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Morti Alan e Larry, i macachi dell’Università di Parma: la LAV chiede giustizia dopo sette anni di battaglie
Alan e Larry, i due macachi utilizzati nei laboratori dell’Università di Parma nell’ambito del progetto di ricerca LightUp, sono morti.
di Laura Marà
La notizia della morte dei due primati emerge durante un’udienza al Tar del Lazio. Al centro della controversia il progetto di ricerca LightUp, contestato dalle associazioni animaliste. Oltre 460mila cittadini hanno sostenuto la campagna per la loro liberazione.
Alan e Larry, i due macachi utilizzati nei laboratori dell’Università di Parma nell’ambito del progetto di ricerca LightUp, sono morti. A darne notizia è la LAV (Lega Anti Vivisezione), che riferisce di aver appreso la notizia durante un’udienza al Tribunale amministrativo regionale del Lazio, nell’ambito del procedimento relativo al rinnovo dell’autorizzazione alla sperimentazione.
Secondo quanto comunicato dall’associazione, i due primati sarebbero stati soppressi dopo anni trascorsi all’interno dei laboratori universitari. «Oggi, in udienza, l’Avvocatura dello Stato ha annunciato che Alan e Larry sono stati uccisi, al termine di una “vita” spesa dietro le sbarre del laboratorio», dichiara la LAV.
La vicenda, iniziata nel 2019, è al centro di una lunga controversia giudiziaria e di una mobilitazione nazionale che coinvolge associazioni animaliste, cittadini e volontari. Nonostante le manifestazioni e le richieste di sospensione degli esperimenti, il progetto ha ottenuto nel 2025 una proroga dell’autorizzazione ministeriale fino al 2027, provvedimento contro il quale la LAV ha presentato ricorso.
Il progetto LightUp e gli esperimenti sui macachi

Al centro della controversia c’è LightUp, un progetto scientifico che coinvolge le Università di Parma e Torino e prevede l’impiego di sei macachi per lo studio dei meccanismi neurologici legati alla visione.
La ricerca si propone di approfondire il funzionamento del sistema visivo dei primati, con particolare attenzione ai processi cerebrali coinvolti nell’elaborazione delle informazioni visive. L’obiettivo è acquisire conoscenze potenzialmente utili allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per alcune patologie umane.
A sollevare le contestazioni delle associazioni animaliste sono soprattutto le modalità degli esperimenti. Secondo quanto denunciato dalla LAV, Alan e Larry sarebbero stati sottoposti all’impianto di elettrodi per registrare i movimenti oculari e a lunghe sessioni di immobilizzazione su apposite sedie, con dispositivi destinati a mantenere ferma la testa durante i test.
Procedure che, secondo le organizzazioni per la tutela degli animali, avrebbero comportato importanti conseguenze sul benessere psicofisico dei macachi. Per questo motivo, negli anni vengono avanzate numerose richieste di verifica delle condizioni di salute degli animali e dei livelli di stress legati alla sperimentazione.
La LAV contesta inoltre la necessità di utilizzare primati vivi, chiedendo maggiori investimenti nello sviluppo di metodi alternativi alla sperimentazione animale.
Dal 2019 ai ricorsi: sette anni di battaglie giudiziarie

La vicenda risale al 2019, quando il caso dei macachi coinvolti nel progetto LightUp richiama l’attenzione dell’opinione pubblica e delle principali associazioni animaliste italiane.
Nel gennaio 2020 il Consiglio di Stato dispone la sospensione cautelativa delle attività sperimentali, richiedendo ulteriori verifiche sulla necessità di utilizzare primati vivi e sull’eventuale disponibilità di metodi alternativi scientificamente adeguati.
Nell’ottobre dello stesso anno interviene nuovamente, chiedendo approfondimenti sulla giustificazione scientifica del progetto e sulla possibilità di applicare all’essere umano i risultati della ricerca.
All’inizio del 2021 arriva tuttavia il via libera alla prosecuzione degli esperimenti. L’Università di Parma accoglie la decisione come una conferma della validità dell’autorizzazione ministeriale e della conformità del progetto alle disposizioni normative.
Il confronto tra le parti prosegue negli anni successivi, fino al rinnovo triennale dell’autorizzazione concesso nel 2025 dal Ministero della Salute, che proroga la sperimentazione fino al 2027.
Contro il provvedimento, la LAV presenta ricorso al Tar del Lazio, chiedendone l’annullamento. Parallelamente, l’associazione si rivolge al Consiglio di Stato con un giudizio di ottemperanza per ottenere il rispetto delle prescrizioni relative al monitoraggio delle condizioni di stress degli animali.
È proprio durante un’udienza relativa al rinnovo dell’autorizzazione che, secondo quanto riferito dalla LAV, l’Avvocatura dello Stato avrebbe comunicato la morte di Alan e Larry.
La LAV chiede giustizia: «Non abbiamo mai smesso di lottare»

La notizia suscita la dura reazione della LAV, che ribadisce le proprie contestazioni nei confronti del progetto e delle autorizzazioni rilasciate per la sua prosecuzione.
L’associazione ricorda le numerose richieste di intervento rivolte al Ministero della Salute e al Consiglio Superiore di Sanità, organo chiamato a esprimersi anche sull’utilizzo sperimentale di specie sottoposte a particolari tutele, tra cui i primati non umani.
«Confidiamo in una sentenza del TAR che possa dichiarare illegittimo il rinnovo rilasciato dal Ministero della Salute e rendere seppure tardivamente e solo in parte giustizia ai due macachi», si legge nella dichiarazione diffusa dall’organizzazione.
La LAV sottolinea inoltre il sostegno ricevuto da oltre 460mila cittadini, che nel corso degli anni hanno aderito alle petizioni e partecipato alle manifestazioni organizzate per chiedere la liberazione dei due animali.
Una mobilitazione che, secondo l’associazione, dimostra la crescente sensibilità dell’opinione pubblica nei confronti delle condizioni degli animali utilizzati nella ricerca.
Per la LAV, la morte di Alan e Larry rende ancora più urgente una revisione delle norme che disciplinano la sperimentazione, accompagnata da maggiori investimenti in metodologie scientifiche che non prevedano l’impiego di animali vivi.
Anche l’OIPA interviene sulla morte dei due primati

Alla denuncia della LAV si aggiunge quella dell’OIPA (Organizzazione Internazionale Protezione Animali), che negli anni partecipa alle iniziative pubbliche per chiedere la sospensione degli esperimenti.
L’organizzazione ricorda gli appelli rivolti alle istituzioni e i cortei che hanno coinvolto migliaia di manifestanti, sottolineando come le richieste di liberazione dei due macachi siano rimaste senza esito.
Secondo quanto denunciato dall’OIPA, Alan e Larry sarebbero stati sottoposti nel tempo a ripetuti interventi chirurgici al cranio e al cervello, oltre che all’applicazione di impianti e ad altre procedure che ne avrebbero compromesso gravemente le condizioni di vita.
Le associazioni chiedono ora chiarimenti sulle circostanze della morte dei due animali e sollecitano una riflessione più ampia sull’utilizzo dei primati nei laboratori.
Sperimentazione animale: cosa prevede la normativa europea

Il caso di Alan e Larry riporta l’attenzione sul dibattito relativo alla sperimentazione animale nella ricerca scientifica, un settore disciplinato da specifiche disposizioni nazionali ed europee.
La Direttiva europea 2010/63/UE, recepita in Italia attraverso il Decreto legislativo 26/2014, stabilisce criteri per la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici e introduce il principio delle cosiddette 3R: Replacement, Reduction e Refinement.
Si tratta di tre obiettivi fondamentali: sostituire gli animali con metodi alternativi quando scientificamente possibile, ridurre il numero degli esemplari impiegati e perfezionare le procedure per limitare dolore, sofferenza e stress.
Negli ultimi anni, lo sviluppo di organoidi, colture cellulari tridimensionali, sistemi organ-on-chip e modelli computazionali amplia le possibilità di ricerca senza ricorrere necessariamente agli animali. Queste tecnologie, tuttavia, non sono ancora in grado di sostituire ogni tipologia di sperimentazione, soprattutto negli studi che richiedono l’analisi di sistemi biologici particolarmente complessi.
Il confronto rimane aperto tra le organizzazioni animaliste, che chiedono una progressiva riduzione dell’impiego di animali, e i ricercatori che considerano ancora necessari determinati modelli sperimentali per lo studio di specifiche patologie.
Una vicenda ancora aperta sul piano giudiziario

La morte di Alan e Larry segna un nuovo capitolo della controversia relativa al progetto LightUp, che rimane aperta sul piano giudiziario.
Resta infatti da conoscere l’esito del ricorso presentato dalla LAV contro il rinnovo dell’autorizzazione ministeriale. Al momento, sulla base delle informazioni diffuse dalle associazioni animaliste, non risultano chiarite le circostanze esatte della morte dei due macachi, né sono stati resi noti ulteriori dettagli sulle procedure che avrebbero portato alla loro soppressione.
La vicenda assume una rilevanza che va oltre il singolo progetto universitario, alimentando il dibattito nazionale sui limiti della sperimentazione animale, sulle garanzie previste per i primati impiegati nella ricerca e sull’applicazione delle norme a tutela del loro benessere.
Per le associazioni che seguono il caso dal 2019, la morte dei due animali rappresenta l’esito più temuto di una battaglia durata oltre sette anni.
L’attenzione si concentra ora sui prossimi sviluppi giudiziari e sulle possibili conseguenze della vicenda per il settore della ricerca biomedica, in un contesto in cui il confronto tra progresso scientifico, tutela degli animali e sviluppo di metodologie alternative continua a rappresentare una questione di particolare interesse scientifico, giuridico ed etico.
