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Diritti umani

UNICEF, in Iraq uccisioni, rapimenti e violenze sessuali contro donne e bambini.

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Emergono resoconti di terribili violazioni dei diritti dei bambini dalle vittime di violenza nel nord-ovest dell’Iraq

 

620x400xyazidi_630_x_420_632_x_421.jpg.pagespeed.ic.FSXJ_Q3chTRoma, 22 agosto –  Secondo l’UNICEF, testimonianze raccolte dai civili fuggiti dalla recente offensiva da parte di gruppi armati nel distretto di Sinjarnell’Iraq nord-occidentale hanno rivelato spaventosi resoconti di uccisioni, rapimenti e violenze sessuali perpetrati contro donne e bambini. “La tipologia e la portata delle violazioni contro i bambini, le donne e le minoranze in Iraq nelle ultime settimane sono tra i peggiori visti in questo secolo, e sono completamente inaccettabili per qualsiasi norma o codice di condotta nell’ambito di un conflitto”, ha detto Marzio Babille, Rappresentante UNICEF in Iraq.   Team specializzati per la protezione dei bambini inviati dall’UNICEF hanno finora documentato 123 casi distinti di violazioni dei diritti attuate da gruppi armati quando hanno attaccato Yazidi e le altre minoranze che vivono nelle aree della provincia di Ninive, vicino al confine con la Siria. Finora, 80 di questi casi sono stati verificati durante le indagini condotte dall’UNICEF nell’ambito del suo lavoro all’interno del Monitoring and Reporting Mechanism (MRM) sulle gravi violazioni dei diritti dei bambini in situazioni di conflitto armato.  “Quasi ogni individuo con cui abbiamo parlato ha raccontato di terribili violazioni contro loro o membri della loro famiglia o della comunità a cui hanno assistito o che hanno vissuto”, ha detto Ibrahim Sesay, specialista UNICEF nella protezione dei minori.  Una  ragazza sedicenne Yazida ha raccontato agli intervistatori di come è stata rapita insieme ad altre donne e ragazze, forzate a matrimoni provvisori allo scopo di ottenere prestazioni sessuali. La ragazza ha detto che è riuscita a fuggire, ma che le altre sono state portate via. L’UNICEF ha finora dato assistenza e sostegno psico-sociale a più di 3.000 bambini rifugiati in difficoltà, ora protetti nella regione curda di Dohuk.

 

 

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