Fivi, testo unico vino: serve più coraggio

La Presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti  Matilde chiede un database condiviso tra gli enti controllori e un ufficio centrale per le etichette


viniVerona, 25 marzo –  Condivisione dei dati raccolti dagli organismi che realizzano i controlli nelle aziende e un ufficio unico per l’approvazione delle etichette. Sono queste le richieste della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti che ancora non hanno trovato spazio nel Testo Unico per il vino, la cui bozza è stata presentata oggi dal Ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina a . “Pur andando nella corretta direzione di una sburocratizzazione del settore – spiega Matilde Poggi, presidente della –  il Testo Unico rappresenta una rivoluzione a metà. Introduce una cabina di regia per i controlli alle aziende, ma non prevede la condivisione dei dati raccolti tra i diversi enti coinvolti. Oggi capita che, anche a breve distanza di tempo, le aziende debbano fornire più volte le stesse informazioni, ad esempio all’Istituto Repressione Frodi, Asl e Guardia di Finanza. Per i vignaioli significa perdere giornate su giornate di lavoro”. La proposta della , che rappresenta oltre 900 produttori associati, è quella di creare un database condiviso da cui tutti gli enti possano attingere. Altro tema caro alla è quello dell’istituzione di un ufficio centrale che decida in tema di etichette. Un ufficio unico, gestito a livello centrale/regionale o presso gli enti certificatori, risolverebbe l’attuale insostenibile situazione di confusione nell’interpretazione delle norme. Dovrebbe essere una struttura che crei modelli corretti di etichette, i quali, una volta validati e adottati dai vignaioli, non vengano contestati in alcun dettaglio dagli enti e uffici periferici preposti ai controlli. “Ci auguriamo – prosegue la Poggi – che il sia disponibile ad un confronto su questi temi. Su altri argomenti, come la definizione di vitigno autoctono, abbiamo visto che le nostre osservazioni sono state accolte: se nella prima bozza di Testo Unico presentata nel giugno scorso veniva considerato autoctono ogni vitigno coltivato in Italia, oggi l’utilizzo di questa menzione è limitata alle varietà tipiche, di cui sia dimostrata l’origine esclusiva italiana”. Fino a mercoledì 25 marzo la è presente a Vinitaly al Padiglione 8, Stand B8/B9 e C8/C9. Per la prima volta un’area tutta dedicata ai soci con 53 aziende. La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti () è un’associazione nata nel 2008 con lo scopo di rappresentare la figura del viticoltore di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani. Per statuto, possono aderire alla solo i produttori che soddisfano alcuni precisi criteri: “Il Vignaiolo coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta”. Attualmente sono circa 900 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 9.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. 65 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale supera 0,6 miliardi di euro, per un valore in termini di export di 240 milioni di euro. I 9.000 ettari di vigneto sono condotti per il 49 % in regime biologico/biodinamico, per il 10 % secondo i principi della lotta integrata e per il 41 % secondo la viticoltura convenzionale.

 

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