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Non solo fiere: la vera sfida del florovivaismo italiano si gioca sulla ricerca e sui bio-pesticidi-Not just trade fairs: the real challenge for the Italian floriculture and nursery sector lies in research and biopesticides

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di emigrazione e di matrimoni

Non solo fiere: la vera sfida del florovivaismo italiano si gioca sulla ricerca e sui bio-pesticidi.

di Marco Andreozzi

‘L’essenza della bellezza e della salute. Un viaggio tra l’eccellenza del florovivaismo italiano e l’immortalità dell’opera lirica di Giacomo Puccini. Fiori, arte e cultura nel centenario della Turandot.’ Così la locandina del IV Congresso Nazionale del Fiore di Coldiretti tenutosi l’8-9 ottobre nel Parco della Musica di Torre del Lago Puccini, che si affaccia sullo specchio d’acqua di Massaciuccoli che tanto ispirò il romantico Maestro lucchese, morto prima di terminare detta opera il cui libretto si ispira ad una novella persiana. L’assise versiliese, affollatissima, ha riunito i principali attori della filiera per fare il punto sulla salute e sulle traiettorie future di crescita del settore.

Il sistema florovivaistico italiano si conferma colonna portante dell’agricoltura nazionale, un comparto d’eccellenza che unisce biodiversità, altissima specializzazione tecnica e una forte proiezione sui mercati internazionali: sul podio nel 2025 con una quota di esportazione di 1,4 miliardi di euro, pari all’11,2% delle vendite globali. Primo e secondo sono Olanda e Colombia, con rispettivamente 48,1% e 19,9%. Ecuador (8,7%) e Kenya (6,6%) seguono, mentre Etiopia (2,5%) e Cina (2,1%) sono in forte crescita di prospettiva.

Se consideriamo la produzione interna, Cina e USA valgono rispettivamente oltre 15 miliardi e 8,4 miliardi di dollari, l’Olanda è terza con 5,1 miliardi di dollari, a dimostrazione di come abbia declinato la sua passata rete coloniale in un sistema potentissimo di logistica globale, tale per cui riesce a vendere anche in mercati dove l’Italia non entra per questioni di normative locali. Ma attenzione: l’Olanda entra con prodotti certificati allo stesso modo dell’Italia. Una consorteria affine a quella francese nel mondo del vino, specchio del fatto che il sistema dei vasti imperi coloniali in essere fino al secolo scorso resta parzialmente vivo: coltivato a proprio vantaggio dalle singole nazioni europee? Un erotema che deve far riflettere una volta di più su quale Europa si vuol costruire se certi spazi di movimento nazionale vengono accettati.

L’Italia è quarta nel 2025 (scavalcando il Giappone) con 3,8 miliardi di dollari di produzioni, soprattutto grazie al comparto vivaistico ornamentale toscano e alla floricoltura ligure: la Toscana tiene il suo primato con 1,23 miliardi di dollari, oltre il 31% della produzione nazionale. E se nel calcio l’Italia è molto in ribasso, pur con segnali positivi delle ultime partite delle squadre nazionali (e ventenni di buona prospettiva), nella realizzazione tecnica del verde sportivo per i grandi stadi di calcio, il distretto pistoiese è campione del mondo. La Versilia è invece specializzata nella produzione floricola di pregio.

Di fronte alle produzioni seriali dei concorrenti, la scommessa emersa è quella di rilanciare la ‘distintività’ e di ‘fare squadra’. Le immancabili due parole magiche, e la seconda va da sé nei fatti (da tempo) per molte altre nazioni. A proposito, i collegamenti audiovisivi con sedi estere ICE hanno confermato una solida continuità istituzionale. Dal mio primo incontro a New York (1989), l’invarianza nei modelli operativi è apprezzabile: ICE ha saputo preservare un’identità condivisa attraverso generazioni e aree geografiche. Vero, la collettiva italiana a una fiera delle tecnologie ambientali di Hong Kong in era pre-pandemica evidenziava la necessità di un adeguamento strategico degli allestimenti, proprio accanto al curato chiosco francese (con due graziose fanciulle) e di fronte all’imponente struttura bavarese. Ma la stabilità burocratica di ICE è un punto fermo a supporto delle esportazioni.

Esiste tuttavia l’altra faccia della medaglia da sottolineare. Il settore florovivaistico ha storicamente impatto ambientale notevole, idrovoro con uso intensivo di fitofarmaci per garantire certi canoni estetici e poter essere sdoganato. La ricerca scientifica sta studiando soluzioni, spinta anche dagli obiettivi europei. Le strade riguardano bio-pesticidi e bio-controllo: selezione di batteri e funghi antagonisti, sviluppo di ‘vaccini naturali’ estratti da molecole di digestato, inserimento di piante-esca o insetti che si nutrono dei parassiti (come le coccinelle). Inoltre, si punta al miglioramento genetico anche rispetto alle pressioni climatiche. I sistemi a ciclo chiuso tipo colture idroponiche o in substrati innovativi consentono di riciclare acqua e nutrienti, senza drenaggio inquinante nel suolo. L’uso di sensori evoluti per dispensare acqua e trattamenti quando serve completa il quadro, incluso l’impiego di raggi UV contro funghi e batteri. Qui starebbe la ‘distintività’ quale vera sostenibilità ambientale: meglio più fondi pubblici in ricerca – dove l’Italia è lontanissima dal podio come spesa – invece del semplice supporto alle fiere per vendere di più. Si fa davvero squadra come Paese, non solo come segmento produttivo.

di emigrazione e di matrimoni

Not just trade fairs: the real challenge for the Italian floriculture and nursery sector lies in research and biopesticides.

by Marco Andreozzi

“The essence of beauty and health. A journey through the excellence of Italian floriculture and the immortality of Giacomo Puccini’s opera. Flowers, art, and culture marking the centenary of Turandot.” This was the theme of the 4th Coldiretti (the leading European organization for agricultural entrepreneurs) National Flower Congress, held on October 8–9 at the Parco della Musica in Torre del Lago Puccini (Viareggio). The venue overlooks the waters of Lake Massaciuccoli, which deeply inspired the romantic Maestro from Lucca town, who passed away before completing the opera whose libretto is based on a Persian tale. The packed event in the Versilia Riviera of Tuscany brought together key players in the supply chain to take stock of the sector’s health and future growth trajectories.

The Italian floriculture sector confirms its status as a cornerstone of national agriculture—a field of excellence combining biodiversity, highly specialized technical expertise, and a strong international market presence: in the podium in 2025, with an export value of €1.4 billion, representing 11.2% of global sales. The Netherlands and Colombia hold the top two spots, with shares of 48.1% and 19.9%, respectively. Ecuador (8.7%) and Kenya (6.6%) follow, while Ethiopia (2.5%) and China (2.1%) show strong growth potential.

In terms of domestic production, China and the USA account for over  € 13.4 billion and  € 7.5 billion respectively, with the Netherlands ranking third at €4.5 billion, demonstrating how it has transformed its former colonial network into a powerful global logistics system capable of penetrating markets where Italy is shut out by local regulations, despite the same  certified products. This reflects a dynamic similar to the French dominance in the wine world, illustrating how the legacy of the vast colonial empires that existed until the last century remains partially alive: cultivated for their own benefit by individual European nations? An eroteme that compels us to reflect once more on the kind of Europe we wish to build if such spheres of national influence are accepted.

Italy ranks fourth in 2025 (overtaking Japan) with €3.4 billion in production, driven largely by the ornamental nursery sector in Tuscany and the floriculture industry in Liguria; Tuscany maintains its leading position with €1.1 billion, accounting for over 31% of national output. And while Italian football may be in a slump, despite positive signs from recent national teams’ matches and a crop of promising young players, the Pistoia district is a world champion when it comes to the technical creation of turf for major football stadiums. Versilia, on the other hand, specializes in high-quality floriculture.

Faced with the mass production of competitors, the strategy that has emerged is to revitalize the “distinctiveness” and to “work as a team.” These are the inevitable two magic words, though the second has long been a given in many other nations. Incidentally, video links with ITA (Italian Trade Commission)’s foreign offices have confirmed a solid institutional continuity. Since my first meeting in New York (1989), the consistency of operational models has been remarkable; ITA has successfully preserved a shared identity across generations and geographic regions. True, the Italian collective booth at a pre-pandemic environmental technology fair in Hong Kong highlighted the need to strategically upgrade display setups, positioned right next to a polished French booth (staffed by two charming young women) and opposite an imposing Bavarian structure. Yet, ITA’s bureaucratic stability remains a cornerstone of export support.

However, there is another side to the coin that must be highlighted. The floriculture and nursery sector has historically had a significant environmental impact; it is water-intensive and relies heavily on pesticides to meet specific aesthetic standards and clear customs regulations. Scientific research is currently exploring solutions, driven in part by European goals. Approaches include the use of biopesticides and biocontrol methods: selecting antagonistic bacteria and fungi, developing “natural vaccines” extracted from digestate molecules, and introducing trap crops or predatory insects (such as ladybugs). Furthermore, efforts are focused on genetic improvement, also to enhance resilience against climate stress. Closed-loop systems—such as hydroponics or cultivation in innovative substrates—allow for the recycling of water and nutrients, preventing polluting runoff into the soil. The use of advanced sensors to deliver water and treatments precisely when needed completes the picture, including the application of UV light to combat fungi and bacteria. This is the “distinctiveness”  where true environmental sustainability lies: it is better to invest more public funds in research—an area where Italy’s spending lags far behind the leaders—rather than just subsidizing trade fairs simply to boost sales. To truly “work as a team” is about the country, not just the individual trade sectors.

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino). Tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale da un quarto di secolo; nomade digitale dal 2004 al 2019, e’ sinologo, parla correntemente il mandarino e in Cina e’ stato docente a contratto.

Marco Andreozzi, is a Doctor in Mechanical Engineering, Economics/Administration (Polytechnic of Turin). Industrial technologist and specialist in the energy sector, he comes from professional practices in five corporates in Italy and non-European countries, and as managing director for a quarter of a century; digital nomad from 2004 to 2019, he is a sinologist, speaks fluent Mandarin and was a visiting professor in China.

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