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Ucraina: il massacro del canile di Borodyanka

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Tempo di lettura: 3 minuti

Appena la citta di Borodyamka è stata liberata, nel canile comunale i volontari accorsi hanno trovato  una strage di cani esanimi, mentre i più fortunati guaivano agonizzanti.   

di Giordana Fauci

Qualche giorno fa, non appena la citta di Borodyamka è stata liberata dagli occupanti russi, due volontari del canile comunale si sono immediatamente attivati per portare soccorso agli animali lasciati incustoditi per oltre un mese, senza acqua cibo. Ma una volta giunti sul posto non hanno potuto fare a meno di constatare l’inferno: una strage di cani esanimi; mentre i più fortunati guaivano agonizzanti.   

Guarda caso, il portone in metallo del canile di Borodyamka è ancora decorato con il disegno di due cani che si guardano e sembrano dialogare tra loro. Di certo, non ha più i colori accesi di un tempo: quegli stessi colori utili a rendere più accogliente ai visitatori un luogo in cui non solo cani ma finanche gatti, conigli, furetti e porcellini d’india sono stati accuditi quotidianamente, per anni e con affetto ma, invero, amore dai volontari, in attesa che qualcuno li adottasse.

Ora, però, dietro quel portone in metallo impolverato dalle esplosioni delle bombe, il luogo non appare per nulla accogliente. Anzi! Ha assunto le sembianze di un luogo dell’orrore.

Perché pochi giorni fa dietro quel portone ai volontari è comparso l’inferno:  una strage di cani esanimi, lasciati morire di fame e di sete perché privati di cibo ed acqua per oltre un mese.

L’orrore è stato, poi, filmato dai volontari, affranti ed increduli innanzi a tale scempio.

Nella prima gabbia raggiunta sono stati rinvenuti tre cani, di cui due ancora vivi, seppur in condizioni estremamente gravi; il terzo riverso a terra da ormai molti giorni, visto l’evidente stato di decomposizione.

Questa l’anticipazione di un film dell’orrore senza fine che, poi, ha continuato a ripetersi nelle gabbie successive.

Del resto, per oltre un mese nessuno si è potuto prendere cura di loro: né i responsabili comunali, né i volontari,  gli abitanti del luogo.

I cani e tutti gli altri animali sono così rimasti prigionieri all’interno delle loro gabbie in attesa che sopraggiungesse la morte per stenti, quando non anche il decesso per infarto, provocato dal timore cagionato dai forti rumori dei bombardamenti.

In quel canile, all’arrivo dei volontari, ha primeggiato solamente un inquietante silenzio: quello della morte.

In quel canile, al loro arrivo, i volontari hanno avvertito un solo indimenticabile odore: quello delle innumerevoli carcasse in putrefazione.

Ma, per fortuna, in quel canile i volontari hanno anche udito qualche guaito: quello dei pochi cani sopravvissuti, invero agonizzanti e che, perciò, si spera di poter salvare.

Poi, i volontari hanno dovuto prendere coscienza della terrificante realtà: si sono armati di coraggio per raccogliere i corpi di quei poveri “esserini”.

Li hanno caricati su carriole: dieci, quindici per volta. E, alla fine, li hanno necessariamente accatastati all’interno di una stanza, per bruciarli ed evitare la diffusione di malattie.

Il bilancio delle vittime racconta una strage: su 485 cani i sopravvissuti sono stati solamente 150. Mentre di tutti gli altri animali nessuno è rimasto vivo.

Né va taciuto che molti dei cani che hanno superato l’inferno appaiono in condizioni oltremodo gravi: 27 hanno necessità di cure urgenti, perché si trovano in uno stato terribile, disidratati ed esauriti, quando non anche del tutto incapaci di tornare a deambulare.

…Questo il bilancio delle perdite di un solo canile, in attesa di conoscere quel che è accaduto all’interno degli altri…

Perdite e disastri inevitabilmente destinati ad aumentare ancora, visto che vi sono canili completamente andati distrutti, rasi al suolo dai bombardamenti ed in cui, dunque, non vi è alcuna speranza di trovare almeno un sopravvissuto.

… E tutto questo mentre la guerra continua ancora.

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