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ABRUZZO – L’autunno profuma di marroni: alla scoperta dei castagneti nei boschi di Santa Rufina con Polaris

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Ottobre è il mese dei marroni e nei boschi di Valle Castellana, in provincia di Teramo, torna il periodo della raccolta.

di Laura Marà

A Santa Rufina di Valle Castellana una giornata dedicata alla raccolta dei marroni, con passeggiate guidate e approfondimenti sul campo. L’iniziativa, promossa da Polaris, ha acceso i riflettori su una produzione legata alla storia e alle tradizioni delle comunità montane teramane.

Ottobre è il mese dei marroni e nei boschi di Valle Castellana, in provincia di Teramo, torna il periodo della raccolta. Un’attività che richiede pazienza, esperienza e conoscenza degli alberi e che conserva un legame con la storia delle famiglie che da generazioni vivono e lavorano in questi territori.

Proprio ai marroni è stata dedicata l’escursione organizzata domenica 11 ottobre da Polaris – Lasciati guidare dalla natura, nella frazione di Santa Rufina, dove i partecipanti hanno avuto la possibilità di conoscere i castagneti della zona e prendere parte alla raccolta insieme alla comunità locale.

L’iniziativa è nata con l’intento di far conoscere non soltanto un prodotto tipico della stagione autunnale, ma anche le attività necessarie alla sua produzione, attraverso una passeggiata guidata e lezioni direttamente sul campo.

Ad approfondire questi aspetti è Domenico, guida ambientale escursionistica e fondatore di Polaris insieme a Mauro, che ci racconta le caratteristiche dei marroni locali e il ruolo della castanicoltura nella vita delle comunità montane.

Una giornata tra i marroni di Santa Rufina

L’appuntamento si è svolto a Santa Rufina di Valle Castellana (TE), con ritrovo alle ore 9.30, ed è stato dedicato alla scoperta dei castagneti e alla raccolta dei marroni.

Nel corso della giornata, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di esplorare i castagneti attraverso una passeggiata guidata, approfondire le proprie conoscenze grazie alle spiegazioni sul campo e prendere parte alla raccolta insieme agli abitanti del posto, con la possibilità di acquistare i marroni locali e una pausa pranzo nel castagneto.

Marroni e castagne: quali sono le differenze?

Quando si parla di raccolta autunnale, marroni e castagne vengono spesso considerati la stessa cosa. In realtà, pur appartenendo entrambi alla specie botanica Castanea sativa, presentano alcune differenze.

Le castagne possono provenire sia da alberi cresciuti spontaneamente sia da piante coltivate. I marroni, invece, sono generalmente prodotti da varietà selezionate nel tempo per ottenere frutti con caratteristiche particolarmente apprezzate.

La distinzione riguarda soprattutto la forma, la struttura e la facilità con cui è possibile separare la pellicina interna dalla polpa. Nei marroni, quest’ultima tende ad aderire meno, una caratteristica che li rende particolarmente adatti anche alle lavorazioni dolciarie.

Non è dunque soltanto una questione di dimensioni: una castagna grande non è necessariamente un marrone.

Domenico, quali caratteristiche distinguono i marroni di Valle Castellana dalle castagne comuni? C’è qualche particolarità che li rende riconoscibili?

«Occorre innanzitutto fare una precisazione. Il marrone pregiato di Valle Castellana presenta caratteristiche molto simili a quelle dei marroni dei territori limitrofi, come Acquasanta Terme, Ascoli Piceno, Arquata del Tronto e altre zone del territorio. Parliamo, infatti, di un patrimonio castanicolo che supera gli attuali confini amministrativi e accomuna territori storicamente, geograficamente e culturalmente molto vicini.

Questi marroni appartengono alla specie Castanea sativa e sono riconducibili al grande gruppo varietale del Marrone Fiorentino, diffuso in diverse regioni italiane. Come riportato dal CREA nell’Atlante dei fruttiferi autoctoni italiani, anche i marroni di Valle Castellana rientrerebbero in questo gruppo. Nel corso dei secoli, attraverso la selezione operata dai castanicoltori e l’adattamento alle differenti condizioni ambientali, si sono affermati numerosi ecotipi locali, ciascuno con caratteristiche proprie.

Rispetto alle castagne comuni, i marroni presentano generalmente una pezzatura maggiore, una forma ovale-ellittica, una buccia lucida con sfumature rossastre e una polpa dal sapore dolce e particolarmente gradevole. Un’altra caratteristica apprezzata è la facilità con cui l’episperma, ovvero la sottile pellicola interna, si separa dalla polpa, rendendoli particolarmente adatti anche alle lavorazioni gastronomiche.

Naturalmente, non tutti i marroni sono identici. La pezzatura, la colorazione e alcune caratteristiche organolettiche possono variare tra un ecotipo e l’altro, anche in relazione al terreno, all’altitudine, all’andamento climatico e alle pratiche colturali.

Il Marrone di Valle Castellana è inoltre riconosciuto come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Regione Abruzzo e, a livello comunale, attraverso la Denominazione Comunale (De.Co.).

Credo, tuttavia, che uno dei suoi maggiori pregi risieda proprio in questa straordinaria biodiversità, frutto di un lungo processo di selezione portato avanti da generazioni di castanicoltori.

Un aspetto spesso trascurato riguarda l’importanza dell’innesto nella coltivazione del marrone. Nel corso dei secoli, i castanicoltori hanno saputo individuare e selezionare le piante migliori, privilegiando quelle capaci di produrre frutti dalle caratteristiche più pregiate. Attraverso tecniche tradizionali di innesto, come quelle a zufolo, a spacco, a gemma e a corona, è stato possibile riprodurre e conservare queste varietà, tramandandole di generazione in generazione».

Santa Rufina, tra castagneti secolari e alberi monumentali

La presenza di alberi innestati non significa necessariamente che si tratti di coltivazioni recenti. In molte zone dell’Appennino esistono castagneti storici, curati per generazioni, nei quali piante molto antiche continuano a produrre frutti.

Nel caso di Santa Rufina, che tipo di castagneti troviamo? Sono presenti alberi antichi e quali interventi vengono effettuati per mantenerli produttivi?

«A Santa Rufina troviamo prevalentemente castagneti tradizionali, molti dei quali caratterizzati dalla presenza di alberi secolari di oltre 100-150 anni.

Passeggiando tra questi castagneti è possibile osservare esemplari imponenti, alcuni segnati dal trascorrere dei secoli, con tronchi possenti, cavità e forme particolarmente suggestive. Nel territorio comunale di Valle Castellana si trovano anche alberi monumentali di eccezionale valore, come il celebre Castagno di Nardò, nella frazione di Morrice, tra i più grandi d’Italia, con oltre 14 metri di circonferenza.

È importante comprendere che questi castagneti non sono semplicemente boschi spontanei, ma veri e propri paesaggi agricoli, modellati e custoditi dall’uomo nel corso delle generazioni.

La loro conservazione richiede un lavoro costante durante tutto l’anno. Tra gli interventi principali troviamo la pulizia del sottobosco, la gestione della vegetazione spontanea, le potature necessarie a mantenere le piante in buone condizioni vegetative, il controllo biologico delle avversità fitosanitarie e il recupero e il rinnovo delle piante attraverso la pratica dell’innesto.

Particolarmente impegnativa è la preparazione del terreno in vista della raccolta autunnale, soprattutto considerando la pendenza e la difficile accessibilità di molti appezzamenti, caratterizzati dalla presenza di rocce e tratti scoscesi.

Si tratta di attività che richiedono tempo, fatica, conoscenze ed esperienza.

Anche la raccolta in questi territori avviene interamente a mano, raccogliendo a uno a uno i frutti caduti a terra».

La raccolta dei marroni, una tradizione dalle radici antiche

Per lungo tempo i frutti del castagno hanno rappresentato una risorsa alimentare importante per le popolazioni montane.

Le castagne venivano consumate fresche, bollite o arrostite, ma anche essiccate e trasformate in farina, utilizzata nella preparazione di numerosi alimenti. La raccolta coinvolgeva spesso intere famiglie e costituiva uno degli appuntamenti più importanti del calendario agricolo.

Con il passare degli anni, il ruolo economico della castanicoltura è cambiato. In molte aree montane, la riduzione delle attività agricole e lo spopolamento hanno reso più difficile la gestione dei castagneti, mentre in altre località la produzione continua a rappresentare una risorsa per le aziende e le famiglie del posto.

Quanto è ancora radicata questa tradizione a Valle Castellana? La raccolta dei marroni rappresenta tuttora una risorsa economica per gli abitanti oppure è diventata soprattutto un’occasione per mantenere vive le usanze locali?

«La castanicoltura rappresenta una delle espressioni più profonde dell’identità agricola e culturale di Valle Castellana e, più in generale, delle comunità dei Monti della Laga e dei Monti Gemelli.

La presenza del castagno in questi territori ha origini antichissime, come testimoniano anche i ritrovamenti pollinici e archeologici. La coltivazione e la cura dei castagneti sono invece documentate nell’area di Valle Castellana almeno a partire dal XIII secolo.

Per comprendere l’importanza di questa pianta bisogna ricordare che, per secoli, il castagno ha rappresentato una delle principali fonti di sostentamento delle popolazioni montane, tanto da meritarsi l’appellativo di “albero del pane”.

I suoi frutti venivano consumati freschi, arrostiti, bolliti, essiccati o trasformati in farina, costituendo un alimento prezioso soprattutto durante i lunghi inverni e nei periodi di maggiore difficoltà economica. Ricordiamo che in queste aree montane la fame si faceva sentire spesso.

Anche il legno rappresentava una risorsa fondamentale per la costruzione delle abitazioni, la realizzazione di attrezzi agricoli e il riscaldamento. Il legno di castagno ha caratteristiche di resistenza e duttilità straordinarie.

La vendita dei marroni costituisce un’importante fonte di reddito per i castanicoltori, contribuendo a sostenere le spese annuali. La raccolta continua a rappresentare una risorsa economica, più o meno rilevante, per diversi produttori, ma conserva anche un fortissimo valore sociale, familiare e identitario. Si pensa spesso che il prezzo dei marroni sia alto, ma non si considera mai quante spese, quanta fatica e quanta manodopera siano necessarie per la raccolta di ogni singolo frutto.

A questo si aggiungono difficoltà sempre maggiori, legate allo spopolamento, all’abbandono dei terreni, ai cambiamenti climatici e alle problematiche fitosanitarie.

In questo contesto considero particolarmente importante il lavoro che sta portando avanti Slow Food attraverso la Rete Slow Food dei Castanicoltori, un progetto nazionale che mette in relazione produttori, comunità, tecnici e altre realtà impegnate nella tutela della castanicoltura tradizionale.

La rete promuove il recupero dei castagneti abbandonati, la salvaguardia degli ecotipi locali, la trasmissione delle conoscenze agricole e la costruzione di filiere più eque e sostenibili. Un percorso che nel 2026 si è ulteriormente rafforzato con la nascita del Presidio Slow Food della castanicoltura tradizionale.

Credo che iniziative di questo genere siano fondamentali perché restituiscono alla castanicoltura una dimensione che va ben oltre il semplice prodotto alimentare, riconoscendone il valore ambientale, paesaggistico, economico e sociale.

La vera sfida, oggi, è proprio quella di restituire valore economico, oltre che culturale, a questa produzione, riconoscendo il lavoro dei castanicoltori e favorendo il recupero dei castagneti abbandonati.

Non basta celebrare una tradizione per mantenerla viva. Bisogna creare le condizioni affinché possa continuare a essere praticata e tramandata alle generazioni future».

Imparare direttamente nel bosco

Osservare un castagneto da vicino significa anche scoprire quanto lavoro sia necessario per mantenerlo produttivo. Dalla potatura alla pulizia del terreno, fino al controllo delle malattie e alla selezione delle varietà, sono numerose le operazioni che contribuiscono alla qualità della produzione.

Durante le vostre escursioni legate al marrone, quali aspetti avete approfondito con i partecipanti? C’è stata qualche curiosità o scoperta che ha suscitato particolare interesse?

«L’intento delle nostre escursioni è quello di offrire esperienze che vadano oltre la semplice passeggiata nella natura e la raccolta dei marroni.

Cerchiamo di raccontare il castagneto attraverso le sue molteplici dimensioni, da quella naturalistica e botanica a quella storica, agricola e antropologica.

Uno dei temi approfonditi è stato proprio quello delle differenze tra castagne comuni e marroni pregiati, osservandone direttamente le caratteristiche, dalla forma e dalla pezzatura fino alla conformazione della buccia e dell’episperma. Abbiamo inoltre parlato dei diversi ecotipi locali e di come, nel corso dei secoli, l’uomo abbia selezionato le piante più adatte alla produzione di frutti di qualità.

Particolarmente interessante è stato anche il tema degli innesti, una pratica fondamentale per la castanicoltura da frutto e per la conservazione delle varietà tradizionali. Abbiamo affrontato il principio di questa tecnica e le sue differenti modalità.

Abbiamo raccontato anche alcune antiche pratiche di raccolta e conservazione, come le ricciaie e la tecnica di battitura delle piante, con la conseguente caduta dei ricci per favorirne la successiva apertura. Abbiamo inoltre parlato della tecnica della curatura in acqua, utilizzata in alcune zone montane per migliorare la conservabilità dei frutti.

Ma credo che uno degli aspetti più importanti dell’esperienza sia stato soprattutto quello di favorire una maggiore presa di coscienza e consapevolezza della quantità di lavoro che si nasconde dietro ogni marrone raccolto. Quanta fatica si cela dietro una produzione agricola!

Credo sia proprio questa una delle finalità più importanti delle nostre iniziative: permettere alle persone di guardare un prodotto agricolo con occhi diversi, comprendendone non soltanto le qualità, ma anche il valore del lavoro umano che lo rende possibile.

La conoscenza genera consapevolezza e la consapevolezza, a sua volta, può trasformarsi in rispetto per il territorio, per le sue tradizioni e soprattutto per le persone che continuano a custodirle. Quando osserviamo un prodotto e il suo prezzo, è giusto comprendere quali siano i costi di produzione, le scelte agronomiche, le storie e le difficoltà che si nascondono dietro di esso».

Polaris, oltre la semplice escursione

L’iniziativa di Santa Rufina è stata promossa da Polaris – Lasciati guidare dalla natura, progetto fondato da Domenico e Mauro, entrambi Guide Ambientali Escursionistiche.

Il nome scelto richiama la Stella Polare, punto di riferimento per chi viaggia e simbolo di orientamento. Ma è soprattutto l’approccio all’escursionismo a caratterizzare le attività delle due guide, che dedicano particolare attenzione alla conoscenza del territorio e delle comunità locali.

Domenico, ci racconti come nasce Polaris, chi ne fa parte e quale idea di escursionismo guida le vostre iniziative? Avete già in programma altre attività dedicate alla scoperta del territorio abruzzese?

«Polaris nasce dal desiderio di proporre un modo di vivere la montagna e la natura che vada oltre il semplice escursionismo inteso come attività fisica.

Siamo due Guide Ambientali Escursionistiche, io e Mauro, accomunati dalla passione per l’ambiente, per la conoscenza dei territori e per la valorizzazione delle loro peculiarità naturalistiche e culturali.

Anche il nome che abbiamo scelto racchiude una parte importante della nostra filosofia. Polaris è la Stella Polare, da sempre un punto di riferimento per chi viaggia, un simbolo di orientamento e di scoperta.

La nostra idea è quella di proporre un escursionismo esperienziale, capace di coniugare il piacere del camminare con la conoscenza della natura, della storia, delle tradizioni e delle comunità locali.

Crediamo che il valore di un’escursione non debba essere misurato soltanto attraverso i chilometri percorsi, il dislivello affrontato o la vetta raggiunta. E neppure attraverso il numero di iniziative organizzate durante l’anno. Ci interessa soprattutto la qualità delle esperienze proposte e ciò che le persone riescono a conoscere, comprendere e portare con sé al termine di ogni giornata.

Per questo cerchiamo di valorizzare anche percorsi meno conosciuti, luoghi lontani dai circuiti turistici più frequentati e iniziative legate al susseguirsi delle stagioni, come quella dedicata ai marroni.

I Monti della Laga, i territori abruzzesi e ascolani e le altre aree appenniniche limitrofe offrono possibilità straordinarie, non soltanto dal punto di vista naturalistico, ma anche per la ricchezza storica, culturale e umana che custodiscono.

L’intenzione è continuare a sviluppare iniziative che permettano di scoprire questi luoghi attraverso uno sguardo attento e rispettoso, favorendo anche l’incontro con le persone che li abitano.

Per noi camminare non significa semplicemente attraversare un territorio, ma imparare a conoscerlo, rispettarlo e contribuire a custodirlo».

La raccolta dei marroni e il rispetto delle proprietà private

C’è un altro aspetto sul quale Domenico richiama l’attenzione: il rispetto dei castagneti e del lavoro dei proprietari.

Durante l’autunno, la presenza di frutti caduti a terra può indurre i visitatori a pensare che la raccolta sia sempre consentita. In realtà, molti castagneti sono terreni agricoli privati e i marroni rappresentano il risultato di un’attività produttiva che richiede interventi durante tutto l’anno.

Durante il periodo della raccolta, molte persone frequentano i castagneti. Quanto è importante sensibilizzare i visitatori al rispetto di questi luoghi e del lavoro dei proprietari?

«È un aspetto al quale tengo particolarmente. Spesso si tende a considerare il castagneto semplicemente come un ambiente naturale nel quale passeggiare e raccogliere qualche frutto, dimenticando che, nella maggior parte dei casi, ci troviamo all’interno di terreni agricoli, frutto del lavoro di intere generazioni.

Dietro un castagneto curato ci sono interventi che si susseguono durante tutto l’anno, investimenti economici, sacrifici e una profonda conoscenza delle piante e del territorio.

È importante ricordare che la raccolta dei marroni non libera, soprattutto quando si attraversano proprietà private, dove la raccolta è vietata per legge. Il rispetto dei luoghi passa anche attraverso piccoli comportamenti, come chiedere il permesso ai proprietari, non danneggiare le piante e non abbandonare rifiuti.

Credo che la frequentazione di questi territori debba rappresentare un’occasione di conoscenza e non soltanto di consumo delle loro risorse».

Polaris, nuove occasioni per scoprire il territorio

L’escursione a Santa Rufina di Valle Castellana si inserisce nelle attività attraverso le quali Polaris propone un approccio alla montagna che affianca al piacere del cammino la conoscenza dei luoghi, delle produzioni locali e delle persone che vi lavorano.

Le due guide intendono proseguire con iniziative dedicate ai territori abruzzesi e ascolani, privilegiando anche itinerari meno frequentati e attività legate alle diverse stagioni.

Per chi desidera partecipare alle prossime escursioni, conoscere gli itinerari in programma o ricevere informazioni sulle modalità di partecipazione, è possibile contattare direttamente le due guide o seguire Polaris sui social attraverso i seguenti riferimenti:

  • Domenico: 320 1612550
  • Mauro: 334 3334631
  • Instagram: https://www.instagram.com/polaris_guideambientali/

 

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