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Diritti umani

Violenza sessuale di gruppo la notte di Capodanno in piazza Duomo a Milano

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Tempo di lettura: 3 minuti

Il rispetto nei riguardi di ogni essere umano è sempre prioritario, al di là dell’etnia, del sesso, del Paese e dell’ordinamento giuridico.

di Damiana Cicconetti

Ancora terribili fatti e vergognosi violenze ai danni di giovani donne: è accaduto la notte di S. Silvestro a Milano, in Piazza Duomo. Dunque, in pieno centro, non certo in periferia, tra persone disagiate e degrado.

Numerose le vittime di fatti tanto abominevoli, tra cui una ragazza di soli diciannove anni, ripresa da un video girato da un’altra giovane che si trovava nei pressi e non ha potuto non comprendere la gravità di quel che si stava verificando: un video che, perciò, è ora al vaglio degli inquirenti.

La vittima è stata accerchiata da un branco composto all’incirca da 30 ragazzi, tra i 15 e i 30 anni, dall’accento marcatamente straniero: arabi, a quel che non pochi testimoni hanno avuto modo di confermare.

Chiara – questo il nome della povera giovane – ha tentato in tutti i modi di difendersi, gridando per oltre quindici minuti; lo ha fatto per richiamare l’attenzione dei passanti che, però, sono rimasti inerti.

E, a quanto pare, le stesse Forze dell’Ordine sono intervenute tardivamente, trasportandola in ospedale solo al termine della violenza, dove non si è potuto fare altro che riscontrare gli evidenti segni della ferocia subita.

Purtroppo, in questi giorni, non poche sono le denunce sporte da altre giovani che hanno subito analoghe violenze. Tutte portate a termine con la stessa “strategia”: l’accerchiamento del branco.

Finora le vittime ammontano a sei, di cui due straniere, tristemente immortalate in un altro video.

Ognuna è stata accerchiata e poi violata, palpeggiata, offesa, in una notte che avrebbe dovuto essere di festa. Ma, invero, una festa che anche quest’anno non avrebbe dovuto svolgersi in piazza, per evitare il rischio di assembramenti, vietati a causa della pandemia e dei contagi divenuti allarmanti fin dai giorni precedenti il Natale.

Del resto – si sa! – in una notte come quella di S. Silvestro il controllo è arduo, se non impossibile: per questo può accadere di essere violentate nel pieno centro di Milano, finanche in presenza delle Forze dell’Ordine.

Accade, quindi, che in circostanza simili si debbano tollerare persino assembramenti, in realtà vietati a causa del Covid.

Accade, poi, che in occasione di questi festeggiamenti si rischi di essere palpeggiate, offese, molestate e addirittura violentate. Senza l’intervento di alcuno. Magari per timore di subire altrettante violenze.

Accade, infine, che, durante queste Feste, al di là dell’esistenza di ordinanze restrittive – sebbene dell’ultima ora! – vengano utilizzati i botti di Capodanno, magari non a norma e, in ogni caso, non permessi, nel rispetto della sicurezza degli animali, oltre che delle persone.

E, a dire il vero, questo è quel che continua ad accadere ogni anno: durante la notte di S. Silvestro ma non solo; nel nostro paese, come pure all’estero…

…Impossibile dimenticare le violenze commesse con la stessa “strategia” anni fa, a Colonia: violenze portate a termine con la “tecnica dell’accentramento del branco”; un branco che, anche in quel caso, era casualmente composto da ragazzi musulmani.

Senza dubbio, ora, la giustizia non potrà non svolgere il suo corso, punendo i responsabili, al di là dell’etnia. 

Ma, a tal punto, le riflessioni sorgono spontanee: se è vero che violenze e femminicidi continuano a verificarsi in ogni parte del mondo e con frequenza più che quotidiana, è ancor più vero che tante e tali efferatezze rappresentano l’eccezione, non certo la regola almeno in Paesi moderni e civili quali il nostro. E ciò proprio grazie all’entrata in vigore di leggi che hanno comportato un cambiamento rispetto alla pregressa cultura, ovvero una condizione di parità di diritti e doveri, al di là di sesso, etnia, condizioni personali, opinioni politiche e credo religioso.

Il recente caso di Greta Beccaglia, la giornalista molestata da un nostro connazionale in diretta TV, al termine di una partita di calcio, è l’esempio di quel che talvolta continua a verificarsi finanche nei Paesi più progrediti.

Tuttavia, non si può tacere che esistono popoli ed etnie che ritengono le donne alla stregua di oggetti. Ed è davvero difficile ritenere che chi possiede tale “cultura” possa convivere serenamente con chi ha altri usi e costumi.

…Costumi ed usi che non possono non essere universali e, perciò, validi al di là del luogo, dell’etnia e della religione professata.

…Usi e costumi che implicano il rispetto di ogni essere: umano e finanche animale.

…Perché il rispetto prescinde dalla cultura, dall’etnia e dall’appartenenza a partiti politici.

Il rispetto implica che, laddove qualcuno usi violenza, non potrà non subirne le conseguenze, anche legali.

Il rispetto comporta che, seppur proveniente da Paesi con differenti “culture”, non ci si possa non adeguare al modus vivendi del popolo ospitante: scegliendo di integrarsi o, in caso contrario, di non imporre alcunché. Ad esempio, non consentire nozze tra musulmani e cristiani o, peggio ancora, rifiutare apertamente – ma, invero, violentemente – le tradizioni e il modo di vivere occidentale; addirittura tralasciando ciò che è impossibile non rispettare: l’ordinamento giuridico e il riconoscimento di reati ritenuti aberranti… Ovunque!