Il tatuaggio con finalità mediche lo può eseguire solo chi esercita una professione sanitaria. Un dramma nel dramma

By 25 Maggio 2019Salute & Benessere

Al bando gli esperti di dermopigmentazione,  anche se con alta qualifica e formatori di personale medico. Il Ministero della Salute ha emesso un provvedimento che vieta a questi ‘professionisti della bellezza’, dopo trattamenti oncologici, la possibilità di intervenire. Non potranno più disegnare con maestria quello che viene amputato per malattia grave

Desta scalpore e pone mille quesiti la decisione presa con provvedimento del 15 maggio scorso da parte del Ministero della Salute, riguardo l’attività degli esperi di dermopigmentazione svolta a favore del post oncologico, soprattutto a favore di donne mastectomizzate a seguito di cancro alla mammella. Questo il provvedimento che reca la firma del Direttore generale  Dott. Claudio D’AMARIO( http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2019&codLeg=69248&parte=1%20&serie=null)

‘Oggetto: Nota circolare sui tatuaggi con finalità medica; chiarimenti in merito alla pigmentazione dell’areola-capezzolo.

 Il tatuaggio con finalità medica è eseguito su persone che hanno subito modifiche nell’aspetto cutaneo quali esito di traumi, interventi chirurgici o patologie; consiste nell’introduzione di inchiostro nel derma al fine di coprire alterazioni della pigmentazione cutanea e di ripristinare l’aspetto di una cute sana, anche come complemento agli interventi di chirurgia ricostruttiva. Tra i tatuaggi con finalità medica rientra il tatuaggio del complesso areola-capezzolo, che è inserito nei Livelli essenziali di assistenza (LEA allegato 4, codice 86.02.3 “tatuaggio per pigmentazione del complesso areola –capezzolo”) La scrivente Direzione Generale, a seguito di specifiche richieste formulate da alcune regioni, previo parere dell’Ufficio Legislativo sentita altresì la Direzione Generale delle Professioni Sanitarie e delle Risorse Umane del Servizio Sanitario Nazionale, comunica quanto segue. La prestazione “pigmentazione dell’areola – capezzolo” deve essere eseguita esclusivamente da chi eserciti una professione sanitaria, in ambulatorio accreditato o autorizzato a seconda che venga o non venga eseguita a carico del Servizio Sanitario Nazionale: non può essere eseguita in strutture non sanitarie e da personale non sanitario. Da ciò consegue che attività formative, in tali ambiti, non possono essere rivolte agli operatori che svolgono le attività previste dalla legge 1/1990 per la figura artigianale dell’estetista, bensì 0014138-15/05/2019-DGPRE-MDS-P Assessorati alla Sanità Regioni Statuto Ordinario e Speciale posta PEC Assessorati alla Sanità Provincie Autonome Trento e Bolzano posta PEC Per il successivo inoltro alle Aziende Sanitarie e ai Direttori dei Dipartimenti di Prevenzione Sanitaria per conoscenza Comando Carabinieri Per la Tutela della Salute [email protected] esclusivamente ai professionisti sanitari, tramite specifici corsi di formazione da istituire presso i Dipartimenti e le Facoltà di Medicina e Chirurgia degli Atenei. Si evidenzia infatti che corsi concernenti tale pratica rivolti ad estetisti sarebbero in contrasto con le vigenti norme che regolamentano l’esercizio delle professioni sanitarie, sanzionabili ai sensi dell’art 12 della legge n 3/2018 che prevede e punisce l’esercizio abusivo di professione sanitaria’.


Una lunga battaglia, a quanto riferisce Angela Terlizzi dermopigmentatrice tanto esperta da essere docente di medici all’Università di Roma- Tor Vergata, sfociata in una sconfitta delle pazienti. “ Il Ministero della salute ha deciso che il tatuaggio dell’areola debba essere eseguito solo da personale medico. – denuncia dal suo profilo Fb la Terlizzi –  Per carità ….non mi toglie lavoro perché le areole le eseguo in regime di volontariato per cui mi riposero’ un po di più ma è vergognoso. Una nota fatta con i piedi: non è stato fatto divieto di trattare un seno ricostruito a seguito di mastectomia (sarebbe stato più coerente), in qualità di tatuatore posso tatuare un fiorellino, un cuore e persino un teschio sul seno ricostruito ma ahimè non posso tatuare un’areola”.

E qui sta il paradosso di questo provvedimento che vieta ai dermopigmentatori solo di tatuare l’areola e non altro. A questo bisogna aggiungere che tra le professioni sanitarie in elenco al ministero figurano anche podologi, fisioterapisti, infermieri come anche farmacisti o veterinari. Insomma, chiunque di loro con all’attivo un corso di formazione può effettuare questo genere di tatuaggi, utili a restituire dignità fisica e psicologica a donne che hanno subito amputazioni per malattia cancerosa. Il problema è in realtà molto più profondo ed economico come sempre accade. Il motivo del contendere sta nel riconoscimento del  SSN di questi ‘tatuaggi’ all’interno del percorso di ricostruzione della o delle mammelle mastectomizzate, a volte sono entrambe, , al fine di restituire alle donne vittime di malattia oncologica una vita quasi normale. Si tratta dunque di un riconoscimento economico di rimborso per il quale il Ministero della Salute ha deciso di tagliare fuori gli esperti del settore, unici fino ad oggi a prestarsi il più delle volte gratuitamente a questo scopo.

Come Angela Terlizzi che  lavora nel settore della dermopigmentazione da circa dieci anni, che in Usa si specializza nella Micropigmentazione correttiva para medicale e nei quattro anni vissuti negli Stati Uniti si perfeziona, e intraprende anche l’insegnamento, facendo molto volontariato e aiutando le donne sottoposte a chemioterapia a sentirsi più belle con il trucco, e a ritrovare la propria immagine con la ricostruzione dell’areola mammaria qualora sottoposte a mastectomia, o grandi ustionati con la ricostruzione delle sopracciglia, della mucosa labiale e la copertura di cicatrici, per diventare rientrata in Italia docente AIME di dermopigmentazione all’Università di Roma Tor Vergata. Ma quindi il podologo, l’infermiere, il veterinario, che ruolo hanno in un lavoro così delicato? Probabilmente la circolare diramata ha delle carenze espressive, risultando quantomeno poco chiara al di là dei veti imposti. E soprattutto, se la Terlizzi è docente di questa materia all’università di  Tor Vergata, perché lei stessa che insegna tecniche e modus operandi, perché viene privata della possibilità di operare su pazienti nel post oncologico?

Io che scrivo ho conosciuto Angela Terlizzi dopo un cancro al seno, sono stata operata di mastectomia unilaterale al Policlinico Umberto I e successivamente ho avuto l’opportunità, consentita dalla nostra legislazione in materia, di una ricostruzione mammaria effettuata dal prof. Massimo Vergine, lo stesso che mi inviò da Angela Terlizzi per completare il lavoro: il tatuaggio dell’areola. Angela Terlizzi mi accolse con grande solidarietà e non pagai nulla per il suo intervento. Mi spiegò che al di là del suo lavoro giornaliero, questo costituiva una missione per lei. Tutto vanificato da una circolare del Ministero della Salute.  

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