“Il gene del delitto. Indagini neuroscientifiche e teorie post lombrosiane”

By 3 giugno 2017Diritti umani

Un testo di Alessandro Continiello ( Stango editore), avvocato e membro della Lidu onlus, sul delicato tema della criminologia, che analizza anche le novità nel campo delle neuroscienze e della genetica che ‘hanno permesso di scoprire che, alcuni requisiti genetici, potrebbero – il condizionale è d’obbligo – provocare un “malfunzionamento” tendente alla perpetrazione di gravi delitti’

 


di Domenico Letizia

La criminogenesi è una branca della criminologia che studia l’insieme delle tendenze di origine genetica o ambientale che possono indurre una persona o un gruppo di persone a compiere atti o comportamenti antisociali a seconda dell’intensità con cui si presentano queste tendenze in ogni individuo. Sul tema è da poco uscito l’affascinante volume scritto dall’avvocato del Foro di Milano e componente della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo Alessandro Continiello, dal titolo “Il gene del delitto. Indagini neuroscientifiche e teorie post lombrosiane” (editore Antonio Stango). Con l’autore tentiamo di comprendere a fondo l’attualità della criminologia e le sue evoluzioni.


  • Il neuro-diritto è nuova fonte di studio e di ricerca. Nel testo vengono passate in rassegna le teorie di Lombroso sino all’analisi delle ultime scoperte neuroscientifiche e genetiche. Cosa ci consegna l’attualità scientifica di particolarmente interessante?

Come lei correttamente spiega, la attuale querelle nasce dal fatto che la scienza, in quest’ultimi anni, ha compiuto “passi da gigante” nella comprensione dell’essere umano, in particolar modo attraverso lo studio del suo cervello, con nuove tecniche e metodologie (“in vivo”). Le novità nel campo delle neuroscienze e della genetica hanno permesso di scoprire che, alcuni requisiti genetici, potrebbero – il condizionale è d’obbligo – provocare un “malfunzionamento” tendente alla perpetrazione di gravi delitti.

  • Gli autori che si sono occupati di studiare il fenomeno degli omicidi seriali, hanno cercato di spiegare perché si diventa serial killer, ma soprattutto perché, tra i vari comportamenti socialmente devianti, alcuni individui scelgono proprio questo. Psicologi, criminologi e psichiatri sono tutti concordi nel ritenere che la famiglia, ed in particolare l’educazione ricevuta fino all’età adolescenziale, giochino un ruolo fondamentale in quello che è il corretto sviluppo sociale e mentale del soggetto. Possiamo approfondire tale analisi?

Nel mio testo, pur avendo richiamato le note e condivisibili teorie sociologiche (in primis del Sutherland, Taft ed i “conflitti culturali” del Selling) ci si è soffermati, come suindicato, soprattutto sugli studi e scoperte neuro scientifiche e di genetica comportamentale che indicherebbero, se si possiedono certe varianti alleliche, un aumento (rectius: un rischio) di poter metter in atto certi comportamenti antisociali e violenti, specialmente in situazioni ambientali sfavorevoli (ma non solo). Afferma, infatti, in un passaggio di un noto suo testo il professor Raine, che il crimine non è provocato soltanto da un ambiente sfavorevole – dove per ambiente si intende i genitori, abitazione etc. –, il crimine è caratterizzato anche da un cattivo funzionamento del cervello a livello biologico.

  • Un individuo può commettere delitti quali la truffa, l’usura o la ricettazione per mero arricchimento; o come semplice conseguenza a quello che è ritenuto un torto. Ma, cosa alberga nella mente umana quando si uccide, ad esempio, una persona con particolari modalità efferate?

La sua domanda, come si suole dire in gergo quotidiano, è da “un milione di dollari”. Penso che sia il sogno di ogni studioso e scienziato che operi in questo settore possedere la chiave per aprire lo scrigno della mente umana. Ritengo, altresì, si possa affermare, secondo quello che ho imparato dagli studi compiuti da autorevoli scienziati, che, escludendo in un soggetto il cosiddetto vizio totale di mente, potrebbe esserci un’altra ragione – o “mano invisibile” – che spingerebbe l’uomo a commettere atti contra legem. Io, da giurista, non ho fatto altro che riportare tali studi con un taglio legale, qual è il mio settore.

  • Al crescente numero di successi investigativi garantiti dall’inedito contributo della genetica forense, ha fatto riscontro, soprattutto a partire dagli anni novanta, un’enorme risonanza mediatica, il cui effetto è stato quello di favorire l’affermarsi di una valutazione distorta e fuorviante del ruolo e delle potenzialità di questa disciplina nelle sue applicazioni al campo dell’indagine criminologica. Possiamo provare a chiarire tale problematica?

Le rispondo con parole non mie (come ho già peraltro chiarito sono un semplice avvocato penalista e studioso della materia): le neuroscienze rappresentano un utile complemento alla tradizionale diagnosi psichiatrica. Non si sostituiscono ad esse. Alla luce di questa necessaria premessa, lo studio del crimine, de “l’uomo delinquente”, per citare il dott. Lombroso, necessita, a mio sommesso avviso, di una interdisciplinarietà (diritto, criminologia, psichiatria, psicologia, filosofia). A cui aggiungere, attualmente, anche il neurodiritto. Tutte le scienze e le conoscenze possono indirizzarsi verso un medesimo campo di azione per sviscerarlo, secondo differenti punti di vista.

  • Come coniugare nell’attualità delle democrazie l’indagine della genetica forense con la tutela della dignità umana e dell’individuo?

Senza richiamare quanto indicato nel testo, si potrebbe dire che, al di fuori delle differenti visioni della c.d. Scuola Classica e Scuola Positiva, questi nuovi studi minerebbero o, se si preferisce, metterebbero in discussione il cosiddetto libero arbitrio. Non vi sarebbe nessuna discrasia, ma una più ampia visione, forse più laica, dell’essere umano e delle sue scelte.

  • Ai giovani appassionati che si avvicinano allo studio della criminologia che consiglio vorrebbe dare?

Non so se sono la persona più indicata aprioristicamente a dare consigli, salendo su un pulpito e, nello specifico, a consigliare lo studio della criminologia. Nel senso che io sono laureato in giurisprudenza, avvocato penalista, con successivi studi post lauream nel settore criminologico. Posso, però, dire che un tema molto appassionante e meritevole di approfondimento è lo studio delle conoscenze empiriche sul crimine, sul reo, sulla condotta socialmente deviante e sul controllo di tale condotta. In fondo è un “segmento” della natura umana. Si può affrontare direttamente la materia con un corso di studi in criminologia; o da differenti angolazioni, quale quella di diritto o medica; psichiatrica o psicologica; etica (neuro-etica) e filosofica. La materia, come vede, può esser approfondita. Ritengo che sia indispensabile, comunque la si pensi, affrontare il “nodo Lombroso”. Termino con il dirle che ciò che deve muovere è la passione per l’approfondimento: bisogna esser affamati (di conoscenza) e folli, disse qualcuno. Spero il mio testo, acquistabile anche su Amazon, possa interessare.

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