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Udienza in Corte d’Assise delitto D’Arca: si fa chiarezza sulle modalità del delitto

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Nel corso dell’udienza sono stati escussi i testi di Polizia Giudiziaria che sono intervenuti nell’immediatezza dei fatti. L’ispettore capo D’angelo Andrea ha fatto visionare alla Corte tutti i video che riprendono la scena del crimine specificando nel dettaglio i singoli movimenti che hanno poi portato alla morte di Stefano D’Arca

di Benedetta Parretta

Oggi 8 Ottobre, si è tenuta innanzi alla Corte di Assise di Catanzaro l’udienza del processo a carico di Cortese Giuseppe e Pezzaniti Francesco che rispondono dell’omicidio di Stefano D’Arca, barbaramente trucidato, l’8 marzo del 2019 innanzi al Bar Moka di Crotone, a seguito di un alterco che la vittima ha avuto con i proprietari del bar.

Nel corso dell’udienza sono stati escussi i testi di Polizia Giudiziaria che sono intervenuti nell’immediatezza dei fatti, in particolare l’ispettore capo D’angelo Andrea ha fatto visionare alla Corte tutti i video che riprendono la scena del crimine specificando nel dettaglio i singoli movimenti dei soggetti presenti, precisando al contempo che l’unico momento non ripreso dalle telecamere poste all’esterno del Bar Moka è proprio quello dell’omicidio.

Dalla visione delle immagini è emerso che, dopo una prima discussione, il Cortese Giuseppe esce dal Bar Moka e si reca al vicino hotel Concordia, di proprietà della sua famiglia, dove recupera l’arma del delitto, e ritorna al bar brandendo l’arma contro il povero D’arca.

Successivamente il Cortese viene allontanato dal padre Luciano, ma sotto i portici incontra il nonno Pezzaniti Francesco, che era stato da lui chiamato, ed insieme raggiungono il D’arca. A questo punto i protagonisti escono dall’obbiettivo della telecamera e subito dopo vengono sparati i 7 colpi di arma da fuoco, cinque dei quali attingono mortalmente la vittima che si accascia al suolo appoggiandosi ad una colonna dei portici.

Il teste inoltre, su domande delle costituite parti civili Avv. Fabrizio Gallo, Emanuele Procopio, Jessica Tassone, Simona Manno e Agnese Garofalo, che difendono i parenti della vittima, ha precisato che mezz’ora prima dell’omicidio al bar si erano recati dei poliziotti, in servizio, che avevano sorseggiato un caffè.

Successivamente è stato escusso l’Assistente Capo Blaconà che ha illustrato alla Corte l’esito delle indagini fatte nell’immediatezza dei fatti, in particolare su domanda del P.M. dott. Giampiero Golluccio, ha precisato dove è stata rinvenuta l’arma del delitto e che, a seguito della perquisizione effettuata all’interno dell’hotel Concordia, hanno rinvenuto un’ulteriore arma con matricola abrasa nella disponibilità degli imputati.

Inoltre il detto teste ha indicato tutti i contatti telefonici intercorsi, quella sera tra i componenti della famiglia Cortese- Pezzaniti, ed infine ha riportato la telefonata effettuata dal Pezzaniti al 113 per richiedere l’intervento di un’ambulanza e della volante al Bar Moka perché …“ABBIAMO SPARATO A QUALCUNO, CI SIAMO DIFESI…”

Infine il  P.M. ha rinunciato all’escussione di molti suoi testi richiedendo al contempo  l’acquisizione di diversi atti di indagine che sono stati acquisiti con il consenso di tutte le difese.

La Corte ha rinviato il processo all’udienza del 21 gennaio per l’escussione di tutti i testi delle parti civili e per l’esame degli imputati.

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