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Ambiente & Turismo

Italiani illustri: il botanico Nicola Terracciano     

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Il Prof. Nicola Terracciano, botanico e micologo, diresse il Giardino Botanico della Reggia di Caserta per oltre 40 anni, dal 1861 al 1903 lasciando una forte impronta di arricchimento di varietà e di sistemazione scientifica.

di Alexander Virgili

150 anni fa, al Giardino Botanico della Reggia di Caserta fu conferito il Diploma d’Onore in occasione dell’Esposizione Universale di Vienna del 1873, per l’insieme della ricchezza botanica presente, unitamente all’intensa attività di ricerca e studio sulle piante ivi svolta.  La grande esposizione internazionale, si tenne dal 1º maggio al 31 ottobre 1873 nell’allora capitale dell’Impero austro-ungarico, nel grande parco cittadino del Prater.  Principale autore di tale successo fu un botanico oggi noto solo agli specialisti, come recita la nota locuzione latina nemo propheta in patria.

Ciò vale anche per l’infaticabile artefice del giardino botanico della Reggia di Caserta (oggi tra i siti più visitati d’Italia), più comunemente noto come Giardino inglese, giardino ammirato da tutti i visitatori della Versailles d’Italia. Nicola Terracciano, colui che per un quarantennio lo ha diretto, con grande attenzione scientifica e passione, arricchendolo e ponendolo addirittura ai vertici della botanica europea, non risulta sia stato ricordato né al centenario della sua morte, nel 2021 né, per il 185° anniversario della sua nascita, avvenuta a Pozzuoli nel 1837.

Il Giardino “all’inglese” nel parco di Caserta era stato realizzato dal Vanvitelli e dal botanico tedesco John Andrew Graefer su richiesta della Regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie del Re di Napoli Ferdinando IV. I lavori, iniziati nel 1786, si erano orientati sin dall’inizio per una caratterizzazione botanica, con la presenza di piante esotiche e rare, tuttavia fu con due esponenti della prestigiosa scuola scientifica napoletana, i botanici Giovanni Gussone ed ancor più con il suo successore Nicola Terracciano, che l’area assunse appieno le caratteristiche di giardino botanico.  Il Prof. Nicola Terracciano, botanico e micologo, diresse il Giardino per oltre 40 anni, dal 1861 al 1903 lasciando una forte impronta di arricchimento di varietà e di sistemazione scientifica. A lui si devono l’incremento delle collezioni botaniche in piena terra e la sperimentazione di nuove colture da utilizzare nell’industria tessile, la costruzione della Serra Grande (1862-1870), nonché la coltura del vivaio e orto botanico delle piante indigene ed esotiche.   Del Terracciano è la descrizione più appropriata del Giardino, contenuta nel “Cenno intorno al Giardino Botanico della Real Casa in Caserta, ed a certe piante rare che vi si coltivano”, pubblicato nel 1876 unitamente ad una dettagliata pianta topografica.   Terracciano riorganizzò tutte le collezioni botaniche assegnando ad ognuna il proprio settore, contribuendo, in tal modo, a definire l’immagine ottocentesca del giardino, più orientata alla classificazione scientifica ed agli studi specialistici. La sua gestione del giardino fu caratterizzata da un’intensa attività di ricerca scientifica, come risulta dalle diverse pubblicazioni e riconoscimenti ottenuti anche in campo internazionale. Pur dando prevalenza agli aspetti scientifico-botanici il Terracciano non trascurò la visione scenografica complessiva del giardino, sottolineandone le valenze paesaggistiche “le piante in esso ora si raggruppano in masse compatte formando boschetti, ora diradandosi lasciando meriggi e parchi amenissimi… Il tutto poi percorso da viali tortuosi che ora ti mandano in un luogo ora in un altro del giardino medesimo, procurandoti così la sorpresa di prospetti sempre nuovi ed amenissimi”, come scrisse nel volume: “Cenno intorno al giardino botanico della Reale Casa in Caserta” del 1876.

Il prof. Nicola Terracciano, non si occupò solo del Giardino botanico della Reggia di Caserta, fu ricercatore scientifico e docente, realizzò molti studi sul campo esplorando e descrivendo la flora di Campania, Basilicata e Calabria, scoprendo diverse nuove specie; ancora oggi fondamentali i suoi contributi botanici su Lucania, Pollino, e Campi Flegrei.  Presso l’Orto Botanico dell’Università Federico II di Napoli, è dedicata a lui una sezione della biblioteca e dell’archivio, e nell’Herbarium neapolitanum di detto Orto Botanico c’è parte della collezione degli exsiccata adunati dal prof. Nicola e da suo figlio Achille (1861-1917), anch’egli botanico ed esploratore in varie missioni in Africa.  Un’altra parte dei materiali sono presso l’Università di Roma La Sapienza.

Negli ultimi anni, sino al pensionamento, fu Ispettore dei Reali Giardini; si spense a Napoli nel 1921. Autore di numerosi scritti, articoli su riviste scientifiche e libri, fu nominato Socio e Membro di numerose prestigiose istituzioni scientifiche europee, tra queste, la Société Nationale Académique di Cherbourg, la Société Royale linnéenne di Bruxelles, la Société neuchâteloise des sciences naturelles, la Royal Society di Edimburgo, la Real Società di Botanica e Zoologia di Vienna, l’Accademia Imperiale dei Naturalisti di Mosca.  Apprezzato forse più all’estero che non in Italia, è stato uno dei tanti italiani dei quali è giusto ricordare il contributo dato al Paese e alla cultura; siano stati essi scienziati, combattenti, tecnici, professionisti o semplici cittadini che hanno svolto con impegno e serietà il proprio lavoro, essi costituiscono esempi positivi in una società che sembra sempre più perdere memoria per quanti hanno contribuito alla ricchezza della storia e cultura italiane.

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