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Diritti umani

Edge: quando la difesa dei diritti umani restituisce valore alla ‘diversità’ 

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Edge: quando la difesa dei diritti umani restituisce valore alla ‘diversità’

Intervista all’avv. Mario Di Carlo – “Leadership & LGBTI+” 

di Annamaria Antoniazza 

EDGE è il primo gruppo italiano di imprenditori, imprenditrici, manager, professioniste e professionisti LGBTI+. 

Nella presentazione dell’associazione si legge: “EDGE considera lo scambio umano, esperienziale e professionale tra i soci una delle sue finalità principali. A questo scopo l’associazione promuove l’organizzazione di momenti di socialità alternati a iniziative di formazione e lavoro su progetti con obiettivi concreti e condivisi.” Socialità e sensibilizzazione: come ha sviluppato questo rapporto la sua associazione negli ultimi anni? Ha avuto modelli di riferimento a livello internazionale? 

La nostra associazione nasce nel 2011-2012 portando in Italia un’esperienza maturata in Svizzera, Francia, Germania, Austria ed altri Paesi dalle associazioni che oggi sono riunite nell’ European Pride Business Network. Le idee portanti risiedono nella ricchezza anche economica della valorizzazione della diversità nelle organizzazioni e nella capacità della visibilità e della autenticità nel consentire a ciascuno e ciascuna di noi di esprimere al meglio il proprio potenziale, certamente senza ignorare le condizioni del contesto
lavorativo.
Da un lato occorre che le organizzazioni pubbliche e private lavorino concretamente per modificare le proprie regole, prassi, comportamenti e cultura, per includere le diversità. Reciprocamente è necessario che le persone portatrici delle diversità trovino gli
strumenti per beneficiare del lavoro delle organizzazioni e soprattutto per affrontare le sfide che la visibilità porta con sé e per coglierne le opportunità. Noi cerchiamo di creare questa consapevolezza e di supportare il trasferimento di soft skills sia creando momenti di scambio informale sia con un programma di formazione, il LGBTI+ Leadership Enhancement Program, che vede il racconto di esperienze rilevanti e sessioni di formazione in materia di diritto, psicologia, comunicazione e management. 

Coming out e leadership LGBTI+: quanta paura esiste? Quali sono i limiti mentali, i pregiudizi inconsci che spingono ancora ad oggi le persone a non condividere appieno il proprio vissuto personale nella dimensione del lavoro? 

Difficile fare una fotografia omogenea. 

Le persone LGBTI + sono sempre più visibili in ambito lavorativo ma vi è una incidenza
profonda del fattore umano, delle storie personali, dei contesti. I pregiudizi inconsci, i bias, sono un elemento intrinseco dei nostri processi mentali e lavorano su entrambi i fronti della comunicazione e della percezione nella relazione interpersonale. 

Nella formazione di molti di noi purtroppo c’è o c’è stata una visione, una impronta, negativa ed è necessario prenderne consapevolezza e decostruire. Certamente le generazioni più giovani sono mediamente più libere, più consapevoli e meno disponibili a sacrificare la propria autenticità. 

Molti ambienti lavorativi continuano ad essere se non ostili quanto meno refrattari alle diversità ed all’inclusione. Anche qui i bias pesano e si scaricano sulle persone LGBTI +. 

Altre organizzazioni invece investono in D&I per supportare il cambiamento. E’ un cambiamento che comporta fatica ma libera energie ed occasioni. Si tratta però di un
processo complesso e lungo ed anche nelle organizzazioni che lavorano sulla strada dell’ inclusione può essere ancora difficile fare coming out. Non va poi dimenticata la sfera personale. L’ambito personale e familiare continua ad esser spesso ancora fonte di grande preoccupazione se non di traumi e perfino di violenza legati al coming out. Qui il lavoro culturale delle organizzazioni private è importante ma si tratta di un lavoro culturale che spetta a tutta la comunità. 

Nel suo caso specifico cosa ritiene di dover suggerire ad un giovane professionista LGBTI + per vincere nel mondo del lavoro senza nascondersi? 

La visibilità è sicuramente un asset di successo e realizzazione. Non è sempre
possibile e semplice. Il mio suggerimento è di puntare ad essere visibili, di informarsi e selezionare il proprio datore di lavoro, di creare relazioni autentiche, una rete di relazioni che possa offrire sostegno, di sfruttare l’opportunità di aderire ai gruppi LGBTI+ aziendali e ad associazioni come EDGE, di essere aperti al confronto e non sulla difensiva, di attingere alle esperienze altrui, di comprendere il contesto ed avere se necessario una strategia. 

 

BIO

EDGE è un network per la crescita personale e professionale tramite lo scambio di esperienze, un gruppo consapevole di persone LGBTI+, una forza propositiva per il miglioramento della società civile italiana. 

Mario Di Carlo – Avvocato cassazionista e socio dello studio legale Ristuccia Tufarelli & Partners dove si occupa di diritto d’impresa e diritti umani è socio fondatore di EDGE e presidente dal 2019