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Cinema & Teatro

Il teatro piange la scomparsa di Maurizio Scaparro, resta la sua grande eredità in stile ed innovazione

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Maurizio Scaparro, grande del teatro che guardava all’innovazione, conosceva la tradizione, amava la memoria, adorava la cultura e cercava la bellezza.

di Isabel Russinova

“Egli sarà una pagina in un libro di diecimila pagine, in una biblioteca di un milione di libri, una biblioteca tra un milione di biblioteche” così recita Ionesco, ne “Il re muore”, grande testo del drammaturgo rumeno naturalizzato francese, testo nero e ironico invito alla danza con la morte, che Maurizio Scaparro ha voluto mettere in scena, sempre con lo stesso intelligente sarcasmo e modernità che hanno segnato il suo teatro.

Le sue ide innovative, il suo carisma di uomo di teatro speciale, le sue scommesse difficili per sorprendere la cultura,  non lo hanno mai abbandonato, è rimasto sempre fedele al suo essere Maurizio Scaparro, fino alla fine, ha saputo guadare e vedere sul palco ciò che solo un grande può vedere e intuire, dirigendo gli attori con intelligenza e signorilità, quella che l’ha distinto come uomo e artista, sempre.

Il  suo biglietto di buon anno  agli attori  della  compagnia  de Il re muore (oltre a chi scrive, Edoardo Siravo, Gabriella Casali, Claudia Portale, Carlo di Maio, Michelangelo Ferlito, e Alessandro Provitera) diceva  “Confidando che il 2023 sia un anno di pace e che la cultura trionfi sempre”  e si, perchè Maurizio Scaparro questo ha inseguito sempre, la bellezza della sostanza, lo spessore che diventa segno senza tempo, impresso nella modernità perenne.  Maurizio Scaparro ha seminato idee, amore per il teatro, ha saputo imprimere la sua personalità con  gentile fermezza e intelligenza, forse per questo è amato da chi l’ha frequentato, dagli attori, dagli artisti che con lui hanno condiviso progetti e sfide, anche chi vi scrive, può raccontare della simpatica ironia, intelligenza e lucidità  di un uomo che aveva tanto da raccontare della sua lunga esistenza ma che ancora  conservava  la  voglia del  gioco della vita, come sentono di fare i ragazzi .

Abbiamo messo in scena uno spettacolo difficile, ma unico, ed è riuscito a instaurare nella compagnia armonia e quel senso di sfida versa la vittoria di un impresa  che non ci ha mai abbandonato, la stessa che lo ha portato a dirigere il teatro di Roma, il teatro Eliseo,  a dirigere la biennale di Venezia, ad inventare il Carnevale come  multi disciplina tra teatro,  spettacolo, festa e innovazione, e ad innovare il teatro,  portando in scena tanti spettacoli che hanno fatto la sua storia, del nostro dopoguerra, costruendo uno stile di regia che ha lo ha distinto creando il teatro alla Scaparro, e così il suo teatro continuerà ad esistere.  Di sicuro, per quanto mi riguarda, so che le prossime repliche de ‘Il re muore’, il suo ultimo spettacolo che ha amato e fortemente voluto, sarà ogni sera dedicato a lui, e lui sarà  là, da qualche parte ad applaudirci ,  “bene ragazzi, bene, questa sera so che è andata ancora meglio”, come ci diceva  ogni  sera dopo la replica, nella telefonata di rito e noi , ”Grazie, Maestro, ti vogliamo bene”.

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