Attualità
Guerre e tensioni internazionali: costo 52 miliardi
Il primo nemico resta l’energia. Tra gennaio e settembre 2026 il costo dell’elettricità all’ingrosso è salito del 57%, mentre il gas è più che raddoppiato.
Di Francesca Fontana
Anni di tensioni internazionali, shock energetici e inflazione hanno picchiato duro sull’economia italiana. I numeri presentati dal presidente di Confesercenti Nico Gronchi fotografano una situazione davvero pesante: quattro anni di instabilità ci sono costati quasi 52 miliardi di PIL reale, il che significa circa 2.400 euro in meno per ogni famiglia e 34 miliardi di consumi sfumati.
Il primo nemico resta l’energia. Tra gennaio e settembre 2026 il costo dell’elettricità all’ingrosso è salito del 57%, mentre il gas è più che raddoppiato.
Fare il pieno è diventato un salasso, ormai non è più nemmeno una notizia, con la benzina in su del 28,6% e il diesel del 30%.
In Italia l’elettricità all’ingrosso costa oltre il 40% in più rispetto a paesi come Germania, Francia e Spagna. Se a questo aggiungiamo l’aumento dei tassi BCE che ha portato 500 milioni di costi extra per chi ha mutui a tasso variabile, si capisce perché le famiglie stiano soffrendo così tanto.
L’impatto sul portafoglio è evidente. L’inflazione a settembre ha superato il 4% e la capacità di risparmiare è crollata. Nel 1996 una famiglia riusciva a mettere da parte il 20% del proprio reddito, nel 2007 il 13% e oggi appena l’8%. Le spese obbligate come bollette e affitto mangiano ormai il 38% della nostra spesa, circa 15mila euro all’anno per un nucleo medio.
Non va meglio sul fronte del fisco, con una pressione tributaria salita al 43,5%. Eppure il recupero dell’evasione ha portato nelle casse dello Stato 31,5 miliardi nel 2025, ben il 56% in più rispetto al periodo pre-Covid.
Una crisi che si riflette drammaticamente nelle nostre città, dove assistiamo a una vera desertificazione commerciale.
Tra il 2019 e il 2025 sono sparite 140mila attività, tra cui 111mila negozi e 24mila bar. In due comuni su tre manca ormai almeno un servizio essenziale e oltre mille paesi non hanno più neppure un negozio alimentare. Nel 2026 per ogni negozio che apre ce ne sono quasi tre che chiudono.
Di questo passo, entro il 2034 le nuove aperture saranno vicine allo zero. Nel frattempo i colossi del web continuano a fare affari d’oro: l’anno scorso le grandi piattaforme ecommerce hanno fatturato oltre 70 miliardi in Italia pagando solo 500 milioni di tasse.
Le sfide per il futuro sono enormi, a partire dal calo demografico. Entro il 2050 l’Italia rischia di perdere quattro milioni di abitanti e una persona su tre avrà più di 65 anni.
Già oggi le imprese fanno molta fatica a trovare personale: nel turismo e nei servizi mancano oltre 300mila figure specializzate, con il 45% dei posti che resta vuoto. A frenare le aziende c’è poi la burocrazia, che costa alle piccole attività 12 miliardi all’anno, più di 10mila euro a negozio. Basterebbe semplificare le regole per risparmiare 10 miliardi e far guadagnare quasi un punto di PIL al Paese.
