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Italiani all’estero: le feste e le distanze

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Il vero prezzo dell’emigrazione non è sempre ovvio e solo il tempo farà capire cosa vuol dire veramente emigrare, soprattutto per quei milioni che decisero di trasferirsi in continenti lontanissimi.

Di Gianni Pezzano

 

Le feste e le notizie cattive ci fanno sempre ricordare il nostro passato e con il passare degli anni ci si rende conto sempre di più di chi ci ha lasciati e del bisogno di tenerli vivi nella memoria. Qualche mese fa se n’è andato il cugino di mia madre che per mio fratello ed me era e sarà sempre lo zio Antonio. Per oltre un decennio le nostre famiglie condividevano le feste alternandole tra Adelaide dove abitavamo noi e Melbourne dove abitava lo zio con zia Marianella e la loro figlia Sandra.

Per noi italiani in Australia il Natale è d’estate e quindi il periodo di vacanze estive e lunghe per gli studenti. Coglievamo l’opportunità di poter visitare o ospitare quei parenti provenienti da luoghi lontani. Nel caso di Melbourne il viaggio di 800km impegnava una giornata e ricordo le partenze delle piccole ore per non perdere un minuto di tempo, oppure l’attesa alla finestra per vedere l’arrivo dei parenti a loro turno.

In quelle occasioni le case erano piene e i divani servivano per assicurare posto per tutti. Nel caso di zio Antonio e la sua famiglia il legame era speciale, non solo per motivi di famiglia, ma anche perché Sandra e i suoi amici a Melbourne erano i nostri coetanei e avevamo molto in comune, non tanto per la scuola, ma per le nostre esperienze da figli di immigrati. Però questa era una verità che non potevamo capire allora, ma solo con l’arrivo inevitabile della nostra maturità.

Naturalmente chi viaggiava portava regali e non solo i soliti regali natalizi, ma i prodotti casalinghi dell’anno che stava per finire. Il vino, i dolci fatti in casa, i sottaceti, poi mia madre conservava i salumi del maiale sotto lo strutto, o la sugna come la chiamava lei, per poterli conservare per queste occasioni. Non erano i soli prodotti preparati mesi prima. A maggio o giugno, la stagione del vino, il primo mosto era destinato alla bollitura per preparare il mosto cotto che era la base di molti dei suoi dolci natalizi.

Per noi la prima sosta a Melbourne era per fare un caffè a casa di un paesano di  papà alla periferia della città. Lui aveva soltanto un paesano ad Adelaide, ma Melbourne era diversa. Ricordo benissimo un giro di visite in una strada di quella città dove abitavano tanti suoi compaesani e non esagero più di tanto nel dire che se non parlavi il dialetto del loro paese nessuno in quella via ti avrebbe capito. Ora mi rendo conto che per papà era l’occasione di rivedere amici della sua gioventù e di poter parlare nel suo dialetto che sicuramente gli mancava.

Sia ad Adelaide che a Melbourne quelle occasioni erano piene di visite, giochi, risate, pranzi e cene tipici delle feste all’italiana. Non mancavano le obbligatorie telefonate ai parenti in Italia, una prassi più complicata e costosa di oggigiorno e per gli adulti era il modo di poter continuare a tenere vivi i contatti con i parenti rimasti a casa.

Purtroppo come tutte le stagioni questa era destinata a finire ed è successo in modo inatteso all’inizio degli anni 70 con la decisione di zio Antonio di tornare a Fondi. Mia madre fu devastata dalla notizia e versò molte lacrime per aver perso un altro legame con la sua famiglia in Italia.

Nel 1972 siamo andati in Italia e non potrei descrivere la gioia nel rivederli e anche la tristezza della prime parole di Sandra, “Riportatemi in Australia” che rivelò che per lei il ritorno non era stato facile, soprattutto nell’adolescenza che è già difficile di suo. Come per papà a Melbourne, per lei il nostro arrivo era l’opportunità di poter finalmente parlare con qualcuno in inglese e che poteva capire come era stata la sua vita in quel continente così lontano.

Il cambio dei tempi e le distanze si fanno sentire e malgrado la buona volontà di tutti i legami non potevano mai rimanere stretti come in quegli anni memorabili della nostra gioventù, ma ciò non cambia il fatto che questi parenti avranno sempre un posto speciale nel mio cuore.

Alla notizia della scomparsa di zio Antonio ho avuto un’ondata di ricordi bellissimi, di risate e di cene, di viaggi e di felicità e non immaginavo quanto mi mancasse quella stagione della mia vita. Ho telefonato immediatamente a loro con un senso di colpa per non aver tenuto i contatti ora che abito in Italia, ma nel sentire le voci di zia Marinella e di Sandra al telefono mi sono reso conto che rimarranno sempre dentro di me. Ora mi consolo pensando che mamma e papà siano di nuovo insieme a zio Antonio e che i nostri ricordi li tengono sempre vivi dentro di noi.

Queste esperienze fanno parte della vita degli emigrati e dei loro figli. Le distanze tra parenti dettano il nostro comportamento e la nostra vita. Per quanto vorremmo stare vicino ai nostri cari emozionalmente le distanze ci sconfiggono sempre. Però, nonostante questo, i legami perdurano per anni.

Il vero prezzo dell’emigrazione non è sempre ovvio e solo il tempo farà capire cosa vuol dire veramente emigrare, soprattutto per quei milioni che decisero di trasferirsi in continenti lontanissimi. Anche questo fa parte della Storia della nostra Italia, è la nostra Storia e parte integrale del nostro Patrimonio, personale e nazionale.

 

 

 

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