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FABjustfab l’artista canadese che rappa amore ed eros a “ritmo fruit”
FABjustfab, la rapper canadese di origini italiane che con la sua solarità e personalità controcorrente dà vita a una musica dove sesso, libertà e amore si intrecciano in testi fruttati.
Le mani scivolano sulla linea sinuosa di un sax, mentre il basso si arrende al pizzico dei polpastrelli. In sottofondo, una voce arde e scalda l’atmosfera creando un’orgia passionale di suoni, respiri e versi, dove a sbocciare è l’amore. È l’effetto Fabrizia Di Fruscia in arte FABjustfab.
Cantante rapper e beatboxer canadese “dall’anima vecchia con un cuore giovane” nelle sue vene si intrecciano due ritmi genetici differenti, molisano e campano, che emergono nella sua musica in cui vige una regola: rendere l’amore metafora. Così, ogni verso incarna quello che più naturale restituisce la terra: i suoi frutti. Cibo per corpo e testi, vegetali e frutta si fondono in un mix intriso di erotismo e desiderio, rigorosamente beat.
Il suo viaggio nella musica dura da 18 anni e inizia nel 2008 a Montréal con la band Random Recipe. Un gruppo hip – hop che si è esibito in Nord, Sud America ed Europa realizzando 4 album pop/folk/rap in collaborazione con artisti internazionali come Rhonda Smith (Prince) e Ladybug Mecca (Digable Planets). Il gruppo ha anche aperto i concerti di Cypress Hill, Bomba Estereo e Macy Grey.
Oggi Fab ha intrapreso la strada da solista seguendo una musica che vive di relazioni, sperimentazioni e sfide controcorrente confluite in due album With love (2024). Ritmo funk, hip-hop, r&b e cumbiation in cui divampa il desiderio di esprimere amore, donarlo e saperlo ricevere e guarda al sesso come guarigione. Nectar (2025) invece è l’album che rimane fedele a hip – hop e r&b con le collaborazioni di Ema, Arianna Puello e Larry Joule, in cui predominano metafore succose.
La sua penna creativa e solare, inoltre, vanta anche la collaborazione con l’etichetta britannica Ninja Tunes per la quale ha realizzato processi di scrittura creativa per spot pubblicitari e serie televisive (Chanel, Métiers d’Art, Nike, BroadCity, Workin’ Moms, Toyota, Redbull, Gatorade…).
Ma la musica è ciò che la rende viva e si comprende da ogni sua esibizione sul palco – accompagnata da James Challenger (basso) e Jonathan Drouin (sax) – che genera hype smisurati per il ritmo provocante e passionale.
Quando arriva la chiamata alla musica?
«Sono cresciuta ascoltando tutti i generi musicali, soprattutto funk e soul grazie a mio padre; mentre hip – hop e reggae grazie al mio baby sitter super cool. In Canada negli anni ‘90 la musica alla radio era molto varia: dal pop alla dance, fino al rock e grunge, dunque c’era davvero tanto spazio per esplorare.
Però hip – hop e funk mi sono rimasti dentro e con loro mi ha sempre affascinata anche l’arte del rap e della poesia. A 14 anni mentre tutte le mie amiche avevano foto dei calciatori preferiti o degli attori più belli, io avevo poesie e versi rap. Sognavo di diventare un’artista, una dj, una cantante rapper e negli anni ‘90 pochissime donne lo facevano. Giocavo anche a calcio, quindi direi che mi piaceva un po’ sfidare la società».
I tuoi musicisti preferiti?
«Le mie più grandi ispirazioni musicali sono i suoni funk e soul degli anni ’70 e ’80 di Chaka Khan, The O’Jays, George Benson mescolati con lo stile degli anni 2000 dell’r&b e dell’hip – hop: Outkast, Snoop Dogg, Toni Braxton, Cypress Hill, TLC e con i suoni e le produzioni eclettiche di oggi come Anderson Paak, Janelle Monáe, Kaytranada».
Come descriveresti la tua musica?
«Sono molto attratta da pensiero positivo, felicità, luce, bontà, gioia e divertimento… tanto divertimento. Sogno un modo perfetto e felice, un’utopia (ride). Quindi vedo il bicchiere sempre mezzo pieno e cerco di usare la musica come strumento per diffondere felicità e amore.
Il mio progetto solista è proprio questo: l’amore. Vivere senza confini, senza limiti, amare in tutte le forme e dimensioni. Il fatto che nel mondo manchi così tanto amore mi ha spinta a concentrarmi su questo tema e a cercare di diffonderlo con la musica».
Come mai proprio la frutta come oggetto delle tue canzoni?
«Uso metafore legate al cibo e alla natura – due cose bellissime ed essenziali per il nostro benessere – per parlare di sensualità e sessualità un po’ come nello stile poetico e nei testi del funk e soul degli anni ‘70.
I testi hip – hop spesso sono troppo duri e un po’ troppo espliciti per me; preferisco essere più sottile e romantica. Poi sono italiana: cibo e natura sono fondamentali e fanno parte della mia crescita. Sono elementi essenziali per la nostra sopravvivenza, insieme a un tetto sopra la testa e all’amore. Tutto il resto sono solo distrazioni e voglio che le persone si fermino e riflettano su come vivono».
Siamo abituati ad ascoltare testi rap e hip – hop forti o con parolacce che enfatizzano emozioni, vicende e stati d’animo. Pensi siano necessari per dare credibilità a una canzone?
«Credo nella libertà di espressione. Penso che ognuno sia libero di esprimersi come vuole, in base a tanti fattori come da dove viene, il contesto o l’ambiente in cui vive e ciò che gli passa per la mente. Ma se devo scegliere, mi piace quando la poesia è morbida e dolce, ricca di metafore e meno cruda, dura o scioccante. Mi affascina il concetto di leggere tra le righe, giocare con i suoni e le immagini per creare una storia e una rima».
Da cosa prendi ispirazione per i tuoi testi?
«Il mondo è stato conquistato dalla cultura Occidentale, dall’Europa, in modo molto ingiusto; è stato indottrinato imponendo stili di vita, educazione, spiritualità. Sono felice di vedere finalmente che le cose stanno cambiando e le persone si stanno riprendendo il loro spazio. Passare gli inverni in Messico mi mette in contatto con la bellezza delle popolazioni indigene, i primi popoli del Nord America. La ricchezza della loro cultura e pensiero è ancora viva dopo tanti anni. In Canada invece tutto questo è perso a causa del genocidio e quella profondità è stata sostituita circa 400 anni fa, da cose superficiali e artificiali.
E come voleva l’Occidente siamo diventati anche noi schiavi del sistema. Questo mi rende molto triste e così trovo l’ispirazione per scrivere musica che aiuti le persone a tenere la testa alta. La paura è la cosa più difficile da superare, ma credo fermamente che si possano cambiare vecchi schemi, modi di vivere e che, in qualsiasi momento, si possa ricominciare da capo. Alla fine qual è la cosa peggiore che può succedere?».
Secondo te qual è lo scopo della musica?
«La musica porta colore alla vita. È il sapore della ricetta, non le quantità e le dosi matematiche. È necessaria. Anche il suono più sottile è necessario. Ritmi e melodie. La combinazione più sensuale e fruttata!».
La musica per te è…
«L’amore. Per me la musica è amore. Viene direttamente dal cuore, anche se può passare attraverso la mente o il corpo; penso che nasca da un battito. Amore, in tutte le sue forme e stati».
Una canzone che ami e vorresti aver scritto tu?
«Luther Vandross: Never Too Much. Che canzone straordinaria! La melodia e il ritmo, la linea di basso, l’orchestra, la storia, wow».
Cosa hai in serbo per il futuro della tua musica?
«A lungo termine, voglio lavorare a un album country di ispirazione messicana. Nel breve termine, voglio pubblicare alcuni brani hip – hop e r&b, con più collaborazioni italiane (il mio sogno sono i Nu Genea). Voglio scrivere musica più felice, magari integrando anche un po’ di reggae!».
