Attualità
L’inflazione spinge le entrate di Irpef
L’inflazione torna alla carica dopo la fiammata del 2022 e 2023 innescata dalla crisi energetica dovuta anche alla coda della pandemia.
Di Francesca Fontana
L’inflazione torna alla carica dopo la fiammata del 2022 e 2023 innescata dalla crisi energetica dovuta anche alla coda della pandemia. I conti pubblici sono stati messi a dura prova, mette a dura prova i conti pubblici sul fronte delle uscite. Fa salire la spesa per le pensioni, l’assegno unico, gli acquisti della Pubblica amministrazione e gli interessi sul debito. Allo stesso tempo, però, dà una mano alle entrate aumentando il gettito dell’Iva e soprattutto dell’Irpef. Qui il motore principale è il fiscal drag, cioè il drenaggio fiscale: in pratica l’aumento delle tasse che si paga quando i redditi crescono solo sulla carta, solo nominalmente, per cercare di rincorrere il costo della vita.
Questo tema sta riaccendendo il dibattito sulla prossima manovra economica, specialmente dopo che la maggioranza ha messo in dubbio il taglio dell’Irpef per il ceto medio. La proposta prevedeva di alzare da 50mila a 60mila euro la soglia di reddito a cui si applica l’aliquota del 33%. Si tratta di un’idea molto costosa, 2,7 miliardi di euro all’anno su una manovra che oscilla tra i 7 e gli 8 miliardi. Per ora dal ministero dell’Economia si precisa che non è stata ancora presa alcuna decisione. Sullo sfondo c’è anche un’opzione alternativa: destinare le risorse a un sostegno forfettario per anziani e fragili per le spese sanitarie e a un fondo per la natalità.
In questo scenario, il fiscal drag torna protagonista, ma con un chiarimento fondamentale: questo extra gettito non crea vera e propria copertura per nuove spese. L’Irpef in più entra infatti già nei calcoli della finanza pubblica. Contribuisce per esempio all’aumento delle entrate da imposte dirette, stimato al +9.3% tra quest’anno e il 2029, e serve a mantenere il percorso di spesa concordato con l’Unione Europea, senza però lasciare margini per interventi aggiuntivi.
Le stime del Mef provano comunque a quantificare questa voce: il drenaggio fiscale porterebbe 4,4 miliardi quest’anno, 3,4 l’anno prossimo, 2,4 miliardi nel 2028 e 2,8 miliardi nel 2029. Dato che il gettito di ogni anno si somma a quello degli anni successivi, il totale arriverebbe a 35,4 miliardi di euro in quattro anni. Tra l’altro, se l’inflazione dovesse salire ancora, le cifre finali potrebbero essere ancora più alte. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha calcolato che tra il 2021 e il 2023 l’inflazione ha generato circa 25 miliardi all’anno di extra gettito, in gran parte compensati per i redditi fino a 32mila euro grazie ai recenti tagli Irpef. Senza un’indicizzazione automatica degli scaglioni, però, il fenomeno si ripete ogni anno e rischia di colpire nuovamente sia i redditi bassi sia il ceto medio.
