Cinema & Teatro
Al cinema ‘Backrooms’
Nelle sale il nuovo horror della A24 per la Gen Z sulle inquietanti stanze gialle con infiniti spazi liminali
di Marvyn Mura
Un fenomeno che si sta diffondendo in questi ultimi tempi è quello degli youtuber che debuttano al cinema come registi; negli USA è un fenomeno in forte crescita, queste operazioni cinematografiche che coinvolgono youtuber si alternano tra alcuni fiaschi e inaspettati successi.
Attualmente sono usciti diversi prodotti realizzati da youtuber che stanno riscuotendo enorme successo, tra questi vi è Backrooms di Kane Parsons.
Backrooms non è altro che un creepypasta e un fenomeno del web nato diversi anni fa su 4chan, che ha avuto risalto proprio grazie ai corti precedentemente realizzati da Parsons, ma anche grazie ad alcuni videogiochi indipendenti; le backrooms (o “stanze sul retro”) sono delle inquietanti stanze giallognole e apparentemente vuote, che si trovano in una dimensione parallela e che fungono da labirinti infiniti che cambiano e si deformano ma mano che si cambia stanza.
Creare un buon horror con una solida storia da un creepypasta (ovvero l’unione di due parole inglesi per definire la creazione e diffusione di un video spaventoso virale creato ad arte) non era per nulla facile e Parsons ci è solo parzialmente riuscito, il Backrooms diretto da Parsons è un horror intrigante e criptico, ma anche incompiuto e (inutilmente) ingarbugliato e che presenta due anime e due toni distinti e poco coesi.

Il film narra le vicende di Clark (Chiwetel Ejiofor), un architetto fallito che gestisce un modesto negozio di mobili e che ha divorziato da sua moglie; Clark va dalla psicologa Mary Kline (Renate Reinsve) per sfogarsi e parlare dei suoi fallimenti lavorativi e sentimentali. Un giorno Clark nota uno sfarfallio di luci nel suo negozio e scende nel seminterrato per vedere il quadro elettrico, ma si accorge di un varco nella parete, Clark lo attraversa e si ritrova in una strana ed enorme stanza gialla; Clark scopre quindi il portale per un’altra dimensione; Clark e poi Mary (che seguirà Clark nel portale quando si insospettisce della sua scomparsa) si trovano coinvolti in una lunga e criptica discesa per l’inferno fatta di stanze misteriose, traumi del passato e creature pericolose.
Il film di Parsons riesce spesso a creare un’atmosfera claustrofobica e ansiogena, ma l’impressione che le backrooms siano un pretesto per creare un’introspezione psicologica che solo in parte riesce ad essere efficace e ben sviluppata. La sceneggiatura di Will Soodik non è abbastanza impattante per rimanere negli annali o per rivoluzionare il genere; la regia di Parsons è buona, riesce a creare una discreta tensione, c’è un ottimo uso degli spazi liminali e non mancano riuscite citazioni Lynchiane o Kubrickiane, sicuramente è un giovane “regista” con un buon potenziale; potenziale che però deve essere sfruttato in sceneggiature più solide, efficaci e meno superficiali.
