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Cara Liviuccia, per raccontare l’imperscrutabile: le lettere alla moglie di Giulio Andreotti  

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Nelle librerie il volume Cara Liviuccia, lettere alla moglie, di Giulio Andreotti, il libro edito da Solferino, con la prefazione del sociologo Giuseppe de Rita, una sorprendente raccolta  di documenti privati e inediti di Andreotti, lettere indirizzate alla moglie Livia che raccontano un  Andreotti cosi diverso dall’ uomo tutto d’ un pezzo, riservato, misterioso e imperscrutabile che conosciamo come uno degli uomini politici più importati e longevi del 1900

di Antonio Martinelli Carraresi

Nelle librerie il volume Cara Liviuccia, lettere alla moglie, di Giulio Andreotti, il libro edito da Solferino, che esce con la prefazione del sociologo Giuseppe de Rita, è una sorprendente raccolta  di documenti privati e inediti di Andreotti, lettere indirizzate alla moglie Livia che raccontano un  Andreotti cosi diverso dall’ uomo tutto d’ un pezzo, riservato, misterioso e imperscrutabile che conosciamo come uno degli uomini politici più importati e longevi del 1900, l’esponente di spicco della Democrazia Cristiana  che fu ministro degli Esteri, della Difesa, del Bilancio, delle Finanze, del Tesoro e dell’Industria, dei Beni Culturali e sette volte presidente del Consiglio. Le lettere, raccolte a cura dei figli dello statista, incuriosiscono,  rivelando  il profondo  rapporto di fiducia  che lo legava alla moglie e coprono l’arco di due decenni  portando alla luce  una famiglia  amata e sempre gelosamente protetta da Andreotti che conclude  ogni scritto con la frase, baci ai bambini.

“Insieme sempre, nell’intimità come nelle valutazioni esterne, c’era un segreto in tutta questa parità?   Io credo che essa si sia alimentata e accresciuta negli anni, ma esisteva fin dall’ origine, da quel fidanzamento nel drammatico inverno del 1943/44”, cosi Giuseppe de Rita nella sua prefazione. 

In Cara Liviuccia, c’è un Andreotti che ti accoglie, mentre descrive le sue giornate con semplicità e verità, mentre descrive i momenti comuni  di uomo come tutti, parlando di  che cosa mangia, dei suoi mal di testa, dell’orgoglio per risultati scolastici dei figli, della vita coniugale, ma anche quando racconta dei  pranzi con Ambasciatori e Cardinali o  le riunioni di partito  o fatti più delicati, come quelli riferiti ai retroscena del mondo politico di allora, le confessioni di de Gasperi, l’elezione di Montini al Conclave del 1963, Cara Liviuccia, lettere alla moglie diventa, cosi, anche un interessante, veritiero racconto dello spaccato della storia italiana del tempo.

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