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Cinema & Teatro

Albatross, torna a volare per raccontare la sua storia

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Tempo di lettura: 4 minuti

Albatross, scritto e diretto da Giulio Base nelle sale da oggi, è una storia mai raccontata, quella di Almerigo Grilz, il primo reporter italiano caduto su un campo di battaglia dalla fine della seconda guerra mondiale.

di Isabel Russinova

Il Cinema Moderno, il più antico di Roma, rinato alle porte del 2000, affacciato nella monumentale Piazza della Repubblica, gremito di pubblico, ospiti ed autorità, alla presenza delle più alte Istituzioni della Cultura, dal Ministro Giuli, al Presidente della Commissione Cultura, al vice Presidente del Senato, Maurizio Gasparri, al Direttore Generale di Rai Cinema Paolo del Brocco, ai due tra i protagonisti della scena del giornalismo internazionale come Fausto Biloslavo e Gian Micalessin, ispiratori dell’opera e molti altri, ha accolto l’attesa Premiere del film Albatross, scritto e diretto da Giulio Base, con protagonista una storia mai raccontata, quella, con al centro, Almerigo Grilz, il primo reporter caduto in battaglia, dal secondo dopoguerra del secolo scorso.

Dopo le introduzioni di rito: le presentazioni del cast artistico e tecnico, della produzione, distribuzione, della regia e la consegna di riconoscimenti, si sono spente le luci, è calato il silenzio ed è salita l’attesa mentre sono partiti i primi titoli di Albatross che ha catturato l’attenzione già con le prime note della convincente colonna sonora.


Il film scorre, ti coinvolge, merito della bella scrittura e convincente regia di Giulio Base, che ancora una volta dimostra di saper governare la scena. La storia improntata su due livelli temporali, quello che parte dal 1977 e ripercorre la storia di Almerigo, dall’attivismo politico cosi discusso e scomodo, alle sue intuizioni imprenditoriali, la genialità e il coraggio di scegliere sempre la strada più in salita, quella che lo porterà a perire in battaglia impugnando la sua camera da presa alla ricerca della verità ad ogni costo, quella verità mantra della sua vita, e quella contemporanea con protagonista il suo storico amico e avversario,
Ferrari, personaggio inventato, che nel film è fondatore di radio popolare, che si batterà perchè a Grilz gli possa essere riconosciuto il valore di reporter, con una targa a ricordo.
Scorrono le immagini, nel silenzio spesso ed attento del pubblico, per me la visione del film è un’esperienza diversa, molto particolare, io questa storia la conosco bene, conosco i suoi protagonisti, conosco la città da dove tutto parte, conosco quegli anni e la malia che li ha caratterizzati, perchè ero lì, infetta dalle stesse inquietudini dei protagonisti.


Quel 1977 a Trieste, la mia città, dove sono cresciuta, vivendo tutti luoghi del film, dove ho studiato e frequentato il liceo classico Petrarca in classe proprio con Gian Micalessin, lo ricordo bene, ricordo quegli anni infuocati e immersi nella guerra fredda, che divampavano nelle giovani generazioni e Trieste non era certo la Trieste di oggi, tra le più internazionali della nostra Europa, allora Trieste aveva appena incassato il Trattato di Osimo che siglò definitivamente il confine a Trieste tra Italia e la Yugoslavia e che ancora adesso duole a molti triestini e giuliano dalmati, la stessa città dove Basaglia, con la sua legge nel 1978 sancì la chiusura dei manicomi, una città vibrante, come lo è oggi e come sempre sarà, ma allora costretta a stare piegata e lei, abituata a parlare tante lingue, pregare tante religioni e guardare il mare abbracciando velieri da ogni luogo, allora faceva respirare la sua sofferenza ai più giovani, instillando loro l’istinto del riscatto, partire , conoscere, scalare da soli le possibilità che sentivano recluse, ecco l’immagine di Albatross, così cara ad Almerigo Grilz, un uccello che può apparire pesante ma quando apre le ali e spicca il volo è il più imponente di tutti sul mare e Albatross sarà il nome dell’agenzia press fondata da Grilz, Biloslavo e Micalessin, che riuscì a spiccare il volo arrivando in alto, come i suoi fondatori che, anche oggi, dai teatri di guerra più difficili, con la loro professionalità e coraggio, ci permettono di vedere attraverso i loro occhi i fatti delle guerre.
La verità, sabbiamo bene ha più facce, più voci e deve essere guardata ed ascoltata da più parti e il contradditorio sulla personalità di Almerigo, cioè la sua militanza politica e alcuni degli episodi che l’hanno contraddistinta, lo racconta nel film lo stesso regista, nel suo monologo, a conclusione del quale, Giancaro Giannini alias Ferrari conclude dicendo: ”si, d’accordo, solo che Almerico Grilz è morto, là”.
Almerigo Grilz è morto sul campo di battaglia e ora riposa in Africa stringendo ancora la sua camera con gli ultimi fotogrammi di una verità da raccontare e giace, dove è stato colpito, sotto l’ombra di un albero secolare.

Lodevole lo sforzo produttivo, generoso tutto il cast artistico, magnifico come sempre Giancarlo Giannini.

Albatross nei cinema dal 3 luglio 2025

Prodotto da One more picture, Rai Cinema
con il sostegno di, Apulia Film Commissiom e Friuli Venezia Giulia Film Commission
Distribuzione Eagle Film Italia

Fotografia, Francesco Riccobene
Montaggio, Diego Capitani
Scenografia, Viviana Panfili
Costumi, Laura Costantini
con
Francesco Centorame, Michele Favaro, Linda Pani, Tommaso Santini,
Luca Brendonsani, Paolo Massaria, Giovanni Vit, Gionna Paolo Scaffidi
e
Giancarlo Giannini
Regia, Giulio Base

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