Attualità
Il perimetro di combattimento digitale -The digital Combat zone
Il perimetro di combattimento digitale
Il Pentagono si prepara con FORTRESS America. Il governo britannico invita le famiglie a tenere in casa contanti, acqua e cibo per 72 ore. Tra vulnerabilità tecnologica e manipolazione cognitiva, chi può proteggere le nostre infrastrutture e i cittadini?
di Prof. Gabriele Pao-Pei Andreoli
Presidente Institute for Advanced Studies and Cooperation (IASC)
Una società scopre quanto dipende dalla tecnologia quando un gesto ordinario diventa impossibile: fare la spesa, prendere un volo, contattare i familiari o ottenere informazioni affidabili. Un’interruzione in un solo sistema può rapidamente compromettere la vita quotidiana oltre i confini nazionali.
Nel mio precedente articolo, The Digital Far West, mi chiedevo come preservare responsabilità, sicurezza e dignità umana quando il potere tecnologico avanza più rapidamente della capacità di governarlo. Oggi quella domanda esige risposte concrete.
I barbari sono qui, e questa volta sono tra noi. Non portano un vessillo riconoscibile. A definirli è il loro comportamento: la volontà di sfruttare la dipendenza, manipolare la comprensione ed esercitare il potere senza risponderne. Possono agire all’interno dei sistemi di cui ci fidiamo. Talvolta, quando la manipolazione diventa prassi e la responsabilità scompare, è il sistema stesso a diventarne lo strumento.
Per questo la nostra preoccupazione deve andare oltre gli attacchi informatici. La manipolazione cognitiva, la guerra politica e l’alimentazione deliberata della polarizzazione minacciano le condizioni nelle quali le persone formano il proprio giudizio e le società si governano. Una società può rimanere connessa digitalmente mentre la sua capacità di deliberare in modo consapevole viene progressivamente indebolita. Il pericolo comincia prima che lo schermo si spenga.

Chi paga? Chi lavora e non può permettersi una giornata senza retribuzione. La famiglia priva di riserve economiche quando i pagamenti si bloccano. Lo studente, il ricercatore o il cittadino che cerca di distinguere le prove dalle certezze costruite ad arte. Chi dispone di meno risorse per proteggersi può sostenere il peso maggiore di disfunzioni che non ha provocato e che non aveva il potere di prevenire.
Dobbiamo esaminare anche l’economia dell’insicurezza. Il successo commerciale nel settore della cybersicurezza non dimostra, di per sé, che la società sia diventata più sicura. Spese per la sicurezza, contratti redditizi e violazioni costose possono coesistere. Governi e banche possono subire perdite, ma dobbiamo chiederci quanta parte dell’onere finale ricada sui cittadini attraverso i bilanci pubblici, i costi dei servizi, l’interruzione delle attività lavorative e il deterioramento delle prestazioni. Servono dati trasparenti su chi trae beneficio, chi sostiene il rischio e se la protezione migliori davvero.

Al centro rimane il singolo cittadino, di fronte a istituzioni, piattaforme e dipendenze tecnologiche le cui responsabilità possono essere difficili da ricostruire. Una resilienza effettiva deve garantirgli informazioni affidabili, continuità dei servizi essenziali e strumenti concreti per ottenere tutela. La nostra misura del progresso deve comprendere la libertà di capire, interrogarsi e partecipare senza essere manipolati. Sono responsabilità pubbliche, non privilegi riservati a chi può permettersi protezione.
Il National Cyber Security Centre britannico ha registrato 204 incidenti di rilevanza nazionale nell’anno conclusosi ad agosto 2025, contro gli 89 precedenti, mentre il totale degli incidenti gestiti è rimasto sostanzialmente stabile. Questi dati indicano una maggiore gravità degli episodi affrontati dall’agenzia.

Nel settembre 2025, un attacco informatico al sistema di gestione dei passeggeri di Collins Aerospace ha compromesso check-in e servizi bagagli in diversi aeroporti europei. Le procedure manuali hanno contribuito a mantenere l’operatività. Un fornitore comune era diventato una vulnerabilità condivisa.
I governi stanno reagendo. La campagna britannica “Be Ready”, avviata il 22 ottobre 2026, invita le famiglie a prepararsi a tre giorni di disservizi, con acqua, cibo, radio e contanti. L’iniziativa FORTRESS America del Pentagono riguarda continuità operativa militare, energia e approvvigionamenti. Sono misure con finalità diverse, ma entrambe riconoscono l’importanza di funzionare quando le infrastrutture abituali vengono meno.
La resilienza quantistica rientra in questa responsabilità più ampia. Questi episodi non dimostrano attacchi quantistici, e la sola crittografia post-quantistica non può impedire il ransomware né ripristinare l’elettricità. La sfida quantistica aggiunge un’ulteriore transizione a sistemi che già richiedono maggiore protezione.

Un futuro computer quantistico sufficientemente potente potrebbe compromettere la crittografia a chiave pubblica oggi diffusa, minacciando riservatezza, autenticazione e integrità digitale. Nell’agosto 2024, il National Institute of Standards and Technology statunitense ha pubblicato i primi tre standard definitivi di crittografia post-quantistica. Il NCSC britannico indica tappe di migrazione fino al 2035: obiettivi di preparazione, non previsioni sulla data di compromissione dei sistemi attuali.
Le istituzioni devono individuare dove viene utilizzata la crittografia, valutare le dipendenze, coinvolgere i fornitori e collaudare gli aggiornamenti senza interrompere i servizi essenziali. Attendere un’emergenza inequivocabile renderebbe questa transizione più difficile.
La resilienza ha anche una dimensione psicologica. Durante il COVID-19, la connettività ha aiutato molte persone a mantenere relazioni, lavorare, studiare e informarsi. Un’interruzione prolungata delle comunicazioni potrebbe privarle di questi sostegni proprio quando rassicurazione e coordinamento diventano indispensabili.
I disservizi possono essere disomogenei: l’elettricità può restare disponibile mentre i pagamenti si bloccano; alcune comunicazioni possono funzionare mentre altre scompaiono. La pianificazione deve considerare queste differenze. Falsi avvisi d’emergenza, impersonificazioni di funzionari e registrazioni manipolate potrebbero aggravare l’incertezza quando la connettività è parziale o viene ripristinata.
Resilienza mentale significa preservare giudizio e cooperazione sotto pressione. Le autorità devono predisporre canali informativi affidabili, spiegare le alternative e distinguere i fatti accertati dalle questioni irrisolte. Le comunità devono concordare modalità di contatto e individuare chi necessita di assistenza. Le esercitazioni devono verificare anche la comprensione delle istruzioni. Devono inoltre accertare il funzionamento delle apparecchiature.

La mia proposta di Costituzione Post-Quantistica offre un quadro non vincolante per esaminare il potere tecnologico attraverso dignità umana, libertà cognitiva e responsabilità istituzionale. Chi risponde quando un servizio essenziale si interrompe? Quali obblighi di continuità spettano ai fornitori? Come contestare decisioni automatizzate? Come controllare e revocare i poteri d’emergenza?
Il Multiverse of Trust esprime un’ambizione affine: favorire la cooperazione tra istituzioni e comunità attraverso garanzie condivise e verificabili. La fiducia deve consentire verifica e correzione. Le misure governative rendono questi interrogativi più rilevanti; non costituiscono un’adozione del nostro quadro.
Anche le misure di sicurezza devono restare soggette a controllo. Proteggere dalla manipolazione deliberata richiede garanzie per critica legittima, ricerca e libertà d’espressione. La responsabilità deve attraversare sistemi, fornitori e confini prima che un’emergenza ne riveli le lacune.
Comunicazione accessibile e assistenza alle comunità vulnerabili sono essenziali. La preparazione deve rafforzare la fiducia attraverso indicazioni realistiche, responsabilità trasparenti e partecipazione alla pianificazione.
La mia recente visita in Israele e lo sviluppo della Quantum Balkan Initiative condividono questo obiettivo: collegare competenze scientifiche, formazione e cooperazione istituzionale. Il dialogo deve produrre bisogni valutati, personale formato, sistemi collaudati e responsabilità assegnate.
I governi devono esercitare i piani di continuità; i fornitori verificare il ripristino e preparare la migrazione crittografica; le università formare specialisti. I cittadini necessitano di indicazioni pratiche e sostegno pubblico. Prepararsi non può dipendere soltanto dal potere d’acquisto familiare.
Non possiamo prevedere la prossima grande interruzione. Possiamo ridurre le vulnerabilità, rafforzare l’assistenza reciproca ed esercitarci. La resilienza quantistica deve diventare una priorità pubblica: proteggere vita quotidiana, giudizio consapevole e libertà richiede tempo. Usiamolo adesso.
The digital Combat zone
The Pentagon Is Getting Ready with FORTRESS America. The UK government urges households to keep cash, water and food for 72 hours. Amid technological vulnerability and cognitive manipulation, who can protect our infrastructure and citizens?
By Prof. Gabriele Pao-Pei Andreoli-President Institute for Advanced Studies and Cooperation (IASC)
A society discovers its dependence on technology when an ordinary action becomes impossible: buying groceries, boarding a flight, contacting family or obtaining reliable information. A disruption beginning in one system can quickly affect daily life across borders.
In my earlier article, The Digital Far West, I asked how responsibility, security and human dignity could be preserved when technological power advances faster than governance. Today, that question demands practical answers.
The barbarians are here, and this time they are among us. They carry no recognisable banner. Their defining feature is their conduct: the willingness to exploit dependence, manipulate understanding and exercise power without accountability. They can operate within the systems we trust. Sometimes, when manipulation becomes routine and responsibility disappears, the system itself becomes the instrument.
This is why our concern must extend beyond cyberattacks. Cognitive manipulation, political warfare and the deliberate cultivation of polarisation threaten the conditions under which people form judgments and societies govern themselves. A society can remain digitally connected while its capacity for informed deliberation is steadily weakened. The danger begins before the screen goes dark.

Who pays? The person who works and cannot afford a day without wages. The family with no financial reserve when payments stop. The student, researcher or citizen trying to distinguish evidence from manufactured certainty. Those with the fewest resources to protect themselves may bear the greatest burden of failures they neither caused nor had the power to prevent.
We must also examine the economics of insecurity. Commercial success in cybersecurity is not, by itself, evidence that society has become safer. Security expenditure, profitable contracts and costly breaches can coexist. Governments and banks may incur losses, but we must ask how much of the eventual burden reaches citizens through public budgets, service charges, interrupted livelihoods and diminished services. This requires transparent evidence about who benefits, who bears the risk and whether protection actually improves.
At the centre stands the private citizen, confronted by institutions, platforms and technical dependencies whose responsibilities can be difficult to trace. Meaningful resilience must give that citizen reliable information, continuity of essential services and an effective means of obtaining redress. Our measure of progress must include the freedom to understand, to question and to participate without being manipulated. These are public responsibilities, not privileges reserved for those who can afford protection.

The United Kingdom’s National Cyber Security Centre recorded 204 nationally significant incidents in the year ending August 2025, compared with 89 previously, although its overall incident caseload remained broadly stable. The figures indicate increasing severity within that caseload.
In September 2025, a cyberattack affecting Collins Aerospace’s passenger-processing system disrupted check-in and baggage services at several European airports. Manual procedures helped maintain operations. A shared supplier had become a shared vulnerability.
Governments are responding. Britain’s “Be Ready” campaign, launched on 22 October 2026, encourages households to prepare for three days of disruption, with water, food, a radio and cash. The Pentagon’s FORTRESS America initiative addresses military continuity, energy and supply chains. These measures serve different purposes, but both recognise the importance of functioning when familiar infrastructure fails.

Quantum resilience belongs within this broader responsibility. These incidents are not evidence of quantum attacks, and post-quantum cryptography alone cannot prevent ransomware or restore electricity. The quantum challenge adds another transition to systems already requiring stronger protection.
A sufficiently capable future quantum computer could undermine widely used public-key cryptography, threatening confidentiality, authentication and digital integrity. In August 2024, the US National Institute of Standards and Technology released its first three finalised post-quantum cryptographic standards. Britain’s NCSC sets migration milestones through 2035. These are preparation targets, not predictions of when current systems will be broken.
Institutions must identify where cryptography is embedded, assess dependencies, engage suppliers and test upgrades without interrupting essential services. Waiting for an unmistakable emergency would make this transition harder.

Resilience also has a psychological dimension. During COVID-19, connectivity helped many people maintain relationships, work, learn and obtain information. A prolonged communications outage could remove those supports when reassurance and coordination are most needed.
Disruption may be uneven: electricity may remain available while payments fail; some communications may function while others disappear. Planning must reflect these differences. Fabricated emergency notices, impersonated officials and manipulated recordings could deepen uncertainty where connectivity is partial or returning.
Mental resilience means preserving judgment and cooperation under pressure. Authorities should establish trusted information channels, explain alternatives and distinguish confirmed facts from unresolved questions. Communities should agree on contact arrangements and identify people needing assistance. Exercises must test whether instructions are understood as well as whether equipment works.
My proposed Post-Quantum Constitution offers a non-binding framework for examining technological power through human dignity, cognitive freedom and institutional accountability. Who answers when an essential service fails? What continuity obligations should providers meet? How can citizens challenge automated decisions? How should emergency powers be supervised and ended?
The Multiverse of Trust expresses a related ambition: cooperation across institutions and communities through shared, verifiable guarantees. Trust must remain open to examination and correction. Government preparedness measures make these questions more relevant; they do not constitute adoption of our framework.

Security measures must themselves remain accountable. Protecting people from deliberate manipulation requires safeguards for legitimate criticism, inquiry and freedom of expression. Responsibility must extend across interconnected systems, suppliers and borders, before an emergency exposes gaps.
Accessible communication and assistance for vulnerable communities are essential. Public preparedness should strengthen confidence through realistic guidance, transparent responsibilities and opportunities to participate in planning.
My recent visit to Israel and our continuing development of the Quantum Balkan Initiative share this purpose: connecting scientific expertise, education and institutional cooperation. Dialogue must lead to assessed needs, trained people, tested systems and clearly assigned responsibilities.
Governments must exercise continuity plans; essential-service providers must test recovery and prepare cryptographic migration; universities must train specialists. Citizens need practical guidance and public support. Preparedness cannot depend solely on a household’s purchasing power.
We cannot predict the next major disruption. We can reduce vulnerabilities, strengthen mutual assistance and practise our response. Quantum resilience must become a public priority because protecting everyday life, informed judgment and human freedom takes time. We should use that time now.
