Salute
La chirurgia robotico-digitale: dall’esperienza chirurgica alla complessità di tecnologie avanzate
Oggi in piena rivoluzione digitale, la chirurgia robotico-digitale, per la prima volta, si “interfaccia” tra il chirurgo e il paziente.
di Angela Celesti
I chirurghi hanno sempre adoperato le mani per operare un paziente e continuano a farlo, ma con l’avvento della laparoscopia, nel 1981 le cose sono cambiate. Il primo intervento al mondo di appendicectomia laparoscopica da parte del ginecologo tedesco Kurt Semm – che sperimenta la tecnica chirurgica mininvasiva adoperando strumenti “più lunghi”, controllati dalle mani del chirurgo – dà inizio a un nuovo approccio alla chirurgia. Oggi in piena rivoluzione digitale, la chirurgia robotico-digitale, per la prima volta, si “interfaccia” tra il chirurgo e il paziente. I robot chirurgico-digitali di nuova generazione replicano il movimento delle mani del chirurgo all’interno del torace o dell’addome del paziente. Grazie a questa tecnologia un software “controlla” il movimento della mano del chirurgo che opera a monte, eliminando il più piccolo tremore. La “magnificazione” delle immagini (tridimensionali) è in grado di non tralasciare nemmeno un capillare, un vaso sanguigno. Permette, inoltre, al chirurgo di attingere informazioni, attraverso i monitor, a TAC e RISONANZE che in tempo reale accompagnano l’operazione. Il risultato? Interventi molto più precisi rispetto al passato e con minori rischi. La nuova era di Robotica Digitale è solo all’inizio, ma grazie all’IA, il futuro in questo campo è sempre più vicino e promettente.
Per introdurci nella storia di questi nuovi approcci in campo chirurgico uno stralcio della mia intervista alla prof.ssa Franca Melfi, Ordinario di Chirurgia Toracica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia di Pisa, Direttrice del Centro Robotico Multidisciplinare di Chirurgia Robotica (ospedale di Pisa), pioniera assoluta della chirurgia robotica polmonare. Suo è il primo intervento al mondo di lobotomia per un cancro al polmone (era il 2001) eseguito con il robot Da Vinci di produzione americana. Da quel momento in poi ha raggiunto livelli di eccellenza e fama mondiale divenendo membro dell’American Associaton for Thoracic Surgery e della European Associaton for Cardio Thoracic Surgeons. All’Università di Pisa, dove si specializza, contribuisce in maniera significativa a dare impulso alla costruzione del più grande Centro Robotico Multidisciplinare di Chirurgia, tra i più apprezzati e attrattivi al mondo, dove forma i futuri chirurghi specializzati in questa tecnica, suo il primo titolo europeo di Proctor autorizzato per le procedure robotico-chirurgiche.
Professoressa Melfi, l’avvento in Italia del robot Da Vinci arrivato nel 1999 in America, la vede protagonista indiscussa della storia di questo nuovo approccio alla chirurgia, suo il primo intervento al mondo, ci spiega come è accaduto tutto questo?

“Come spesso affermo, per una convergenza di una serie di fattori; il caso inoltre ha favorito ciò che mai avrei immaginato. Essendo un chirurgo toracico ho avuto la possibilità di operare con questo sistema robotico, che serviva inizialmente per la chirurgia cardiotoracica, per aiutare i chirurghi ad eseguire interventi molto più complessi che necessitavano di “precisione”, una necessità che non vietava certamente di adoperare il Da Vinci in interventi chirurgici altrettanto complessi come la chirurgia toracica”.
Così, con coraggio e determinazione, la professoressa Melfi intraprende il suo primo intervento con il robot Da Vinci, di dimensioni molto più grandi rispetto all’attuale modello Xi. Cresceva la necessità di interventi sul polmone sempre meno invasivi e il Da Vinci offriva, per la sua metodica, pochi buchi per far penetrare i bracci di ridotte dimensioni direttamente nel polmone senza intaccare la gabbia toracica, evitando così l’intervento traumatico e garantendo al paziente una ripresa più rapida e meno dolorosa. Una tecnica che permette dissezioni molto più precise (immagini 10 volte più grandi in 3D) che aiutano il chirurgo a operare anatomicamente e con pochissimi margini di errore. Un valore aggiunto, questa tecnologia, che ha rivoluzionato la chirurgia (si pensi all’applicazione su patologie tumorali polmonari) offrendo alla comunità scientifica, allora (giustamente) scettica, di acquisire le evidenze scientifiche e pubblicare i risultati nelle riviste specializzate. “La nuova tecnologia non deve apparire fascinosa”, precisa la Melfi, “ma rispondere con competenza a una radicalità oncologica chirurgica, fondamentale per la sopravvivenza del paziente, senza trascurare nessun piccolo dettaglio. La nuova metodica chirurgica, il nuovo paradigma, ha dovuto fare i conti quindi con lo scetticismo iniziale e la resistenza da parte della chirurgia tradizionale a cui noi, chirurghi robotici abbiamo risposto sottolineando che, ciò che faceva questo tipo di chirurgia, era in linea con l’applicazione dei principi della chirurgia, effettuata però con sistemi che hanno come obiettivo un perfezionamento in termini di precisione nelle manovre chirurgiche”. Oggi alla luce del suo lungo percorso, possiamo con sicurezza affermare che Franca Melfi è stata, in ambito mondiale, un’antesignana indiscussa degli interventi sui tumori polmonari eseguito con tecnica robotica. Ha formato – e tuttora forma – i chirurghi del settore nel mondo, dagli Stati Uniti all’Europa, all’Africa (l’80%). “Tutto questo”, come aggiunge la Melfi “con grande umiltà e mettendomi sempre in discussione prima di un intervento, anche dopo 24 anni di vita con il Da Vinci”.
Ma se pensate che Franca Melfi sia soltanto questo vi sbagliate, il coraggio delle sue scelte nel dicembre 2024, la porta, anzi la “riporta” nella sua terra, la Calabria, all’UNICAL, chiamata dal Rettore Nicola Leone, studioso di fama internazionale di Intelligenza artificiale, noto per lo sviluppo di DLV, un sistema avanzato per la rappresentazione della conoscenza e il ragionamento automatico. Determinato a “costruire il futuro della robotica 4.0”, il prof. Leone la convince ad accettare il ruolo di Professore Ordinario nella Facoltà di Medicina e Chirurgia, in un’Università d’eccellenza in continua evoluzione – dall’Ingegneria alla Chirurgia Robotica – pronta per le future sfide digitali. Un Ateneo, quello calabrese capace di attrarre investitori privati in campo medico come AbMedica, prestigiosa azienda privata del settore sanitario, in un mercato Europeo alla ricerca di tecnologie mininvasive (tra cui il Da Vinci). Indispensabile dunque il prezioso contributo di una scienziata come Franca Melfi che torna alle sue radici, nonostante una brillante carriera a Pisa dove ha costruito la sua vita, nella bellissima casa insieme a suo marito, i suoi cani e i suoi cari amici. Un grande coraggio e una nuova “visione” il suo ritorno nella terra amata, ma soprattutto, come lei stessa spiega, “un’opportunità per poter contribuire alla Sanità della Calabria attraverso lo sviluppo di un centro di competenza in Chirurgia Robotica, un settore con il now-how di avanguardia sull’Intelligenza Artificiale, di cui dispone l’ Unical, un ambiente ideale per realizzare le mie ricerche”.
Sicuramente il futuro ci consentirà di definire una chirurgia di massima precisione “tagliata su misura” grazie alla “computer-robot integration”, già utilizzata negli Stati Uniti. Siamo ormai in un’era digitale che ha come presupposto cure veloci e sempre migliori per i pazienti: dal percorso diagnostico a quello terapeutico, un futuro che alla chirurgia robotica affiancherà la chirurgia digitale passando dall’Intelligenza Artificiale ai big data, al machine learning, robot inclusi.
