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Italiani nel Mondo

Una comunità italiana mondiale, un sogno da realizzare: ma come?— A worldwide Italian community, a dream to make come true: but how?

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di emigrazione e di matrimoni

Una comunità italiana mondiale, un sogno da realizzare: ma come?

Vogliamo cogliere l’occasione di Ferragosto, una delle feste veramente condivise da tutti gli italiani, per fare qualche pensiero a un progetto che molti dicono di volere realizzare, ma che rimane ancora nel cassetto dei sogni.

Si parla molto della “comunità italiana nel mondo”, o altre frasi del genere, però, con una eccezione, nessun passo è stato fatto tranne quelli legati ad altri progetti, sia politici che commerciali.

E nel trattare questo tema dobbiamo tenere ben in mente che la creazione di una comunità vera, avrebbe effetti diretti importantissimi nella promozione internazionale della nostra Cultura ed il nostro turismo, e a livello secondario, della vendita di nostri prodotti di ogni genere nel mondo.

Allora vogliamo tirare il sasso nello stagno con questo articolo e vediamo cosa ne esce…

Partiamo da un progetto che ha veramente il potenziale di fare una differenza importante nel creare questa comunità internazionale, cioè il recente annuncio da parte del Governo nazionale di creare il “Turismo della radici” , con l’intenzione di incoraggiare i figli/discendenti dei nostri emigrati in tutti i continenti a visitare i luoghi d’origine per capire meglio la parte italiana della loro identità.

In questo momento aspettiamo le proposte da parte dei gruppi di lavoro nominati dalle Giunte regionali per vedere come vogliono realizzare questo progetto lodevole. Per questo motivo vogliamo fare solo due considerazioni riguardo questo turismo.

Il primo è di incoraggiare i futuri partecipanti non solo a scoprire le zone delle loro origini, ma anche a visitare altre zone del paese per capire che gli stereotipi utilizzati troppo spesso all’estero non rendono onore alla vastità del Patrimonio Culturale. La seconda considerazione è legata fortemente alla prima perché, nel delegare i lavori alle Regioni, dobbiamo evitare di creare la possibilità che questi stessi partecipanti vedano rafforzata la loro identità regionale, invece della loro identità di discendenti di italiani.

Ora guardiamo come, fino ad ora, personaggi sia in Italia che all’estero hanno voluto creare questa comunità, che dovrebbe rinforzare l’orgoglio verso le origini italiane dei nostri parenti e amici nel mondo.

Basta fare il giro non solo dei social, ma anche delle agenzie di stampa che trattano gli italiani all’estero, per vedere i nomi di associazioni con lo scopo dichiarato di avvicinare le comunità italiane all’estero con l’Italia. Ma è davvero così?

Nel fare il giro delle notizie diventa ovvio che le attività di questi gruppi hanno altri scopi, spesso legati alle ambizioni dei loro fondatori.

Il primo di questi è la speranza di molti di loro di poter essere eletti al Parlamento a Roma tramite le circoscrizioni estere. Ma l’esperienza dovrebbe farci capire che gruppi politici raramente ottengono risultati efficaci, non solo per il numero limito dei posti nel Parlamento riservati a loro, ma soprattutto, perché per la loro natura, le attività politiche non sono rappresentative di TUTTA la comunità italiana all’estero, ma solo di coloro che condividono i programmi politici dei candidati.

Il secondo tipo di gruppo, molto rappresentato nei paesi in Sud America in particolare, ma ora con altri che li copiano in altri paesi, che cerca di “commercializzare” la ricerca per l’identità italiana per aiutare, ovviamente a pagamento, coloro che cercano di ottenere la cittadinanza italiana, e quindi il nostro passaporto, spesso per poter emigrare in altri paesi, e spesso nemmeno l’Italia.

E, come paese, dobbiamo chiederci, siamo veramente sicuri che vogliamo dare la nostra cittadinanza a coloro che la richiedono solo per motivi del genere? Spesso senza conoscere la nostra lingua e senza una conoscenza base della nostra Storia e Cultura?

Ed è proprio la cittadinanza che rende la creazione di una “comunità Italiana nel mondo” più difficile perché non tutti i nostri parenti e amici all’estero hanno la possibilità di ottenerla grazie alla decisione dei loro avi di assumere la cittadinanza del loro nuovo paese di residenza, rinunciando a quella italiana, non solo per loro stessi, ma, non raramente, per i loro figli e quindi, dei loro discendenti.

Difatti, nei rami degli alberi genealogici delle famiglie italiane all’estero ci sono quelli in cui tutti sono cittadini italiani e negli altri nessuno ne ha diritto, secondo la data di cambio di cittadinanza dell’avo di turno…

Infatti, questo aspetto di cittadinanza NON dovrebbe fare parte del progetto del turismo delle radici, perché essere o non essere cittadino italiano NON cambia il fatto che TUTTI i futuri partecipanti saranno in ogni caso figli/discendenti di emigrati italiani…

Però, queste osservazioni non vogliono dire di non creare questa comunità italiana mondiale tramite associazioni italiane nel mondo. Sarebbe assolutamente impossibile farlo senza di loro, e quindi dobbiamo assicurarci la partecipazione attiva non di gruppi con scopi politici o commerciali, ma delle molte migliaia dei nostri circoli e associazioni in tutto il mondo. E per dare un esempio, la sola città di Adelaide in Australia ne ha più di duecento, tra club di paesi in Italia, comitati con scopi religiosi spesso legati a santi e Madonne, gruppi di assistenza sociale, come anche gruppi culturali e di ogni genere.

Allora, ci vuole poco per capire che esistono già i componenti di una comunità italiana mondiale, ma solo se ci rendiamo conto della loro esistenza, come anche la conoscenza della Storia di queste comunità sparse in tutti i continenti.

E proprio in questo andiamo a sbattere contro un muro pericoloso quando parliamo degli italiani nel mondo, anzi, quando anche parliamo degli italiani in Italia, cioè, gli stereotipi che ci perseguitano da decenni e che non riusciamo a eliminare per una ragione molto semplice.

Come molti nel mondo sanno poco o niente delle moltissime realtà che compongono la l’Italia moderna, pochissimi in Italia conoscono le Storie e le realtà delle nostre comunità in tutto il mondo ed è facile spiegare il perché.

In primis, come paese, non abbiamo fatto abbastanza per insegnare al mondo la vera grandezza della nostra Storia e Cultura, e continuiamo a non farlo in modo efficace…

E nel secondo luogo, sappiamo poco o niente di quel che è successo nelle nostre comunità in giro per il mondo nel corso dei 200 anni della nostra emigrazione.

Infatti, la soluzione a queste due situazioni è anche, e soprattutto, la chiave per creare una vera comunità italiana nel mondo, l’istruzione, partendo dall’insegnamento di quell’elemento che ci definisce come italiani, la nostra lingua.

Allora smettiamo di “parlare” della comunità italiana mondiale e cominciamo finalmente a crearla, non con decisioni di politici a Roma, che poi potrebbero essere cancellate dal prossimo governo, ma con la collaborazione delle nostre associazioni comunitarie nel mondo perché, senza di loro qualsiasi iniziativa sarebbe impossibile…

A worldwide Italian community, a dream to make come true: but how?

We want to take the opportunity of Ferragosto (15th August, a national summer holiday in Italy), one of the holidays truly shared by all Italians, to make a few considerations on a project that many people say they want to make come true, but which remains a closet dream.

There is much talk about the “worldwide Italian community”, or other such phrases, but, with one exception, no steps have been taken, except for those connected to other projects, both political and commercial.

And in dealing with this issue, we must keep in mind that the creation of a true community of this kind would have major direct effects on the international promotion of our Culture and tourism and, at a secondary level, on the sales of our products of all kinds around the world.

So, with this article we want to throw a stone into the pond and see what comes out…

Let us start from a project that really has the potential to make an important difference in creating this international community, namely, the recent announcement of the National Government to create the “Turismo della radici” (Tourism of the origins ), with the intention of encouraging the children/descendants of our migrants in all the continents to visit the places of origins of the forebears to better understand the Italian part of their identity.

At the present time we await the proposals from the work groups created by the regional governments to see how they want to create this commendable project. For this reason, we only want to make two considerations regarding this tourism.

The first is to encourage future participants to not only discover the areas of their origins, but also to visit other parts of the country to understand that the stereotypes used too often overseas do not do justice to the vastness of our, and therefore also their, Cultural Heritage.

The second consideration is strongly connected to the first because, in delegating the work to the regions, we must avoid creating the possibility that these same participants will see their regional identity reinforced, instead of their identity as descendants of Italians.

Now, let us look at how, so far, people in both Italy and overseas have wanted to create this community which should reinforce pride in the Italian origins of our relatives and friends overseas.

We only have to make the rounds of not only the social media pages, but also the press agencies of the Italians around the world, to see the names of associations with the declared aim of bringing Italian communities overseas closer to Italy. But is it really so?

In making the rounds of the news it becomes obvious that the activities of many of these groups have other aims, often related to the ambitions of their founders.

The first of these is the hope of many of them to be elected to the Parliament in Rome through the overseas electorates. But experience should make us understand that political groups rarely achieve effective results, not only due to the limited number of seats in Parliament reserved for them, but, above all, because by their nature, political activities are not representative of EVERYONE in the Italian community overseas, but only of those who share the political agendas of the candidates.

The second type of group, which is much represented in the countries of South America in particular but now copied by others in other countries, that tries to “commercialize” the search for Italian identity to help, obviously for a fee, those seeking to obtain Italian citizenship, and therefore our passport, often to be able to migrate to other countries, and often not even Italy.

And, as a country we must ask ourselves, are we really sure that we want to give our citizenship to those who require the citizenship only for such a reason? Often without knowing our language and with no basic knowledge of our history and Culture?

And it is precisely citizenship which makes the creation of a “worldwide Italian community” harder because not all our relatives and friends overseas have the chance to obtain it thanks to the decision of their forebears to take up the citizenship of their new country of residence, renouncing Italian citizenship, not only for themselves but, not infrequently, for their children and therefore for their descendants.

In fact, in the family trees of Italian families overseas there are branches in which all are Italian citizens and others in which nobody has the right to it, depending on the date of change of citizenship of each forebear…

Indeed, this aspect of citizenship should NOT be a part of the Turismo della radici project because being or not being an Italian citizen does NOT change the fact that ALL the future participants will in any case be children/descendants of Italian migrants…

However, these observations do not mean not creating this worldwide Italian community through Italian associations around the world. It would be impossible to do without them, and so we must ensure the active participation, not of groups with political or commercial aims, but of the many thousands of our clubs and associations around the world. To give one example, the city of Adelaide in Australia alone has more than two hundred of them between clubs from towns in Italy, religious groups often associated with saints and Madonnas, social welfare groups, as well as cultural groups and groups of every kind.

So, it takes little to understand that the components of a worldwide Italian community already exist, but only if we realize their existence, like also understanding the history of these communities scattered around the world.

And this is precisely where we run up against the dangerous wall when we speak about the Italians around the world, indeed, even when we speak of Italians in Italy, in other words, the stereotypes which have been pursuing us for decades and which we are unable to eliminate for a very simple reason.

Just as many people around the world know little or nothing about the very many realities which make up modern Italy, very few people in Italy know the history and the realities of our communities around the world and it is easy to explain why.

First, as a country we have not done enough to teach the world the real greatness of our history and Culture, and we still do not do it effectively…

And second, we know little or nothing of what happened to our communities around the world over the last 200 years of our migration around the world.

In fact, the solution to these two situations is also and above all the key to creating a true worldwide Italian community, Education, starting from teaching that one element which defines us as Italians, our language.

So, let us stop “talking” about the worldwide Italian community and let us finally start to create it, not with decisions by politicians in Rome which are then cancelled by the next government in the future, but with the collaboration of our Italian community associations around the world, because without them any initiative would be impossible.

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