunte, vuol dire effettivamente creare circostanze di membri della nostra società di prima e di seconda classe, con tutte le eventuali conseguenze per la qualità di vita dei diretti interessati e dello stato democratico vero di un paese.

Difatti, la Costituzione di quasi tutti i paesi, compresa la nostra Italia, riconosce parità di trattamento per tutti, cittadini o no, perché tutti i residenti di una democrazia moderna hanno gli stessi diritti e doveri. Basta fare una ricerca veloce per scoprire che la Corte Costituzionale ha più volte confermato questa clausola che alcune forze politiche vorrebbero togliere.

Inoltre, bisogna anche riconoscere che queste stesse clausole di parità di trattamento negli statuti di altri paesi, sono quelle che proteggono i diritti dei nostri concittadini che decidono di fare una vita nuova all’estero o semplicemente ci si recano per le vacanze o per lavoro.

Prezzo

 La tecnologia moderna ha aumentato il potere dei messaggi diretti e semplici come “NOI primi”, ed è stato proprio l’uso di questi mezzi che ha permesso a Trump di ottenere una vittoria che  nessuno aveva previsto 12 mesi prima.

Ma la vita non è semplice con temi in bianco o nero (in tutti i sensi) e ci troviamo sempre con molte sfumature nascoste da quella parola “primi”. Dobbiamo sempre ricordare che le risposte semplici a problemi non fanno altro che peggiorare situazioni. Basta aprire i libri di Storia per capire che il prezzo pagato nel passato per questi sbagli è stato troppo grande.

Come società abbiamo davvero voglia di ripetere questi orrori?