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Ambiente & Turismo

Ad una settantina di chilometri da Reggio Calabria, Bruzzano Zeffirio un antico borgo di grande valenza storica.

Titty Marzano

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Sul monte Bruzio, nel punto in cui le antiche carte geografiche indicano Capo Bruzzano, i resti di una bellissima città fortificata.

Esistono luoghi dove il tempo sembra essersi fermato, anzi dove si viene catapultati improvvisamente indietro. Uno strano effetto, quasi una porta spazio-temporale, è quello che si sente attraversando alcune porte urbiche che ci portano a borghi bellissimi, nei quali gli unici compagni d’avventura sono i suoni prodotti dalla natura. Ci troviamo a Bruzzano Zeffirio dove sono stati effettuati importanti ritrovamenti archeologici negli scavi condotti dall’Università di Siena, le cui indagini non sono ancora completate, e stiamo per attraversare l’arco dei Caraffa.

Rivolto ad est, come tutte le porte urbiche medievali introduce al centro del borgo. La struttura, con arco a tutto sesto, è fiancheggiata da false colonne e lesene, e ricorda la forma architettonica tardo rinascimentale. Realizzata in mattoni e calce si presenta rivestita di intonaco e completamente decorata con affreschi raffiguranti scene floreali, stemmi e cornici in stile puramente barocco. E’ la cosa più recente che vedremo, dopo averlo attraversato un tuffo nel passato.

Un dislivello, di soli venticinque metri, separa il paese vecchio dalla rupe fortificata che si trova a più di 130 metri. Qui ciò che vediamo è quanto, rimasto dopo i sismi tra cui quello violentissimo del 1908, fu edificato tra il X ed il XI secolo e divenne per i Saraceni quartier generale.

Il borgo fu proprietà dei De Brayda, dei Busca, quindi dei Marchesi Ruffo e dei Marullo. Passato ai Danotto, agli Aragona de Ajerbe  e agli Stayti ebbe come ultimi proprietari, fino al 1806, i Carafa  o Caraffa di Roccella.

La Rocca, detta Armenia, è uno stupendo monolite di arenaria dominante il territorio, che in alcuni punti diventa un tutt’uno con i ruderi del Castello e delle mura, al cui esterno sono ancora visibili i resti dei contrafforti di recinzione.

Il primo sguardo è indubbiamente attratto da quelle che possiamo identificare come strutture difensive, mura perimetrali a pianta quadrangolare sulla quale insistono le torri anch’esse squadrate. Della “Sala d’armi”, riconoscibile per le feritoie, rimangono i muri perimetrali.

Proseguendo ci troviamo in un’ampia piazza scoperta in cui possiamo osservare numerose cisterne, atte alla raccolta delle acque pluvie, scavate nella roccia.

Nella fortificazione sono presenti altri ambienti scavati nell’arenaria tra cui le prigioni.

Molte le costruzioni presenti sul cui uso non vi è piena certezza, ma sotto il dominio dei Carafa, furono assunte a dimora signorile e anche il Castello perse l’originaria funzione. Forse, anche per questo, gli ambienti destinati a dimora sembrano essere in migliore stato di conservazione rispetto al Castello.

La struttura che conserva il miglio aspetto è la prima a presentarsi, fra l’altro la più grande, che si sviluppa su un solo livello e possiede una grande sala cui si accorpano altre cinque stanze.

Le altre strutture invece mostrano uno sviluppo su due livelli e tra di esse si snodano stretti vicoli. Nello spazio non edificato sono visibili due pozzi ed un particolare sistema di vasche contigue collegate da canalette scavate nella roccia. All’interno di una delle abitazioni è presente un ulteriore pozzo.

I muri, talvolta interi, mostrano quasi tutte le stanze che compongono la dimora signorile, nella quale possiamo distinguere circa una ventina di ambienti.

Quattro di esse, separate dal grande complesso, sono invece prossime proprio al Castello dove, collegata al grande muro posto ad est, si trova la Cappella nobiliare.

Come la maggior parte delle Cappelle palatine si presenta a navata unica. Tre delle quattro pareti si mostrano in tutta la loro elevazione e, di fronte all’entrata, l’abside semi cilindrico, che in genere custodiva il santo cui era dedicata la Cappella, sporge verso l’esterno mostrandosi a nord.

Una feritoia si apre in essa ed una pietra funge da architrave mentre ai suoi lati sono visibili, ricavate nello spessore del muro, due piccole nicchie asimmetriche che presumibilmente custodivano icone sacre. La Cappella presenta tracce di affreschi che ricordano quelli bizantini.

 

Tutte le strutture sono saldamente ancorate alla rocca o fanno addirittura parte di essa, così come gli spettacolari cunicoli ed i gradini, a volte ricavati nella pietra a volte costruiti con la pietra.

Sicuramente non passano inosservate le due grotte basiliane presenti ai piedi della rupe.

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