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Cinema & Teatro

Intervista a Pino Quartullo

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Tempo di lettura: 5 minuti

Pino Quartullo, attore, regista, drammaturgo, commediografo, sceneggiatore, una laurea in architettura e una vita piena di sfide…

by Isabel Russinova

Pino Quartullo, attore, regista, drammaturgo, commediografo, sceneggiatore, una laurea in architettura e una vita piena di sfide alimentate continuamente da grande passione e con il sorriso sempre sulle labbra che racconta entusiasmo e positività.

Si ho la fortuna di amare molto il mio mestiere e questo mi diverte ed entusiasma sempre da sempre; anche perché faccio solo cose che mi piacciono, e cerco di avere una mia progettualità, i miei sogni non li ho mi chiusi in cassetto ma li tengo sempre sul tavolo.

Pino Quartullo by Carlo Bellincampi

 Pino Quartullo, un nuovo debutto come sceneggiatore e regista mentre è in scena con più di uno spettacolo ed è in procinto di tornare sul set con nuovi progetti ce ne può parlare?

Si sto portando in scena:

CARO MECENATE la grande amicizia tra il poeta Orazio (in crisi creativa) e Gaio Cilnio Mecenate, suo committente. Si volevano molto bene al punto che Orazio definiva Mecenate: “l’altra metà dell’anima mia”. (Già andato in scena il 25 giugno al Tempio di Venere, nel Parco del Colosseo). Scritto con Margherita Romaniello, e con lei prodotto (con la mia associazione La Città degli Artisti) , e da me diretto e interpretato. Io interpreto Mecenate, Sergio Rubini Orazio.

Sto portando in scena anche LA STORIA DI FRANCESCO la notte buia della grande crisi d’amore del Santo col divino, in occasione delle celebrazioni (2023 800 anni del primo presepe, 2024 800 anni delle stimmate, 2025 800 anni del cantico delle creature, 2026 800 anni della sua morte); ho elaborato la drammaturgia dal romanzo di Eloi Leclerc La Sapienza di un povero, l’ho diretto e prodotto con Margherita Romaniello (con la mia associazione La Città degli Artisti).

Locandina by Carlo Bellincampi

Ho collaborato alla scrittura e dirigerò BENVENUTI IN CASA MORANDI, con i due figli di Gianni Morandi e Laura Efrikian: Marco e Marianna, un divertente ed esoterico biopic pieno di musica, che racconta quanto sia bello e difficile essere figli di persone famose, dedicato ad una governante argentina che ha dominato la loro esistenza per 50 anni, a casa Morandi. Dopo il funerale, andando a svuotare l’abitazione della loro Tata, ritrovano la cameretta di quando erano bimbi, colma di ricordi e elementi inquietanti. Un traslocatore-ex ballerino di Raffaella Carrà completa il tutto.

Collaborerò al testo e dirigerò LA FATA MORGANA un nuovo one man show di Gianfranco Jannuzzo ambientato nella valle templi di Agrigento, con tanti personaggi e tante storie.

Tornerò in scena come coprotagonista con TODO MODO di Leonardo Sciascia, con Isabel Russinova, fantastica collega e la regia di Fabrizio Catalano.

Nella seconda parte di stagione sarò in scena con Antonio Cornacchione, nella esilarante commedia BASTA POCO, scritta da lui; in scena con me e Antonio, Alessandra Faiella; regia Marco Rampoldi.

Tra uno spettacolo e l’altro, ho scritto un film che si intitola GLI ILLUSIONISTI e che dovrei dirigere a breve.

Parliamo della pièce che ha realizzato su San Francesco, come ha sviluppato il progetto e soprattutto, perchè un testo proprio su San FRANCESCO?

Perché tutti noi vorremmo essere come lui, coerenti come lui, ma non ci riusciamo: e questo accade ogni volta che passiamo accanto ad un bisognoso e lo ignoriamo, quando non riusciamo a smettere di cercare di arricchirci, quando facciamo chiacchiere eco-bio ma nel nostro piccolo danneggiamo la natura (mettendo a posto la nostra coscienza facendo la raccolta differenziata), ecc..

San Francesco ha fatto una scelta estrema. Lui predica amore, affetto, amicizia, comprensione. Uno spettacolo che fa tesoro di un romanzo che ha venduto milioni di copie, perché centra la figura di Francesco in maniera unica.

 Nel ‘87 una nomination agli Oscar, un amore per il cinema costantemente alimentato che ha stimolato, nuove sfide e, in questo momento stà per partire con la realizzazione di nuovi progetti, ce ne può parlare?

Si. GLI ILLUSIONISTI narra la storia di una città italiana dove la Chiesa decide di entrare in soccorso della politica italiana facendo un esperimento: candida a sindaco un sacerdote molto bello e carismatico, ma in realtà completamente inadatto. Una commedia corale che prende a prestito una campagna elettorale per descrivere una serie di storie e ritrarre dei personaggi estremi intenti a far votare un candidato sbagliato. Tutti mentono sapendo di mentire, per propri interessi personali, sperando che questo candidato sindaco possa risolvere i loro problemi ma i danni saranno inimmaginabili.

Se potesse suggerire delle idee per rafforzare la potenzialità del cinema indipendente cosa suggerirebbe?

Se avessi la formula l’avrei già brevettata. Però il contatto diretto con chi fa il cinema piace molto al pubblico delle sale. Svilupperei molto, con gli assessorati alla cultura delle varie città, una programmazione (retribuita) con i registi, gli autori e gli attori del cast. Creare tournée specifiche per ogni film. Coinvolgendo i mezzi di comunicazione delle varie zone dove si programma un film. Un innesto teatrale nelle sale cinematografiche, con chi invece di raccontare col teatro lo fa con un film. Sia in teatro che in cinema sono sempre storie. Storie che ci raccontano. E parlarne, discuterne, è bello. Ripristinerei il famigerato “dibattito” a fine film. Ma per fare film servono soldi e tutto il sistema deve aiutare chi vale. Bisogna attenzionare accuratamente chi ha talento e va valorizzato, prima che si scoraggino, abbandonino e vadano fare altri lavori. Perché spesso sono i più validi che lasciano

 Osservando Emma, la sua giovane talentuosa figlia che muove i suoi passi dimostrando temperamento ed energia, mi viene naturale chiedere cosa pensa in generale dei giovani attori, in questo caso anche attraverso la sua esperienza di docente, quali i suoi consigli?

Pino Quartullo by Carlo Bellincampi

Essere pronti professionalmente come attori non basta, se non si è così fortunati da diventare una star contesa da tutti i registi in poco tempo, bisogna rimboccarsi le maniche e crearsi il lavoro. Fare squadra con altri artisti coetanei bravi, unirsi ad autori, registi. “Ci si sceglie” mi insegnò Aldo Trionfo, mio maestro e direttore dell’Accademia D’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Le scuole di recitazione servono anche a questo: a trovarsi e scegliersi. Io appena uscito dall’Accademia formai una compagnia (La Festa Mobile) e con loro facemmo una serie di spettacoli di successo, ed anche un cortometraggio che ebbe appunto una nomination agli Oscar. Io, anche grazie ai miei studi in architettura, mi sono posto da subito come progettista. Ho capito che per sopravvivere un attore dovrebbe, oltre che saper recitare, saper suonare, cantare, muoversi bene e magari anche danzare, e poi deve imparare ad adattare testi e a scriverne, saper dirigere, saper organizzare, produrre, distribuire spettacoli, sia in ambito teatrale che cinematografico, in parallelo. È stato sempre così da Plauto a Molière, da De Filippo a Filippo Dini. Non c’è scampo. E le artiste stanno uguagliando magnificamente i maschi. Tantissime attrici stanno dirigendo film: Cortellesi, Golino, Gerini, Ramazzotti, Buy, ecc.

CREDIT PHOTO CARLO BELLINCAMPI

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