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Cinema & Teatro

Mammina (The Other Mommy): nelle sale il nuovo horror prodotto diretto dal regista inglese Rob Savage

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Tempo di lettura: 3 minuti

Il nuovo horror della Blumhouse uscito nelle sale è un sincero omaggio al Poltergeist di Tobe Hooper

di Marvyn Mura

Mammina (The Other Mommy) è il nuovo horror prodotto da James Wan e dalla Blumhouse, diretto dal regista inglese Rob Savage, ed è un adattamento del romanzo di Josh Malerman dallo stesso nome. Il film di Savage è stato stroncato ferocemente dalla critica e da buona parte del pubblico; Mammina in realtà è un buon horror diretto molto bene da Savage e che contiene tutti gli ingredienti che dovrebbero avere gli horror realizzati bene, ovvero tensione costante, originalità visiva e spaventi non forzati o ripetitivi.

Il film di Savage racconta la storia di Bella Martin (Arabella Olivia Clark), una bambina di sette anni, che interagisce con la sua amica immaginaria che chiama “altra mamma” e che ha le sembianze della vera madre Ursula (Jessica Chastain). La situazione si complica quando una mattina l’altra mamma si comporta in maniera inquietante in cucina e viene vista anche da Russ (Jay Duplass), il padre di Bella; Ursula all’inizio è scettica, ma vede anche lei il mostro la sera stessa. La famiglia tenta quindi invano di scappare da questa entità maligna, prima vanno dall’amico Frank (Arian Moayed), ma scappano nuovamente quando il mostro che vuole la bambina uccide Frank.

Il demone li perseguita ovunque, anche in un fast food; la famiglia decide quindi di andare a nascondersi dalla nonna Ruth (Karen Allen), che vive in una villa isolata e “protetta” con dei cani da guardia. Ruth chiama dei cacciatori di fantasmi professionisti capitanati dalla medium Lois (Dichen Lachman); i cacciatori confermano che l’entità è un poltergeist che si nutre dell’innocenza dei bambini; i cacciatori e la medium organizzano quindi una trappola per il poltergeist e organizzano quindi una seduta spiritica per cercare di evocarlo. Il demone si mostra davanti a tutti, ma le cose non vanno nel verso giusto; la medium muore e la famiglia è costretta nuovamente a scappare e questa volta tornano a casa. Una volta tornati a casa, Ursula, Russ e Bella mettono da parte le difficoltà familiari e cercano in tutti i modi a provare a sconfiggere definitivamente l’entità malvagia.

Rob Savage, giovane regista che fa parte della nuova leva di giovani registi horror, realizza un horror interessante, pieno di suspense, tensione e jumpscare mai banali e che omaggia film come “Babadook” di Jennifer Kent o classici come “Poltegeist” di Tobe Hooper e Steven Spielberg.

La regia di Savage è dinamica e quasi ipercinetica, ci sono tante soluzioni visive molto interessanti, inquadrature all’interno di bicchieri di vetro, inquadrature su riflessi,g occe d’acqua e su vari oggetti, piani sequenza su corridoi inquietanti, transizioni di montaggio spesso geniali; una regia che guarda molto al cinema fantastico dell’estremo oriente (a quello hongkonghese in particolare).

A parte un paio di incongruenze narrative (come la parte quasi senza senso con la medium e i cacciatori di fantasmi), il film ha una scrittura per buona parte decente, il finale è gratificante e il fatto che i genitori di Bella vedano fin da subito il demone, piuttosto che avere il solito cliché visto e rivisto in cui c’è tutta la fase preparatoria e graduale dove gli

adulti vedono i fantasmi e i mostri solo dalla seconda metà del film o solo verso la fine; rende il film più unico e meno “standardizzato” rispetto agli altri prodotti Blumhouse, ma anche rispetto agli horror di altre produzioni.

Le interpretazioni sono in generale molto buone, Jessica Chastain nel doppio ruolo di madre e demone spicca maggiormente sugli altri attori, brava anche la bambina interpretata da Arabella Olivia Clark; mentre il resto del cast si mantiene su livelli buoni.

Vorrei capire comunque cosa passa nella testa dei titolisti italiani, che traducono un horror dal titolo “The Other Mommy” con il discutibilissimo “Mammina”, un titolo ai limiti di una parodia di Maccio Capatonda. Chiamare il film L’altra madre era difficile?

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