Connect with us
Azzera la bolletta

Diritti umani

Transizione energetica. A proposito di idrogeno (parte terza) — Energy transition. About hydrogen (Part three)

Published

on

Tempo di lettura: 5 minuti
di emigrazione e di matrimoni

Transizione energetica. A proposito di idrogeno (parte terza)

di Marco Andreozzi

Transizione energetica e globalizzazione sono due termini di tendenza, il primo recente mentre il secondo è tornato di moda in relazione ad una certa controtendenza figlia degli sbandamenti cinesi rispetto alla traiettoria di apertura a crescita intrapresa negli anni ‘Shanghai Baby’, i Novanta. Come chi ha vissuto entrambe le situazioni in prima persona da trent’anni, sono stato invitato ad attendere un forum divulgativo di Confassociazioni lo scorso 15 dicembre. Presente il Centro studi Italia-Canada a presentare l’industria dell’idrogeno canadese per possibili partenariati. Ottima iniziativa inquadrata nel patto G7-HAP tra le sette grandi democrazie per azioni di sviluppo del vettore idrogeno, con azioni comuni per i necessari quadri normativi, gli impegni finanziari, lo scambio di buone pratiche per quanto riguarda i criteri di sostenibilità, e l’organizzazione del dialogo sulle implicazioni geopolitiche.

Il quadro dei relatori, piuttosto ampio, è risultato tutto sommato molto equilibrato, consci che la vastità del tema poteva consentire soltanto dei cenni. Immancabile l’invitato della Commissione Europea (CE) in video da Brussels, che al solito ripete gli stessi identici mantra già decisi e noti nel burocratese tipico sui quali i funzionari europei, portatori della verità, sembrano tutti appiattiti. E infatti, il FitFor55 (di cui si è già parlato qui) viene menzionato come politica industriale ed ambientale buona e giusta che l’Europa ha deciso, punto. Viceversa, sappiamo che il FitFor55 favorisce in massima parte la filiera mineraria-industriale della Cina, sulle cui tonalità di verde c’è notoriamente da obiettare, nonché le politiche di sviluppo tedesche di un Paese troppo dipendente dalle esportazioni proprio in Repubblica Popolare, a cui si è piegata, anche attraverso investimenti di settore auto elettrica già previsti in patria e in Ungheria.

Dal caso Qatar collegato al parlamento europeo – sul quale i media di Paesi ‘uniti’ europei, tra cui quelli tedeschi e francesi, si sono affrettati a parlare di “Italian job” – è emerso l’enorme numero di associazioni portatrici d’interessi in Brussels. Ben 12500, tra cui Huawei sta tra le prime dieci con 3 milioni di Euro di bilancio annuale, come Volkswagen (The Economist). E pensare che è noto l’incontro tra la presidenza francese e l’allora principe ereditario del Qatar nel 2010, dieci giorni prima della decisione sui campionati mondiali di calcio, con successivo investimento qatarino per l’acquisto della squadra di calcio parigina. Nel 2019 la Procura ha aperto un’inchiesta giudiziaria per corruzione ‘attiva e passiva’ su questi fatti, ma sembra che il “French job” interessi poco i media italiani ed europei.

Tornando al convegno, Enel Green Power menziona un progetto da 86 MW di fotovoltaico (FV) monocristallino su sedici ettari del sito nucleare dismesso di Trino Vercellese, in Piemonte. Ben 160.000 moduli di importazione cinese. Ma perché l’azienda di stato perde un’occasione di far crescere produzioni italiane (pur da celle FV taiwanesi o cinesi) per risparmiare pochi centesimi? E nota bene, oltre a potenze reali (appena) inferiori rispetto al dato nominale in alcune casistiche cinesi (osservate dal sottoscritto), il rendimento FV decresce nel tempo: 0,4% l’anno solo per i moduli di tipo monocristallino (comunque migliore del policristallino) e se di qualità; in più, altre perdite d’impianto e all’accumulo. Domanda: se al 2022 il FV installato (nominale) in Italia vale 25 GW (1 GW = 1000 MW) con età media di oltre cinque anni, l’apporto di Trino aumenterà la produzione elettrica FV? Riflettere, gustandoci la meritata vittoria argentina in Qatar.

di emigrazione e di matrimoni

Energy transition. About hydrogen (Part three)

by Marco Andreozzi

Energy transition and globalization are two trendy terms, the first recent while the second is back in fashion in relation to a certain counter-tendency resulting from the Chinese wanderings with respect to the trajectory of openness to growth undertaken in the ‘ShanghaiBaby’ years, the Nineties. Like someone who has personally experienced both situations for thirty years, I was invited to attend a dissemination forum by Confassociazioni (the Italian confederation of professionals and business) last December 15th. The Italy-Canada Study Center was present to introduce the Canadian hydrogen industry for possible partnerships. Excellent initiative framed in the G7-HAP pact between the seven major democracies for development actions of the hydrogen vector, with common goals to the necessary regulatory frameworks, financial commitments, the exchange of good practices regarding sustainability criteria, and the organization of the dialogue on the implications of geopolitics.

All in all, the rather broad range of speakers was very balanced, aware that the vastness of the topics could only allow for hints. Inevitably the guest of the European Commission (EC) on video from Brussels, who as usual repeats the same identical mantras already decided and known in the typical bureaucratese on which the European officers, bearers of the truth, all seem flattened. And in fact, the FitFor55 (which has already been discussed here) is mentioned as a good and just industrial and environmental policy that Europe has decided, period. Vice versa, we know that the FitFor55 mostly favors the mining-industrial chain of China, on whose shades of green there are notoriously objections, as well as the German development policies of a country too dependent on exports precisely in the People’s Republic, to which it has bowed, also through investments in the electric automobile sector already foreseen at home and in Hungary.

From the ‘Qatar-gate’ linked to the European Parliament – on which the media of ‘united’ European countries, including German and French, rushed to talk of “Italian job” – the huge number of lobby associations in Brussels emerged. As many as 12,500, among which Huawei, in the top ten with an annual budget of 3 million euros, like Volkswagen (The Economist). But the meeting between the French presidency and the then crown prince of Qatar in 2010 is well known, ten days before the decision on the soccer world championships, with a subsequent Qatari investment for the purchase of the Paris soccer team. In 2019, the Public Prosecutor’s Office opened a judicial investigation into ‘active and passive’ corruption on these facts, but it seems that the “French job” is of little interest to the Italian and European media.

Back to the forum, Italian state-owned Enel Green Power mentions an 86 MW monocrystalline photovoltaic (PV) project on sixteen hectares of the decommissioned nuclear site of Trino Vercellese, in North-West Italy’s Piedmont. As many as 160,000 Chinese imported modules. But why does a state company lose an opportunity to grow Italian manufacturing (though with Taiwanese or Chinese PV cells) to save a few cents? And nota bene, beside real powers (slightly) lower than the nominal specified data in some Chinese cases (facta observed by myself), the PV efficiency decreases over time: 0.4% per annum only for monocrystalline modules (in any case better more than polycrystalline) of good quality; in addition, other losses of the whole system. Question: if in 2022 the (nominal) PV installed in Italy is worth 25 GW (1 GW = 1000 MW) with an average age of over five years, will Trino’s contribution actually increase the national PV electricity production? Reflect please, while enjoying Argentina’s well-deserved victory in Qatar.

Marco Andreozzi, è Dottore in Ingegneria Meccanica, Economia/Amministrazione (Politecnico di Torino), tecnologo industriale e specialista del settore energetico, proviene da esperienze professionali in cinque multinazionali in Italia e paesi extra-europei, e come direttore generale; nomade digitale dal 2004, e sinologo, parla correttamente il mandarino.
Marco Andreozzi, is Doctor of mechanical engineering (polytechnic of Turin – Italy), industrial technologist and energy sector specialist, comes from professional experiences in five global corporates in Italy and extra-European countries, and as business leader; digital nomad since 2004, and China-hand, he is fluent in Mandarin.

Print Friendly, PDF & Email
Apollo Mini Fotovoltaico
Serratore Caffè

Questo si chiuderà in 0 secondi