Attualità
Un batterio che crea i coloranti bio
Tutto parte da una domanda semplice, ma ambiziosa: come possiamo colorare i vestiti senza inquinare?
Di Francesca Fontana
Per trovare i colori del futuro si deve fare un viaggio tra i ghiacci del Tonale e i fuochi delle Isole Eolie. Non è la trama di un romanzo d’avventura, ma la sintesi di una ricerca italiana che promette di rivoluzionare il mondo della moda sostenibile. Un team di ricercatori guidato dall’Università di Bologna ha frugato nei luoghi più inospitali del nostro Paese per cercare piccoli alleati invisibili: i batteri extremofili.
Tutto parte da una domanda semplice, ma ambiziosa: come possiamo colorare i vestiti senza inquinare? La risposta è arrivata da cinquantuno ceppi batterici scovati tra la neve del Ghiacciaio Presena, i sedimenti vulcanici di Vulcano e le sorgenti termali marine di Panarea.
In questi ambienti, fatti di gelo, calore e radiazioni solari intense, i microbi hanno imparato a produrre pigmenti naturali per proteggersi e sopravvivere. Ed è così che dal loro istinto primario di sopravvivenza è nato un vero e proprio arcobaleno microbico che va dal giallo all’arancione, dal rosso fino al nero più nero.

Come spiega il professor Marco Candela, coordinatore dello studio pubblicato su Frontiers in Microbiology, la natura ha fornito una straordinaria biodiversità cromatica proprio dove le condizioni di vita sono più severe. Ma la vera magia sta nel come questi colori possono essere prodotti. Gli scienziati hanno studiato i geni e la chimica di questi microrganismi, scoprendo che molti di loro possono essere nutriti semplicemente con scarti dell’industria agroalimentare, come biomasse vegetali e carboidrati residui.
Sono praticamente delle vere e proprie fabbriche biologiche: grandi contenitori in cui i batteri vengono nutriti con con gli scarti degli alimenti, tutto quello che normalmente finirebbe nella spazzatura, trasformando i rifiuti in tinte naturali. Non c’è bisogno di prodotti chimici tossici o derivati del petrolio, né di consumare risorse preziose. Il cerchio dell’economia circolare si chiude in modo perfetto, convertendo uno scarto in materia prima che ha un alto valore aggiunto.
I ricercatori sono già al lavoro per portare questa scoperta dalle provette alle tintorie industriali. L’obiettivo è utilizzare questi coloranti microbici direttamente sui tessuti, sia sotto forma di polveri estratte sia attraverso bagni di tintura. Un passaggio fondamentale per offrire al mercato dell’abbigliamento un’alternativa concreta ed ecologica. I vestiti di domani potrebbero essere colorati grazie alla forza invisibile dei microbi italiani, dimostrando che la scienza e la bellezza possono camminare insieme verso un futuro più pulito.
