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Diritti umani

‘UN GERMOGLIO TRA LE SBARRE’ il libro che tratta le questioni  dell’universo della detenzione

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Tempo di lettura: 2 minuti

Nel panorama delle pubblicazioni sull’argomento della detenzione e della politica delle istituzioni penali in Italia, questo libro occupa un posto particolare.

di Manlio Lo Presti

Il testo intende evidenziare l’aspetto esistenziale della vita quotidiana del recluso in Italia. In letteratura è molto nota l’opera claustrofobica di De Maistre nel suo “Viaggio intorno alla mia stanza”.  Sul tema degli aspetti esistenziali della detenzione e dell’isolamento in particolare, troviamo il bel libro “Memorie della torre blu, di Leonora Christina Ulfeldt, e non ultimo, “Le prigioni degli altri” di A. Sofri, il classico “Le mie prigioni” e la rabbia di Giulio Salierno nella sua “Autobiografia di un picchiatore fascista”. La bibliografia potrebbe continuare e coprire un catalogo ampio di casistiche. Questo libro tratta le questioni  dell’universo della detenzione (tuttora irrisolte) in modo diverso rispetto alla saggistica esistente.

La partizione tripartita del libro inizia con la prima “cella” intitolata “Il carcerario” : un paradigma che racchiude molte delle significazioni correlate con il contributo specifico di un buon numero di relatori, ciascuno dei quali ha trattato un aspetto che ben si è incastrato con quello degli altri.

La seconda “cella” parte dal contenuto dell’articolo 27 della Costituzione  per approfondire l’annosa insufficienza delle politiche carcerarie in Italia. Un deficit così prolungato da far pensare più ad un disegno politico che alla incompetenza. Lo stile di questa seconda parte è carico di sentimenti e di emozioni, ben lontano dalla fredda acribia della saggistica prevalente sul tema.  Ne è testimonianza l’inedito modo di trattare gli effetti della detenzione sugli adolescenti che riescono senza difficoltà a creare un collegamento positivo con i detenuti. Per la prima volta, e in questo libro, i ragazzi non sono un dato statistico prodotto dalle sterili tassonomie delle relazioni che circolano kafkianamente nelle aule dei tribunali. I giovani creano sintonia genuina e senza infingimenti e doppi propositi. Tutto scorre con una splendida disinvoltura tipica di chi non tiene in alcun conto differenze sociali e di status. Ha importanza per loro  la relazione e lo scambio: questa è la lezione che gli adulti devono assolutamente cogliere con coscienza ed attenzione.

La terza “cella” finisce per essere il cuore di tenebra del libro. E’ la parte più dostoewskijana perché tutta incentrata nel viaggio nel profondo di Gianni nella sua umanità nel soffrire una ingiustizia senza risarcimento. Sono a tinte forti i passaggi stilistici che ci accompagnano dentro questo universo oscuro ma nel contempo ricco dei colori delle emozioni.

Il libro riesce infine a mantenere un equilibrio mirabile fra la narrazione psicologica e il piglio saggistico, fra poesia della sofferenza e la razionale prosa della questione sociale che la materia detentiva riveste in Italia, soprattutto per le ripetute – e forse volute – violazioni dei diritti umani piuttosto che pensare ad una strategia del recupero del deviante e del risarcimento morale delle vittime finora totalmente dimenticate.

Angelica Artemisia Pedatella e Paolo Paparella (a c.), UN GERMOGLIO TRA LE SBARRE. Dal disagio personale al disagio sociale, tra carcere e libertà, PIODA EDITORE – ROMA (2016), Euro 22,00, pagg. 448

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