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Attualità

Ucraina: perché si alla Cina — Ukraine: why say yes to China

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Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Ucraina: perché si alla Cina

di Marco Andreozzi

Il numero dodici ha sempre un significato speciale in Asia, collegato anche alla tradizione buddista che in terra di Cina ha caratterizzato i numerosi popoli dell’Ovest e del Nord che l’hanno ciclicamente conquistata, assemblando regni ed anche imperi, radicandosi in un continuum di strati etno-genetici che la grande povertà ha ‘amalgamato’ all’interno dell’ultima conquista straniera: l’impero mancese. E dodici sono i punti del piano di pace che il regime cinese ha proposto per risolvere la questione dell’attuale ‘operazione speciale’ russa in Ucraina, come i media cinesi la chiamano, traducendo legittimamente.

Intanto, va detto che sono tutti punti molto ragionevoli, inclusa l’abolizione delle sanzioni in essere, che mai hanno davvero funzionato nel favorire la fine di guerre (come già scritto). Ma c’è di più: è esattamente sul piano di pace cinese che si deve lavorare, e che giustamente prevede anche un cessate il fuoco. E’ la grande occasione per terminare questa guerra – e a prevenzione di altre, sia chiaro – trasferendo tutta la pressione negoziale sul regime cinese stesso. Alle reazioni fredde da parte di Biden e Von Der Leyen, pur da contestualizzare in un gioco diplomatico delle parti, si è contrapposta l’apertura di Zelensky al prendere in considerazione la proposta. Ha fatto bene e sebbene gli ucraini combattano per difendere la loro terra, qualsiasi sia il presidente, dovranno prendere atto che potrebbe essere la mossa giusta.

L’invio di armi occidentali ha, infatti, funzionato, e la NATO (che è più forte) ha dimostrato di essere tanto risoluta quanto fredda nel proprio ruolo difensivo: un messaggio chiaro anche rispetto alla questione Taiwan. Infatti, è plausibile che la mossa cinese segua una consultazione tra il disperato Putin, che vuole evitare la figuraccia, e il disperato Xi, dopo il quinto anno consecutivo (salvo il naturale rimbalzo nel 2020) di recessione, mentre USA ed Europa crescono economicamente e (nonostante tutto) sono più uniti di prima, insieme a tutto il resto del mondo libero. Per il presidente cinese e il suo clan questa è la buona occasione di riguadagnare consenso in primis presso il proprio popolo, che ne aveva chiesto a gran voce le dimissioni dopo il fallimento nella gestione della pandemia. Una perdita di faccia gigantesca per Xi verso i suoi compagni di partito, onta forse difficile da comprendere agli occhi degli Occidentali e che solo un riconosciuto ruolo internazionale da vincente può (cominciare a) cancellare.

E’ noto a tutti che i dittatori sono pericolosi quando la maggioranza dei cittadini ne chiede lo scalpo, principalmente a causa della crisi economica. Ricordiamo che il regime ha il controllo totale di tutte le reti sociali intra-repubblicane (quelle internazionali sono censurate), ed è ovvio che l’attuale tasso di gradimento (molto basso) è ben noto. Quindi è necessario che la popolarità di Xi aumenti, e che l’economia internazionale riprenda anche rispetto alle filiere cinesi, affinché si ritorni ad una situazione di pace e di dialogo. Alla fine delle trattative sarà anche possibile che tutta l’Ucraina torni integra, Donbass e Crimea inclusi, magari al prezzo di evitare il processo a Putin per crimini di guerra. Ci vorranno statisti occidentali all’altezza e questo probabilmente è un problema. Se ci si fa, poi si potrà tornare a parlare anche di crisi climatica, transizione energetica e Fit For 55 (ora da bloccare). Speriamo prima del voto di maggio in Turchia, se si voterà.

di emigrazione e di matrimoni

Ukraine: why say yes to China

by Marco Andreozzi

The number twelve always has a special meaning in Asia, also connected to the Buddhist tradition which in the lands of China has characterized the numerous peoples of the West and the North who have cyclically conquered it, assembling kingdoms and even empires, taking root in a continuum of ethno-genetic strata that extreme poverty ‘amalgamated’ within the last foreign conquest: the Manchu empire. And twelve are the points of the peace plan that the Chinese regime has proposed to resolve the issue of the current Russian ‘special operation’ in Ukraine, as the Chinese media call it, translating legitimately.

Meanwhile, it must be said that they are all very reasonable points, including the abolition of existing sanctions, which have never really worked in favoring the end of wars (as already written). But there’s more: it is exactly on the Chinese peace plan that we must work, and which rightly also calls for a ceasefire. It is a great opportunity to end this war – and prevent others, by the way – by transferring all the negotiating pressure to the Chinese regime itself. The cold reactions of Biden and Von Der Leyen, albeit to be contextualized within a diplomatic game, were contrasted by Zelensky’s openness to taking the proposal into consideration. He did well and although the Ukrainians fight to defend their land, whoever the president is, they will have to recognize that it could be the right move.

The sending of Western weapons has, in fact, worked, and NATO (which is stronger) has shown that it is as resolute as it is cold-blood in its defensive role: a clear message also with respect to the Taiwan issue. In fact, it is plausible that the Chinese move follows a consultation between the desperate Putin, who wants to avoid the foolishly looser role, and the desperate Xi, after the fifth consecutive year (barring the natural rebound in 2020) of recession, while the USA and Europe are growing economically and (despite everything) they are more united than before, along with the rest of the free world. For the Chinese president and his clan, this is a good opportunity to regain consensus primarily among his own people, who had clamored for his resignation after the failure to manage the pandemic. A gigantic loss of face of Xi towards his fellow party members, a shame perhaps difficult to understand in the eyes of Westerners and which only a recognized international role as a winner can (begin to) erase.

It is well known that dictators are dangerous when the majority of citizens ask for their scalp, mainly due to the economic crisis. We recall that the regime has total control of all the intra-republic social networks (international ones are censored), and it is obvious that the current approval rating (very low) is well known. Therefore it is necessary that the popularity of Xi increases, and that the international economy recovers also with respect to the Chinese supply chains, so that a situation of peace and dialogue can return. At the end of the negotiations it shall also be possible for all of Ukraine to back up as she used to be, including Donbass and Crimea, perhaps at the price of avoiding Putin’s trial for war crimes. It will take western statesmen who are up to it and this is probably a problem. If we make it, then we can also go back to talking about the climate crisis, energy transition and FitFor55 (now to be blocked). Let’s hope it happens before the May vote in Turkiye (Turkey), if there will be a vote.

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino), tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale; nomade digitale dal 2004, e sinologo, parla correttamente il mandarino.
Marco Andreozzi, is Doctor of mechanical engineering (polytechnic of Turin – Italy), industrial technologist and energy sector specialist, comes from professional experiences in five global corporates in Italy and extra-European countries, and as business leader; digital nomad since 2004, and China-hand, he is fluent in Mandarin.

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