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GIORGIO ARMANI: da commesso vetrinista alla Rinascente di Milano a Re della moda italiana

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Ci lascia il grande Giorgio Armani, resta a noi in eredità lo stile di moda da lui coniato: semplice, pratico, mai volgare ma sempre contraddistinto da abiti di classe, al maschile e al femminile.

di Angela Celesti

Con la dipartita di Giorgio Armani si chiude una delle epoche italiane della moda più incredibili, a cominciare dagli anni Ottanta, quando il focus dell’attenzione sul nostro paese nel resto del mondo era dettato dalla moda, dalla “Milano da bere” ricca di fermento creativo e di affari, di grande effervescenza del Made in Italy che grazie agli stilisti come Armani, Versace, Ferrè  rivoluzionarono quello stile un po’ troppo sartoriale e rigido dell’haute couture definendo così il nuovo prèt-a-porter. Dopo gli anni delle tensioni sociali e politiche che avevano mutato il volto della città lombarda, Milano aveva voglia di cambiare e di voltare pagina. Le strade cominciarono a riempirsi e l’aperitivo affollava i locali in un mutamento sociale a cui i milanesi non volevano proprio rinunciare. Milano, strano a dirlo, si veste di fiducia e di ottimismo ogni mattina, divenendo in quegli anni “ La capitale economica e culturale d’Italia ”, in barba ai salotti romani, troppo muffiti per l’ edonismo crescente e il desiderio di godersi la vita in maniera spensierata. Il Quadrilatero della moda, via Montenapoleone e via della Spiga, divennero il cuore del lusso e della moda grazie a tre  giovani stilisti emergenti che avevano  in comune solo  la prima lettera del nome: Gianni Versace, Gianfranco Ferrè e l’ inventore della giacca destrutturata Giorgio Armani, scomparso qualche giorno fa a Milano all’età di 91 anni.

Giorgio Armani, nato a Piacenza nel 1934, arrivò a Milano per studiare medicina e tanto basterebbe ad immaginare il seguito. Armani nel suo percorso nel mondo degli abiti e del bello, capì a pieno il cambiamento che Milano stava affrontando, riuscendo ad immedesimarsi nella nuova città degli affari bisognosa di qualcuno che la intrepretasse anche esteticamente e nel vestirla nel vero senso del termine, trascinandola con energia ed entusiasmo verso il nuovo decennio. L’avanguardia della moda proposta da Armani, calzava perfettamente sugli uomini e le donne in carriera, devoti alla scalata sociale. Ma fu la sua collaborazione con il cinema americano che lo consacrò agli occhi del mondo. Nel 1980 il regista americano Paul Schrader per il suo film American Gigolò, chiese espressamente Armani di vestire il personaggio Julian Kaye, intrepretato da Richard Gere. Risultato? Un successo planetario per il film ma anche per lo stesso Armani che sfilò nella passerella più seguita del mondo: Hollywood! Una consacrazione per il bellissimo Richard Gere con gli iconici capi sartoriali nella vasta gamma dei grigi che hanno senza dubbio consacrato il suo successo e la sua bellezza. Giorgio Armani, affermerà anni dopo. ”Quel film ha contribuito  al mio successo” portando il marchio Armani e il suo stile nell’immaginario collettivo.

Uno stile che ha rivoluzionato in quegli anni i look maschili degli americani, dagli uomini d’affari e agli attori di successo. Nel 1988  ha lanciato, insieme alla sorella Rosanna, Emporio Armani, un nuovo marchio che non è soltanto tale, più vicino ad un concetto che anticipava di gran lunga la comunicazione nel mondo della moda, avvalendosi di temi culturali e sociali che  attraverso immagini su riviste, pubblicità e gigantografie sui palazzi di città, raccontano un modo di essere, una filosofia e non soltanto un brand. Dagli anni ‘90 le boutique Armani hanno raggiunto le città più importanti del mondo crescendo a dismisura. Armani si afferma senza mai banalizzare e ridurre a un abito il suo concetto di bellezza, anche se il risultato è un abito; la differenza però, sta forse in chi lo sceglie. Classe, qualità e ricercatezza hanno attratto i red carpet più importanti e le icone del cinema come Sofia Loren, Diane Keaton, Nicole Kidman, Cate Blanchett, Julia Roberts, Jodie Foster, Lady Gaga…

Ci mancherai Giorgio Armani, non soltanto per i tuoi bellissimi abiti privi di fronzoli, le tue giacche morbide, il tuo colore blu… ci mancherà il tuo pensiero, essenziale e pulito e la tua interpretazione della donna che va oltre la passerella. In una intervista di molti anni fa affermò: “Una donna vestita bene, con un bellissimo abito ma poco intelligente non si valorizzerà con l’abito; una donna con un brutto vestito ma intelligente ti farà dimenticare ciò che indossa”.

Grazie Giorgio Armani a nome di tutte noi!

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