Arte & Cultura

Dopo il disastroso terremoto del 2009, a L’Aquila, il 19 dicembre scorso ha riaperto il “Munda” Museo Nazionale d’Abruzzo

By 9 Gennaio 2016 No Comments

Lavori di ristrutturazione all’avanguardia per le tecnologie antisismiche e un percorso di grande fascino, con una selezione di più di 100 opere, in attesa del pieno recupero del Castello cinquecentesco.

image (1)L’Aquila, 9 gennaio – Un evento emozionante, non solo per l’importanza del progetto museografico e museologico, l’eccellenza dei lavori strutturali e di restauro compiuti, il valore storico-artistico delle opere esposte, ma anche e soprattutto per il significato che esso assume per L’Aquila e le terre d’Abruzzo dopo il disastroso terremoto del 2009. Dal 19 dicembre 2015 ha riaperto il MUNDA – Museo Nazionale d’Abruzzo nella nuova sede dell’ex Mattatoio comunale, completamente ristrutturata e ripensata per questa sua nuova funzione. A inaugurarlo il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, con il Segretario Generale del MIBACTAntonia Pasqua Recchia, il Direttore del Polo Museale dell’Abruzzo Lucia Arbace, il Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, il Sindaco della Città de L’Aquila Massimo Cialente e  Mons. Giuseppe Petrocchi Arcivescovo Metropolita dell’Aquila. Opere a lungo rimaste invisibili ora tornano in uno spazio museale voluto dal Ministero per dare un forte segnale di ripresa  in attesa del pieno recupero del Castello cinquecentesco, sede storica del Museo, profondamente ferito dal sisma.  “A quasi sette anni dal terribile sisma che colpì l’Aquila il 6 aprile 2009, il Museo Nazionale d’Abruzzo riapre negli spazi dell’ex Mattatoio comunale dove troveranno collocazione oltre cento opere a suo tempo esposte all’interno della Fortezza Spagnola. Il MUNDA apre così le sue porte al pubblico e in particolare alla comunità aquilana, che sono certo ritroverà con emozione e orgoglio il piacere di visitare un patrimonio straordinario restituito alla comunità grazie al lodevole impegno di tutto il personale degli organismi territoriali del MiBACT. Grazie alla cultura oggi facciamo un altro passo per far tornare viva L’Aquila”. Così il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini. Il terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009, ha inferto un duro colpo ai palazzi storici, le chiese e i monumenti implacabilmente crollati o lesionati al punto da essere inagibili; madonne e crocifissi lignei, santi in terracotta o in pietra scaraventati a terra dalla forza delle vibrazioni;  dipinti su tela e tavole offesi dalla pioggia di calcinacci come mostrano le drammatiche sequenze del documentario Arte salvata.

image (2)La nuova sede del Museo Nazionale d’Abruzzo è stata dotata di piastre antisismiche: ciascuna scultura ha un piedistallo di sicurezza appositamente studiato,  pronto a oscillare alla minima vibrazione. Inoltre la struttura d’archeologia industriale che ora ospita il museo, anch’essa colpita dal terremoto, è stata ristrutturata adottando un sistema di consolidamento totalmente innovativo (il metodo CAM), “’imbrigliando” le murature perimetrali con fasce in acciaio inossidabile, in modo da realizzare un sistema tridimensionale di cuciture che le “impacchetta”, con un benefico stato di precompressione triassiale. Un intervento di particolare valenza e significato per il futuro dell’Aquila e dell’Abruzzo ha quindi interessato l’ex Mattatoioche – destinato a funzioni culturali e assegnato in comodato gratuito trentennale dal Comune dell’Aquila al Mibact, per ospitare una selezione delle opere del Museo Nazionale d’Abruzzo – è situato in borgo Rivera, a ridosso delle mura urbiche vicino alla Fontana delle 99 Cannelle: un’area strategica e fortemente simbolica, ove con maggiore evidenza s’avverte lo spessore della storia de L’Aquila riconducibile all’abbondanza dell’acqua; un luogo legato alla fondazione della città che dal castello di Acculae (“le sorgenti”), dominante Borgo Rivera, ha preso il suo nome. L’opera di restauro e di funzionalizzazione dell’ex Mattatoio è stata interamente assunta dallo Stato italiano, con oltre 6 milioni di euro, per il tramite del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo attraverso Invitalia, nell’ambito del progetto MUMEX, i grandi musei attrattori del Mezzogiorno d’Italia. La selezione del corpus espositivo è di oltre cento opere, tra le più importanti del Museo Nazionale d’Abruzzo che aveva sede nella Fortezza Spagnola: materiali di diverse epoche e tipologie (reperti archeologici, sculture lignee e dipinti fino al XVIII secolo) rappresentativi della varietà e qualità delle collezioni e identitari della storia e della cultura dell’intera regione. Si potranno così ammirare nuovamente alcune delle più belle e antiche Madonne d’Abruzzo, come laMadonna di Lettopalena del XII secolo e la Madonna “de Ambro” della prima metà del XIII secolo, e capolavori come il Trittico di Beffio il Cristo e l’adultera di Mattia Preti. Numerose sono poi le opere esposte che, recuperate tra le macerie, sono state condotte a nuova vita grazie a sapienti restauri,molte delle quali custodite presso i depositi del museo preistorico di Celano Paludi divenuto, in seguito all’emergenza, centro di raccolta e primo soccorso con un’equipe che si è costantemente adoperata in tal senso. Un intervento tra tutti va ricordato: quello per il recupero incredibile della Madonna e santi di Giovanni Paolo Cardone ridotta a un degrado apparentemente irrecuperabile.  Dopo essere stata massacrata dai muri crollati, era rimasta per mesi all’aperto sotto l’acqua e l’ultima neve di quella inclemente primavera aquilana.


image (3)La tela lacerata è stata sottoposta a studi approfonditi che hanno portato alla ricomposizione dell’immagine.  Una nuova metodologia è stata messa a punto da Eugenie Knight – coinvolta in questo difficile compito dall’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro di Roma – per ridare forma alla tela, con un notevole contributo scientifico alla disciplina italiana del restauro.  Oltre al lavoro di pulitura, la paziente ricucitura di tutti i lembi strappati ha permesso di fare “risorgere” l’immagine sacra. Ma anche il duecentesco Cristo deposto proveniente dal Duomo di Penne, precipitato rovinosamente a causa del sisma con gravissime conseguenze, è tornato a splendere grazie a un restauro finanziato dalla Wiegand Foundation di Reno (Nevada). La potenza dell’impatto con il suolo aveva determinato lo schiacciamento irreversibile delle fibre di legno in corrispondenza del naso e del ginocchio sinistro; una frattura al collo aveva provocato un parziale distacco della testa, rimasta unita al busto grazie alla resistenza delle fibre più interne del supporto.  Anche la pellicola pittorica era in condizioni davvero gravi ed è stato quindi necessario  arginare le mancanze imputabili alla caduta, sulla fronte, il profilo destro e la nuca in corrispondenza del collo. Un assoluto capolavoro.  Nel complesso sono state restaurate in questi anni oltre 80 opere del museo, consentendo di avviare anche nuovi studi e ricerche storico-critiche  sul patrimonio abruzzese finora poco studiato; le restanti opere sono state sottoposte a interventi di manutenzione. Le ditte e i laboratori di restauro coinvolti sono stati oltre una dozzina; gran parte delle azioni conservative del patrimonio d’arte, del museo e delle chiese aquilane sono state eseguite con finanziamenti erogati alla Soprintendenza BSAE dell’Abruzzo nell’ambito del Programma Ordinario dei Lavori Pubblici, dal Superiore Ministero, ma alcuni restauri sono stati sponsorizzati anche da soggetti privati: Wiegand Foundation di Reno (Nevada), Banca d’Italia, Italian American Museum, Fondazione Roma, Civita,  Fondazione Cassa di Risparmio di Asti,Museo dei Cappuccini di Milano e l’Accademia Italiana di Cucina di Kyoto. L’apertura del Museo Nazionale d’Abruzzo a Borgo Rivera è un momento di riscoperte e di autentica sorpresa; una grande festa che è stata sancita anche dalla gratuità dell’ingresso, fino al 3 gennaio 2016, e da una risposta di pubblico impressionante. Oltre 6300 visitatori nei primi 12 giorni.

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