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Trump progetta un golpe militare in Venezuela contro Maduro

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Fonti della Casa Bianca rivelano l’esistenza di incontri segreti tra alti funzionari del governo USA ed ex capi delle forze armate venezuelane.

di Vito Nicola Lacerenza

Dal 2017 a oggi undici alti funzionari del governo americano   e tre gruppi di ex ufficiali dell’esercito venezuelano si sono incontrati segretamente per discutere sull’ipotesi di attuare un golpe che deponga il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro. Tali riunioni, secondo quanto spiegato da un comunicato rilasciato dalla Casa Bianca, hanno come obiettivo quello di “instaurare un dialogo con tutti i venezuelani che hanno voglia di democrazia e desiderano apportare un cambiamento positivo a un Paese che ha sofferto tanto per colpa di Maduro”. Dittatore comunista che con la sua politica ha condotto il Venezuela verso una delle crisi umanitarie più terribili degli ultimi tempi. I nomi dei funzionari americani e dei militari golpisti che hanno preso parte alle riunioni segrete non sono stati rivelati per questioni di sicurezza. Lo stesso vale per i luoghi di incontro. Secondo fonti interne alla presidenza USA, i soldati venezuelani ribelli si sarebbero detti contrari ad un’operazione militare congiunta tra marines statunitensi e soldati golpisti, che avrebbero invece chiesto all’amministrazione Trump radio trasmittenti con frequenze criptate, in modo da creare canali di comunicazioni sicuri, non intercettabili.

Sebbene Donald Trump abbia dichiarato in varie occasioni “di aver considerato l’opzione militare per il Venezuela”, il governo USA ha per ora negato ai golpisti qualunque forma di sostegno materiale. I timori nutriti dalla Casa Bianca nei confronti dei cospiratori venezuelani sono molti. Gran parte di coloro che vorrebbero rovesciare il regime di Maduro appartengono al mondo del narcotraffico e hanno collaborato con la FARC, l’esercito rivoluzionario colombiano che l’America considera una delle organizzazioni terroristiche più pericolose del mondo. Altri golpisti invece sono ex fedelissimi di Maduro e hanno svolto attività repressiva nei confronti di migliaia di oppositori del regime, imprigionandoli e torturandoli. Inoltre il dipartimento di sicurezza americano teme che tra i golpisti possa nascondersi qualche agente dell’intelligence venezuelana incaricato di registrare eventuali “dichiarazioni bellicose contro Maduro”. Se dichiarazioni del genere fossero rese pubbliche, la quasi totalità delle nazioni sudamericane accuserebbero gli Stati Uniti di interferire  con la politica dei Paesi latini. D’altronde è già accaduto. Nel 1961 l’allora presidente americano John Fitzgerald Kennedy, tentò di rovesciare il regime comunista cubano, instaurato da Fidel Castro, con un’offensiva militare. L’operazione fallì. Poi nel 1973 il governo statunitense, guidato all’epoca da Richard Nixon, ordì un colpo di Stato in Cile per far cadere il presidente marxista Salvador Allende, che fu sostituito dal dittatore di destra Augusto Pinochet. Anche il Nicaragua fu soggetto alle ingerenze degli USA, che nel 1980 cercarono di contrastare, senza successo, i rivoluzionari comunisti appartenenti al movimento sandinista, ancora al governo. Il fatto che gli Stati Uniti abbiano esercitato una forte influenza in tutto il sud America è innegabile. Per tale ragione moltissimi osservatori non riescono ad escludere la possibilità di un golpe in Venezuela.

 

 

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