Viaggio nel mondo delle fiabe

By 9 gennaio 2016Italia

Intervista allo psicologo Alessandro Pedrazzi

Di Francesca Rossetti


bella_addormentataRoma, 9 gennaio – Da sempre le fiabe ci accompagnano dall’infanzia all’età adulta ed una volta cresciuti si ascoltano sempre con piacere quando si sentono narrare ai bambini, ma quali significati racchiudono e cosa rappresentano nell’immaginario collettivo e nella vita quotidiana? Ne ho parlato con lo psicologo Alessandro Pedrazzi che da sempre le studia ed ecco le sue risposte.

Dott. Pedrazzi, come nascono le fiabe e quali sono i maggiori narratori?

 Le fiabe della tradizione nascono da interpolazioni fra vecchi racconti popolari e il genio dello scrittore che sa rimodellarle per il gusto moderno, in altri casi nascono semplicemente dalla mente dello scrittore. Tuttavia, le fiabe più note affondano le loro radici in qualche antico racconto popolare, in un evento magari in parte vero che poi con gli anni è mutato in favola ed è stato accolto dalla tradizione popolare come storia da tramandare poiché contiene non solo un livello narrativo piacevole da sentire ma anche una morale, una lezione etica che può far da guida alla vita civile. Nonostante vi siano molti narratori di fiabe, anche modernissimi (a quanto pare anche la cantante Madonna scrive fiabe!) ed altri di grande spessore ma meno letti, penso alle bellissime fiabe di Oscar Wilde, i favolisti più noti rimangono Andersen, i Fratelli Grimm con le loro storie un po’ tetre e Perrault.

 Quale significato sociologico hanno e cosa si nasconde dietro i personaggi più famosi come Cappuccetto Rosso, la Bella Addormentata, Biancaneve, Cenerentola?


 Le fiabe, in genere, descrivono una società alquanto semplificata, in cui il lettore, anche il più giovane, può distinguere facilmente il bene dal male, il personaggio buono da quello dal quale ci si può aspettare il peggio, così anche per gli ambienti si rappresentano immediatamente come luoghi di pace o posti nei quali può accadere il peggio (il bosco tetro, la foresta oscura, etc). Questa schematicità che facilita sia la narrazione che la comprensione dei più piccini, consente in genere al personaggio principale della fiaba di compiere scelte sbagliate che poi potranno essere corrette, e sia l’errore che la redenzione portano con sé una lezione di vita. Cappuccetto Rosso è una brava bambina ma dovrebbe essere un po’ più accorta nell’aprire il suo buon cuore a chiunque perché alcune persone sono lupi: senza che sia necessario soffermarsi sui sottesi sessuali presenti nella storia, diciamo che il percorso di Cappuccetto Rosso termina con una “Rinascita” come ragazza più saggia che esce dalle viscere del lupo. La Bella Addormentata deve realizzare un destino al quale non si può sfuggire che poi è quello di diventare grande e passare dolorosamente dalla fanciullezza all’età da marito; un tempo questo passaggio di vita era visto (e altrove davvero realizzato) come una prova fisica, un ordalìa. Biancaneve, storia che ha tante versioni differenti e tanti spunti storici dai quali pare essere stata tratta, sembra proprio parlarci di una dinamica edipica fra la protagonista che ama suo padre e dal quale viene corrisposta al punto che l’uomo, trascurando la compagna, la porta alla gelosia e all’odio; il conflitto fra i personaggi femminili si esplicita anche nella donna adulta che cerca rassicurazioni estetiche dallo specchio magico prima che la bellezza della giovane donna eclissi quella della più attempata. Altra fiaba ricca di elementi di conflitto anche dai toni sadici fra donne è Cenerentola, fiaba nella quale tuttavia il “karma” alla fine riporta ordine fra i protagonisti e chi ha il bene nel cuore avrà una bella vita, mentre chi ospita invidia e cattiveria otterrà poco e male.

 

Cosa insegnano sia all’adulto che al bambino in termine di valori della vita?

Le fiabe sono degli eccezionali strumenti di comprensione della realtà, benché siano antiche e nonostante non descrivano la realtà come in effetti è. In primo luogo, il paradosso vuole che più le fiabe siano antiche più riescano meglio ad adattarsi alla nostra realtà attuale, il che significa anche che certi modelli, certi comportamenti, certi perché e certe risposte non cambiano. Ciò rende facile collegare le fiabe anche alla nostra vita moderna. Inoltre, nonostante descrivano un mondo irreale, con elementi chiaramente inesistenti nella nastra realtà (l’unicorno, la strega, il fantasma, …), questi elementi riescono ad integrarsi nella nostra comprensione del reale poiché sono portatori di un significato, al di là della loro forma, esattamente come avviene nei sogni nei quali qualsiasi elemento, anche il più bizzarro, ha un suo perché. Le fiabe, in una forma forse rigida e semplificata, ma per questo semplice e universalmente comprensibile, ci insegnano la presenza di fattori negativi e positivi, il loro interagire, il valore dell’amicizia e dell’amore e il disvalore di sentimenti negativi quali il tradimento, il rancore, l’invidia. Forse non tutti alla fine della storia verranno portati via in groppa a un cavallo bianco verso il tramonto, però le fiabe sembrano dirci che se siamo persone rispettose e gentili, una piccola cornice di felicità potrebbe, dovrebbe esserci anche per noi. Tutti questi fattori, e in più il fattore lettura e narrazione (che è dialogo e relazione) rendono la fiaba un elemento di grande valore pedagogico, una sorta di multivitaminico per la mente che può fare bene sia ai piccoli ma anche ai grandi, senza che vi siano limitazioni all’uso!

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